Scelta docenti e autonomia le armi in più delle scuole paritarie

da Il Sole 24 Ore

Scelta docenti e autonomia le armi in più delle scuole paritarie
di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

Cinque licei classici tra i migliori 10 di Milano per la preparazione all’università. Una new entry, peraltro di peso, a Roma nella stessa graduatoria. Cinque istituti tecnici economici di Palermo e altrettanti di Napoli nella top 10 degli sbocchi occupazionali. Testimoniano il riposizionamento delle scuole paritarie italiane – o almeno in parte visto che altre realtà come Torino, Bari o Bologna vedono primeggiare gli istituti statali – che è stato intercettato dall’edizione 2018 del portale Eduscopio della Fondazione Agnelli. E che si spiega soprattutto con più flessibilità nella scelta dei docenti e con un’autonomia rafforzata.

La galassia delle paritarie

Le scuole paritarie in Italia, secondo gli ultimi dati del Miur, sono 12.662 (contro le 40mile statali) e accolgono circa 900mila ragazzi (879.158, per la precisione – la fetta principale, 541.447, sono nel segmento infanzia, nidi e materne). Il settore impiega circa 90mila docenti; e tutto sommato ha resistito al “grande esodo” di insegnanti che hanno colto al volo il maxi piano di stabilizzazione 2015-2016, optando per il posto fisso negli istituti statali. Il finanziamento dell’erario alle scuole paritarie è stato riportato, su input dell’ex sottosegretario al Miur, Gabriele Toccafondi, a 500 milioni annui; sono previsti 25 milioni aggiuntivi per inserire studenti con handicap; e con l’avvio del nuovo sistema integrato 0-6 anni c’è pure uno stanziamento ad hoc per abbattere le rette o aumentare i posti. Il punto è che, tra chiusure e nuove aperture, ogni anno si perdono circa 200 scuole paritarie, soprattutto superiori; e con la stretta sui “diplomifici” in vigore da un paio d’anni è stata tolta la “parità” a un centinaio di istituti.

I casi Milano e Palermo

Fin qui la fotografia generale di un sistema che “resiste”. Per capire in che modo e con quali risultati tornano utili i dati estrapolati dal portale Eduscopio. Il primo caso che balza agli occhi è sicuramente quello di Milano. Con due licei classici (Alexis Carrel e Sacro Cuore) in vetta alla classifica e cinque istituti tra i primi dieci per livello di preparazione all’università, uno in più dell’anno scorso. Una presenza rafforzata da quattro linguistici e due scientifici (più altri due nell’indirizzo Scienze applicate che la Fondazione Agnelli monitora solo da quest’anno). Ma se ci si sposta a Torino vale già un po’ di meno. Per trovare la prima paritaria tra i licei classici bisogna scendere al quinto posto occupato dal Valsalice (come un anno fa) che era e resta secondo anche per lo scientifico. E una situazione a macchia di leopardo emerge anche negli istituti tecnici. Con cinque sui migliori dieci tecnici economici per indice di occupabilità sia a Napoli che Palermo ma uno solo a Bari e nessuno a Bologna, neanche tra i tecnologici. A conferma del fatto che la vera differenza dipenda da caso a caso. In un contesto di autonomia rafforzata che le paritarie finiscono spesso per avere rispetto alle scuole statali. Si pensi alla scelta dei docenti. Che di fatto possono essere individuati interamente con chiamata diretta purché in possesso di abilitazione. Quella stessa chiamata diretta che per gli istituti statali è stata prima depotenziata e poi congelata probabilmente per sempre. Oltre al fatto che sono «scuole di scelta» da parte delle famiglie come ricorda Luisa Ribolzi, sociologa dell’educazione: «Nelle scuole paritarie – sottolinea – se la “voice” delle famiglie non viene ascoltata possono passare all’exit».

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