Troppo caos sulla dirigenza scolastica

Troppo caos sulla dirigenza scolastica

di Stefano Stefanel

Mai come in questi ultimi tempi ci sono state modifiche al sistema dell’istruzione che hanno toccato in maniera significativa anche la professione del dirigente scolastico. Tutto quanto è stato introdotto ha portato nel sistema scolastico italiano elementi di notevole incertezza, anche in ambiti che per almeno un decennio erano rimasti inalterati (dimensionamento, reggenze, organi collegiali, contrattazione d’istituto, valutazione). La strada scelta dalla Provincia di Trento nel 2006 (legge n° 5 del 7 agosto 2006) di regionalizzare attraverso una legge organica l’istruzione e la formazione professionale in un unico sistema non ha prodotto alcuna emulazione nel resto d’Italia. La trasformazione degli organici da nazionali in organici regionali e la “dipendenza” dei dirigenti scolastici dall’assessore regionale all’istruzione invece che dal direttore generale del Miur si sono fermati a Trento. La regionalizzazione del sistema d’istruzione prevista dalla Costituzione modificata con la legge costituzionale 3/2001, trova resistenze fortissime soprattutto da parte sindacale, anche perché il tentativo della Regione Lombardia di assumere i precari con contratto temporaneo attraverso un sistema di reclutamento che punta sulle “affinità elettive” e non sulle “graduatorie permanenti” (articolo n° 8 della legge n° 7/2012) viene vissuto come un attacco alla democrazia. Troppo spesso in Italia si confondono i diritti dei precari storici con quelli dei cittadini, ma al di là delle opinioni personali l’Italia non sembra essere attirata da alcun modello non centralistico di scuola.

 

TROPPE VARIABILI

Le molte modifiche ordinamentali dell’ultimo periodo fanno prevedere tempi molto difficili per la dirigenza scolastica italiana. Abituata alla stabilità, si trova sottoposta al fuoco di fila delle novità, gestite in forma caorica e frettolosa dall’Amministrazione scolastica, più a suo agio con i tempi lunghi e gli organici dilatati che con qualsiasi forma di spending review.  Negli ultimi tempi si sono susseguiti vari provvedimenti tutt’altro che organici e molto spesso in contraddizione tra loro:

–      dimensionamento scolastico per le sole scuole del primo ciclo dell’istruzione con la trasformazione di tutti i Circoli didattici e le Scuole secondarie di primo grado in Istituti comprensivi: questo dimensionamento da alcune Regioni è stato attuato in forma ordinaria per l’anno scolastico 2012/2013, mentre da altre Regioni è stato rinviato;

–      trasformazione delle scuole con meno di 600 alunni in Istituti non  autonomi e quindi privi di dirigente e direttore dei servizi generali e amministrativi titolari, creando senza alcuna reale preparazione e organizzazione una situazione nuova e fortemente anomala;

–      bocciatura delle norme di dimensionamento da parte della Corte costituzionale a dimensionamento avvenuto e quindi con operazioni che hanno visto coinvolti gli enti locali ormai non più disponibili a tornare indietro: se è vero che lo Stato ha ecceduto nella sua potestà normativa è altrettanto vero che le Regioni deliberando un nuovo dimensionamento hanno esercitato una propria competenza;

–      generalizzazione delle reggenze per gli Istituti non dimensionati e aumento delle già molte reggenze per scuole dimensionate ma prive di dirigente scolastico e con il dirigente scolastico distaccato altrove;

–      criteri di assegnazione dei dirigenti scolastici alle sedi anche attraverso l’ibrido dei due Istituti sottodimensionati, di cui quello a reggenza diretto senza alcuna integrazione economica;

–      creazione di situazioni difformi da parte a parte d’Italia con la nascita dei dirigenti soprannumerari a causa del nuovo dimensionamento scolastico in alcune zone della penisola;

–      eliminazione del Progetto Miur VSQ-Valorizza e nascita di una nuova sperimentazione triennale (VALeS) che sposta ancora più in avanti la valutazione ordinaria prevista per i Dirigenti scolastici dal d.lgs 165/2001;

