R. Diana, Crescere col corpo

Educare alla corporeità: un imperativo educativo del nostro tempo

di Carlo De Nitti

L’educazione alla corporeità rappresenta l’apice dell’educazione integrale della persona in tutto il suo essere, incentrata nel riconoscimento, nell’accettazione e nella valorizzazione del proprio “essere corpo” (Leib nel lessico fenomenologico di Edmund Husserl), in quanto il corpo si configura come una dimensione dell’essere persona aperta a tutte le altre per permettere di vivere di relazioni, ed entrare nel mondo dei saperi, dei linguaggi e delle relazioni.

Con il corpo la persona apprende e comprende: per questo – come scriveva Maurice Merleau-Ponty – il corpo è come un nodo di significati viventi, perché è attraverso di esso che possiamo cogliere la stessa essenza del mondo, col riferirla alle nostre sensazioni ed ai nostri vissuti. Così, ogni bambino inizia a farsi non solo un’idea di se stesso e degli altri, ma della stessa vita. Ciò avviene attraverso l’attività motoria, mediante il movimento che gli permette di riconoscersi e di relazionarsi, entrando in contatto con un orizzonte di vita e di senso sempre più ampio.

Il movimento rappresenta, in tale ottica, la via maestra per esprimersi, comunicare e comprendere, nella consapevolezza del fatto che l’uomo cresce attraverso le modalità del muoversi, del vedere, del percepire e del fare.

E’ in questo alveo teoretico che si muove il recentissimo volume pubblicato dalla pedagogista barese Rossella Diana, Crescere col corpo. Educare gli adolescenti alla corporeità, per i tipi delle edizioni La meridiana di Molfetta: un manuale per docenti, educatori e formatori che affronta il problema dell’educazione alla corporeità in un tempo come quello che viviamo in cui il corpo è sottoposto a reificazioni ed a mercificazioni di ogni sorta. Questo problema deve essere vissuto come una sfida da parte degli educatori contro i più beceri stereotipi del mondo degli adulti che le nuove generazioni – bambini/e, ragazzi/e, giovani –  vivono.

Attraverso una miriade di attività strutturate, rivenienti dalla grande esperienza ‘militante’ dell’Autrice – il volume, che si configura come un manuale ricco ed aperto ad ulteriori contributi, “offre piste di lavoro che pongono al centro il corpo visto come veicolo privilegiato per la conquista dell’identità personale e sociale, espressione di un paradigma educativo che considera ciascuna persona protagonista della sua crescita ”(p. 9).

La cultura occidentale è nata e si è affermata, da Platone in poi – sul dualismo mente/corpo e sulla censura che la prima esercita sul secondo – relegano il corpo ad un ruolo marginale nella conoscenza e nell’educazione. Ad oggi, è ben noto come marginale (appena due ore settimanali in tutti gli ordini e gradi di scuola) sia il ruolo assegnato alla disciplina che più di ogni altra sollecita e promuove la corporeità: a chi scrive, anzi, pare che, dopo l’abbandono del nobile etimo della parola “ginnastica” le sempre nuove denominazioni che periodicamente vengono proposte tradiscono la difficoltà di dare un ruolo fondamentale ad un sapere fondativo dell’essere persona.

La censura anima/corpo di platonica memoria è riaffermata agli albori dell’età moderna dalla filosofia cartesiana per la quale, se è vero che anima e corpo sono mescolati,  lo è altrettanto che l’anima ha certamente un ruolo, per così dire egemone, rispetto al corpo: non a caso all’anima compete la conoscenza della verità, mentre al corpo spetta fornirle, sebbene in modo confuso, le sensazioni date dalla natura perché essa operi per la sopravvivenza di quel composto anima/corpo che è l’uomo.

La società del nostro tempo ha drasticamente modificato il rapporto dell’anima con il corpo: esso è divenuto oggetto di attenzioni spesso morbose da parte del mondo dei mass media, intento a mercificare qualunque idea e qualsivoglia sentimento.

