A. Vitali, Zia Antonia sapeva di menta

Un’arte mai smessa

di Antonio Stanca

E’ quella tutta italiana di “raccontare storie” e viene da lontano. Tra gli autori più recenti vanno ricordati Piero Chiara, Mario Soldati e Giovanni Arpino. Ad essi si rifà Andrea Vitali, cinquantasei anni, medico di Bellano, in provincia di Lecco. Qui è nato, qui esercita la sua professione e qui dal 1988 si dedica alla scrittura di romanzi che gli hanno procurato molti riconoscimenti. Tra questi, nel 2008, il Premio Boccaccio per l’intera produzione narrativa. Nel 2011 ha scritto Zia Antonia sapeva di menta che è stato pubblicato dalla Garzanti di Milano come altre opere precedenti. Come quelle anche questa dice di una vicenda curiosa, comica, anche questa si propone significati importanti, insegnamenti profondi.

Vitali è figlio di due impiegati comunali, è diventato medico per seguire la loro volontà ma la lettura e la scrittura lo hanno attirato fin da ragazzo. Ha cominciato a scrivere nel 1988, a ventiquattro anni, suo primo romanzo è stato Il procuratore, pubblicato nel 1990 e vincitore del Premio Mont-blanc per il romanzo giovane. Nell’opera dirà di aver trasferito vicende raccontategli dal padre e così nei romanzi che seguiranno. Dirà anche di avervi riportato situazioni che ha vissuto, alle quali ha assistito o delle quali ha saputo. Saranno molti i romanzi, molti i premi che otterranno. E molti saranno pure i lettori a riprova delle capacità dell’autore d’interessare, coinvolgere chi legge presentando persone comuni, situazioni quotidiane in un linguaggio che le rende nella loro realtà perché ad esse vicino. Riportata sulla pagina sembra la storia che ogni romanzo del Vitali contiene tanto è vera, autentica pur nella sua comicità. E tale rimane anche quando si complica poiché capace è lo scrittore di procedere con facilità tra le stranezze, gli intrighi che la vicenda può comportare, di saper adattare ad ogni contenuto la forma da esso richiesta. Vitali differisce dai vecchi maestri del racconto italiano nella sua ricerca di effetti continui, nella sua capacità di ottenerli in ogni momento della narrazione, in ogni pagina fino a far passare inosservati i veri moventi della sua scrittura che stanno nel mostrare i problemi causati dalla crisi dei valori morali in una vita come quella attuale, nell’evidenziarli, nel denunciarli. Tanto è attirato il lettore del Vitali dalla curiosità, dalla comicità di ciò che legge da trascurare i significati che l’autore persegue.

Così in Zia Antonia sapeva di menta, dove l’intento del Vitali di mostrare come può diventare triste la vita di una persona sola, vecchia e malata in una società quale la moderna, risulta sommerso dalla comicità delle tante, infinite situazioni che a causa di incomprensioni e fraintendimenti  si creano.

La vecchia zia Antonia, che conserva scatole intere di mentine e per questo odora di menta, decide di ricoverarsi in una casa di riposo di Bellano per non essere d’impiccio al nipote Ernesto, l’unico della famiglia che a lei s’interessa. Da quel momento inizia un incessante processo, un interminabile intreccio di avvenimenti e personaggi, dalla sparizione dell’estratto conto di zia Antonia all’indagine condotta da suor Speranza, superiora nella casa di riposo, dalla cifra in esso segnata alla sua esattezza, dai calcoli di Antonio, fratello di Ernesto col quale non ha rapporti, alle sue delusioni, dagli interventi del dottor Fastelli nella faccenda alla confusione che questa gli riserva, dai buoni propositi del parroco riguardo al grave disaccordo tra fratelli al loro fallimento, dall’avvocato al direttore di banca al sindaco al geometra del paese, tutti giungono ad essere coinvolti nella storia, nella vita di zia Antonia, tutti perché tante sono le combinazioni, le supposizioni, tanti i sospetti, i fraintesi, i ripensamenti, i dubbi e tanto naturali, tanto veri si presentano anche nella loro comicità. Bene riesce Vitali in questa operazione, capace è egli di fare letteratura di quanto ha saputo, visto o sentito circa i suoi luoghi, i loro tempi, i loro abitanti. E che vi riesca senza ricorrere a nessuna particolare costruzione, che renda degna di scrittura la vita avvenuta intorno alla costa orientale del lago di Como è il suo merito maggiore. Riesce Vitali a trarre dal silenzio, dall’isolamento quella vita, a farla valere nonostante sia fatta di persone e cose comuni, a trasformarla nell’interprete delle sue aspirazioni di scrittore, a farle assumere un significato più esteso di quello immediato.

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