–      cancellazione dell’idea stessa di vicedirigenza ed ulteriore stretta sui collaboratori del dirigente scolastico: tutto ciò lascia molte scuole in mano al solo dirigente scolastico, pur in presenza di molte sedi da gestire;

–      introduzione attraverso la legge n° 33 del 9 aprile 2012 dell’Organico di Rete, senza poi mettere in atto alcuna azione per organizzarlo, ma lasciando nell’assoluta vaghezza il modo in cui la legge verrà applicata;

–      eliminazione dei dubbi relativi alla titolarità del Dirigente scolastico sull’Organizzazione del lavoro nell’ambito scolastico, senza alcuna possibile interferenza di sindacati, dsga, organi collegiali: questo spostamento è avvenuto prima per via legislativa attraverso il D.lgs 150/2009 e poi con varie sentenze ormai di carattere unilaterale.

 

PERCHE’?

Se ci si chiede perché è successo tutto questo la risposta più immediata è quella che normalmente si sente in giro: per fare cassa e risparmiare qualcosa. In realtà se si va ad analizzare nel dettaglio tutti gli interventi prodotti (diminuzione delle dirigenze; accantonamento di qualsiasi trasformazione in dirigenti dei direttori dei servizi generali e amministrativi; aumento delle reggenze; richiamo costituzionale alla competenza regionale sull’istruzione, ecc.) si vedono mani ministeriali e governative molto confuse che cercano di dare un senso al sistema dell’istruzione attraverso la creazione di Istituti di dimensioni consistenti dati in mano a dirigenti scolastici in grado di governarli attraverso una gestione organizzativa diretta. La volontà c’è, ma c’è anche il caos, perché tutto il sistema dell’istruzione viene toccato da provvedimenti non organici, che non abrogano parti contrastanti della precedente normativa (come ad esempio il d.lgs 297/94).  Non essendoci alcuna mano riformatrice di alcun genere, manca anche quell’organicità “di parte” che era facile riconoscere nei tentativi riformatori dei Ministri Berlinguer, De Mauro, Moratti, Fioroni e Gelmini. Mantenendo una sorta di neutralità passiva sulla scuola il Governo Monti sta affastellando provvedimenti che sono privi di armonia e sembrano anche privi di un disegno. Questo sommarsi di provvedimenti di natura diversa ha creato solo grande instabilità e caos. Solo attraverso una legislazione regionale che mettesse “in sicurezza” i vari sistemi dell’istruzione sarebbe stato possibile governare questo lungo periodo di tagli, provvedimenti tampone, ricorsi generalizzati, paralisi di molte parti del sistema. I difensori dell’unicità nazionale del sistema dell’istruzione, osteggiando la sua regionalizzazione, non si sono accorti che ormai c’è una regionalizzazione oggettiva in atto, fatta di atti sovrapposti e non di un disegno ordinario. La volontà ministeriale di mettere ordine ha finito per aumentare il disordine, che potrebbe aumentare ancora se verrà confermata la modifica degli Organi collegiali (il DDL n° 953, Aprea 2, per intenderci), anche perché sarà interessante vedere l’organizzazione di Consiglio d’Istituto, Consiglio dei docenti, Nuclei di valutazione negli Istituti sottodimensionati senza dirigente titolare.