Mediante le televisioni ed i nuovi media sono passati – e ne passano sempre di più – messaggi pervasivi e persuasivi che creano bisogni e desideri artificiali e, quindi, fittizi che coinvolgono il corpo. Basti penare alle modalità con cui il mondo della pubblicità ha profondamente trasformato il mondo dei più giovani: l’alimentazione, con le problematiche di anoressia/bulimia; l’immagine del corpo sia femminile che maschile, sempre più oggetto di narcisistica esibizione, anche attraverso modificazioni chirurgiche sempre più diffuse anche perché pubblicizzate a tutte le ore; la sessualità divenuta fattore di esibizione di nuovi stereotipi, la velina ed il calciatore, il macho, la lolita, etc.; lo sport, passato da pratica educativa foriera di benessere psicofisico e di un universo valoriale a “mezzo narcisistico di affermazione di sé” – scrive Rossella Diana – ed a business spesso ‘opachi’.

Le persone più vulnerabili rispetto a messaggi educativamente distorti sono proprio i bambini, i ragazzi, i giovani, ovvero coloro i quali non hanno alle proprie spalle un background in grado di resistere a messaggi stereotipati e trasgressivi, diciamolo senza timore di smentita da persone di scuola, profondamente diseducativi.

E’ questa l’emergenza da affrontare: educare alla corporeità, educare a riconoscere e gestire emozioni e sentimenti, facendo riappropriare i ragazzi, suggerisce Rossella Diana, “del senso della regola, che, ben lungi da essere solo un divieto, deve assumere valore di prescrizione, di guida, di punto di riferimento, estremamente utile a chi in fase di crescita necessita di sostegno” (p. 17).

E’ in quest’ottica che assume un ruolo fondamentale per gli educatori un volume come quello qui recensito che propone una serie di attività per realizzare laboratori con gli adolescenti che li guidino nella conoscenza del proprio corpo e con esso li facciano crescere.  Tali attività sono raggruppate in aree macrotematiche – Esplorando paesaggi, Nella dimensione del tempo, La dinamica del movimento, Il corpo sociale, Per un corpo sessuato – che, partendo dall’affermazione del proprio sé in uno spazio determinato, conduce gli adolescenti a costruire consapevolmente la propria identità in una dimensione diacronica e progettuale: educare alla corporeità significa educare al futuro ed al superamento dei fisiologici conflitti dell’adolescenza, per un’effettiva educazione ai sentimenti ed alla sessualità, senza pregiudizi e senza infingimenti.

Un errore che i lettori del volume, a vario titolo impegnati nel mondo dell’educazione – augurabilmente moltissimi, vista l’importanza delle tematiche affrontate e l’euristica modalità di approccio – possa compiere nell’utilizzo del testo è quello di considerarlo un hortus conclusus,  un breviario da applicare in modo pedissequo: esso invece va considerato un’opera aperta, un cantiere Le attività presentate nel volume si configurano come degli strumenti per la rappresentazione di ‘carte marine’, utilissimo ausilio per la navigazione all’interno del mondo adolescenziale e giovanile.

L’educazione alla corporeità – ramo dell’educazione nel quale come in quant’altri mai è indispensabile un effettivo, dialogico confronto tra le famiglie e le istituzioni scolastiche – non può essere disgiunta da un’educazione all’affettività, ai sentimenti ed alla sessualità; un’educazione che accompagni la concreta vita degli adolescenti: che, insomma, da un versante, non sia occhiutamente normativo/conservatrice, pronta a censurare o a castigare ovvero a fare finta di non sapere, e, dall’altro, non sia fintamente giovanilista e ‘trasgressiva’, magari mescolando ‘reale’ e ‘virtuale’.

In quest’ottica, l’educazione alla corporeità diviene educazione alla sessualità, ovvero il “favorire la comprensione degli aspetti affettivi psico-sociali che la sessualità coinvolge […] attivare un processo di ‘alfabetizzazione emozionale’ che miri alla comprensione del proprio corpo sessuato e alle differenze tra i sessi” (p. 109): per far diventare gli adolescenti protagonisti della propria vita a trecentosessanta gradi.

Il volume è completato da ottimi suggerimenti per la lettura, curati da Costanza Solazzo, che sarà bene non far mancare  alle ragazze ed ai ragazzi nel loro percorso formativo, al pari di una conoscenza intelligente e creativa dei miti classici d’amore (pp. 131 – 134): archetipi atemporali, didatticamente  eccellenti veicoli di universi valoriali e competenze umane.

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