Abbandoni, la media è poco Ue

da ItaliaOggi

Abbandoni, la media è poco Ue

14 ragazzi su 100 senza diploma contro i 10 previsti

Emanuela Micucci

Non ci siamo. Nonostante i segni di miglioramento dell’Italia, a livello nazionale e regionale, il Paese è ancora molto indietro rispetto alla media europea su tutti gli indicatori di istruzione e formazione. Lo sottolinea il Rapporto ASviS 2018 «L’Italia e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile», presentato recentemente alla Camera (www.asvis.it). L’indicatore composito elaborato dall’ASviS, infatti, segnala miglioramenti, soprattutto per quanto riguarda la quota di persone di 30-34 anni con titolo universitario, che rispetto al 2015 è continuata a migliorare, e il tasso di abbandono precoce del sistema di istruzione e formazione, diminuito in tutte le regioni rispetto al 2010.

Tuttavia, il tasso di dispersione scolastica è ancora al 14% rispetto all’obiettivo del 10% di Europa 2020. Mentre l’istruzione terziaria è penultima in Europa per numero di laureati (peggio fa solo la Romania) con il 16,3% tra i 15-64enni, rispetto al 15,7% del 2016, e il 26,2% tra i 30-34enni, rispetto al 40% dell’obiettivo di Europa 2020 ormai raggiunto in quasi tutti i Paesi. Ancora. «Nel confronto europeo «in Italia persiste un livello inadeguato della spesa per l’istruzione rispetto al pil», evidenzia il Rapporto: 4%, rispetto alla media europea del 4,9%. In termini di quota sulla spesa pubblica, il nostro Paese passa dal 9,1% del 2008 al 7,9% del 2015, a fronte di valori del 9,6% della Germania e della Francia e del 9,3% della Spagna. In particolare, in termini di borse di studio, in Italia la copertura è del 9,4% della popolazione studentesca, contro il 39,2% della Francia, il 30% della Spagna, il 25% della Germania.

A fronte di nuovi stanziamenti su vari fronti, va tuttavia registrato il progressivo declino del Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa (Mof), ridotto di circa un terzo dal 2013 ad oggi. In campo educativo, poi, quantità e qualità dell’offerta di istruzione continuano a essere segnate da divari territoriali. Quest’anno per la prima volta il Rapporto analizza l’evoluzione delle regioni italiane rispetto al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu sullo sviluppo sostenibile.

Gli indici compositi elaborati dall’ASviS mostrano per l’istruzione un netto miglioramento in tutte le regioni rispetto al 2010. Ciò è dovuto in particolare all’aumento della quota di laureati tra i 30-34enni.

Le due regioni che si posizionano meglio nei confronti della media nazionale sono l’Umbria, soprattutto nell’ultimo anno grazie a una maggiore partecipazione ad attività di istruzione e formazione, e il Trentino-Alto Adige, grazie alla diminuzione degli abbandoni scolastici e all’incremento dei laureati tra i 30-34enni. Al contrario la Sicilia segnala una situazione peggiore della media nazionale, «su un livello drasticamente inferiore», «principalmente» a causa dell’«altissimo tasso di uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione, che nel 2016 è pari al 24%», dieci punti sopra la media nazionale.

Infine, nell’analizzare la posizione delle città italiane rispetto agli obiettivi dell’Agenda urbana per lo sviluppo sostenibile si segna che per l’abbandono scolastico e per i laureati, sebbene si sia registrato un andamento positivo rispetto all’anno precedente, come a livello nazionale, questa tendenza non appare sufficiente per raggiungere gli obiettivi della Strategia Europa 2020.

Nemmeno prendendo il 2025, invece che il 2020, come anno di riferimento. Secondo il rapporto, gli standard europei nel campo dell’educazione e dell’istruzione potranno essere raggiunti dall’Italia se sarà effettuata una più opportuna allocazione delle risorse da destinare alla formazione e alla rimotivazione di molti docenti in servizio. Per quanto riguarda l’istruzione terziaria, se sarà favorito l’aumento delle risorse del Fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio universitarie.

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