Perché lo Stato legifera in forma caotica producendo provvedimenti di difficile attuazione e che vengono attuati in forma confusa nel giro di pochi mesi? Perché i Tribunali annullano provvedimenti aprendo falle nel sistema della dirigenza scolastica (vedi concorso del 2004 in Sicilia, ma vedi anche l’annullamento ad opera del Tar del Concorso 2012 in Lombardia)? Una volta si sarebbe detto per centralismo, ma oggi dobbiamo dire per debolezza: la Costituzione prevede una legislazione regionale e concorrente per l’istruzione e la sua assenza mette il sistema scolastico italiano in balia di tutte le spinte e le corporazioni operanti a vario titolo. Sia le organizzazioni sindacali dei dirigenti scolastici, sia quelle professionali, hanno lanciato forti lamenti sulla nascita di Istituto scolastici troppo grandi, pur in presenza di una generalizzazione della gestione delle scuole autonome tramite reggenza. Mi pare ci sia una doppia morale: un dirigente scolastico può gestire due scuole con 8-10 sedi che sommate fanno 2.000 alunni attraverso la “reggenza” straordinaria, ma lo può fare se questa situazione va a regime. Questa divaricazione tra teoria e realtà produce da un lato prassi sotto gli occhi di tutti (scuole con dirigente e scuole in reggenza che funzionano allo stesso modo), dall’altra una teoria su dirigenti che non possono fare i leader educativi perché dirigono scuole troppo grandi (anche se difettano i nomi dei dirigenti “leader educativi e pedagogici” di piccole scuole).

 

EQUILIBRARE LA GESTIONE

Se si vuole cercare di organizzare un sistema dell’istruzione bisognerebbe lavorare nel prossimo anno ad un suo equilibrio partendo dalla normativa vigente e dalla crisi in atto. Indico quattro punti di intervento.

  1. DIMENSIONAMENTO. Ormai è chiaro che un Istituto con meno di 1.000 allievi non è un Istituto in grado di reggere la sfida dell’autonomia, perché dimensioni troppo piccole portano a poco personale amministrativo, pochi soldi, poche possibilità di gestione organica, molti spezzonisti nella secondaria, una scala organizzativa troppo modesta. Quindi bisognerebbe mettere da parte il lamento e iniziare a lavorare su modelli di gestione che vedano al centro la scuola autonoma dimensionata e non gli uffici ministeriali decentrati, invasivi e controllori su aspetti marginali.
  2. ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO. I dirigenti scolastici devono organizzare tutto il lavoro in forma chiara e ordinata, come prevede il d.lgs 150/2009, almeno finché qualcuno non lo abroga (poi però si va nell’ulteriore caos) o lo modifica, chiarendo bene che il personale ata è di supporto alla scuola e non un suo corpo separato e dunque dipende dal Dirigente scolastico e non dal Direttore dei servizi generali e amministrativi. L’esigenza che i dirigenti scolastici dirigano anche nei dettagli le scuole nasce dall’oggettiva necessità di valorizzare la propria autonomia nel momento in cui l’Amministrazione ha forti problemi a stare dietro alla realtà, ha pochi strumenti di supporto e non potendo valutare si limita a controllare non in forma organica, ma in forma episodica.
  3. VALUTAZIONE DEL DIRIGENTE. Il dimensionamento per grandi numeri e l’organizzazione del lavoro tutta in mano al Dirigente scolastico presuppongono la fine delle valutazioni sperimentali e l’immediata attivazione di un sistema di valutazione premiante e punitivo per la dirigenza. Non ci si può più limitare a controllare il sistema con indagini campionarie o con monitoraggi ripetitivi e privi di esiti. E’ necessario dar seguito in forma ordinaria e semplice alla legge e attivare un sistema di valutazione dei dirigenti scolastici sintetico, snello e ripetuto nel tempo in modo che siano le reiterate valutazioni a confermare i dati iniziali, anche perché comunque l’incidenza sulla retribuzione rimane bassa.
  4. EMANAZIONE DI LEGGI REGIONALI. E’ necessario che le leggi regionali vengano comunque emanate e vadano a situarsi nei punti nevralgici del sistema, perché altrimenti si rischia di andare verso un’altra stagione di provvedimenti statali confusi e disordinati. La scuola deve territorialmente premere per questo, perché la non attuazione della legislazione attraverso una legislazione regionale esclusiva e concorrente ha aperto troppi spazi a contenziosi di dimensioni eccessive (vedi quello sul dimensionamento) che producono solo una grande instabilità nel sistema scolastico. Cercare di garantire un’uniformità nazionale con una Costituzione che dice il contrario mi pare un esercizio diventato troppo difficile e costoso.

 

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