ALLE PROVE DEI CONCORSI RISERVATI ANCHE GLI ABILITATI ALL’ESTERO

IL TAR LAZIO AMMETTE PER LA PRIMA VOLTA ALLE PROVE DEI CONCORSI RISERVATI DI CUI AL DDG N.85/2018 ANCHE GLI ABILITATI ALL’ESTERO E SI ADEGUA ALL’ORIENTAMENTO DELLA VI SEZ. DEL CONSIGLIO DI STATO

Avv.Maurizio Danza

Di grande rilevanza l’ordinanza n.5388 della III sezione Bis del TAR Lazio-Roma pubblicata oggi 14 settembre 2018, con cui ha accolto il ricorso degli abilitati all’estero patrocinato dall’Avv. Maurizio Danza del Foro di Roma, con cui era stata richiesta l’ammissione alle prove concorsuali indette con il DDG n.85/2018. La pronuncia appare di particolare interesse poichè riconosce il diritto degli abilitati all’estero ancorchè non inseriti nelle GAE o nella seconda fascia di istituto al 31 maggio 2017, ed in attesa di decreto di riconoscimento del MIUR, a partecipare alle prove concorsuali. In particolare il Collegio per la prima volta si è adeguato all’orientamento della sesta sezione del Consiglio di Stato che, con ordinanza n. 5134/2018 ha già sollevato questione di legittimità costituzionale in tema alle modalità di svolgimento del concorso di cui all’articolo 17 del decreto legislativo 13 aprile 2017 n. 59; secondo la Sezione infatti, la questione di legittimità costituzionale della norma, applicabile in tale diverso procedimento, rileva anche nel presente giudizio divenendo dunque applicabili i principi espressi dall’ordinanza dell’Adunanza plenaria 15 ottobre 2014 n. 28 in ordine alla cosiddetta “sospensione impropria”. Il Collegio della terza bis, ha accolto l’istanza cautelare ai fini dell’ammissione con riserva dei ricorrenti alla procedura concorsuale , rinviando altresì la cognizione cautelare ad una camera di consiglio successiva all’eventuale riassunzione del giudizio, ed ha ritenuto “ nelle more” necessario tutelare la posizione delle parti ricorrenti mediante la concessione di una misura cautelare interinale, fino alla camera di consiglio successiva alla pronuncia della Corte costituzionale e, sospendere il giudizio sino alla pronuncia della Corte costituzionale.

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