A proposito di etica pubblica

A proposito di etica pubblica e del copiare a scuola
ovvero
Ancora una volta la reticenza delle Indicazioni.

di Cinzia Mion

Ho letto con molto interesse l’intervista a Roberto Ricci su “il sussidiario.net” dal titolo “Le due Italie? Una studia, l’altra copia”

Ancora una volta appare confermata la mancanza di etica pubblica che comincia dalla scuola o peggio che viene rinforzata dalla scuola. Ricci afferma infatti “Quello che non si riesce a correggere è la devastazione educativa rappresentata dal “cheating” (io metterei truffare, la parola inglese rende meno pregnante l’azione), perché nel momento in cui un insegnante consente agli studenti di copiare o, ancora peggio, suggerisce loro le risposte, fa passare un messaggio estremamente negativo. Sta dicendo ai suoi studenti, con un esempio cattivo e “autorevole”, che quel che conta è imbrogliare. E’ un atto profondamente egoistico che contribuisce a nascondere le carenze degli studenti, quando un intero sistema sta facendo tutto il possibile per individuare le distanze e per colmarle.”

Fin qui Ricci.

Potrei dilungarmi su come insegnare ai ragazzi più competenti che la vera solidarietà, nei confronti dei compagni meno attrezzati, non è quella di lasciar copiare o di “passare” i compiti, ma di dedicare loro del proprio tempo libero pomeridiano per aiutarli a comprendere e costruire, o ri-costruire, competenze assenti o sfocate. Oppure suggerirei ai docenti di applicare l’insegnamento reciproco o l’apprendimento cooperativo, ma questo mi porterebbe lontano.
Durante invece le prove in classe, che siano Invalsi oppure no, copiare o lasciar copiare significa “barare” e questa è un’azione eticamente riprovevole.

Questo si chiama insegnare “l’etica pubblica” che è altro dall’etica privata, anche se si intreccia con essa. Risulta essere altro anche dall’etica della responsabilità, importantissima perché focalizza le conseguenze delle proprie azioni non solo le intenzioni, ma va oltre.

L’etica pubblica oltrepassa l’orizzonte dell’individuo per farsi carico della collettività.
Ha a che fare con la correttezza dei comportamenti ma si preoccupa di costruire il “bene comune”.

Non intendo comunque rifare un testo sull’etica pubblica cui altre volte mi sono dedicata.

Intendo fare una domanda diretta agli estensori delle recenti “Indicazioni nazionali per il curricolo”cui altre volte mi sono rivolta : -Era così difficile all’interno dei vari paragrafi che si interessano di “cittadinanza” (sia essa la premessa o una delle finalità della scuola del’infanzia oppure lo specifico “Cittadinanza e Costituzione”) inserire la raccomandazione di “insegnare l’etica pubblica” ?

Cosa vi trattiene dall’esplicitare questa viva preoccupazione per il nostro Paese?
Il livello della corruzione ma soprattutto la mancanza di vergogna che l’accompagna non vi interpella profondamente?

Chi se non l’Istituzione scuola con i suoi docenti, a fronte del “familismo amorale” dilagante, potrebbe arginare questa deriva ? Docenti naturalmente chiamati a riflettere, ad interrogarsi e a formarsi sulla tematica suddetta dal testo fondamentale delle Indicazioni, tenuti quindi a rispettarlo anche con l’esempio, evitando accuratamente lo sfacelo della doppia etica che da tempo immemorabile da noi crea la differenza tra le prediche e le pratiche.

Veramente mi risulta inspiegabile tale reticenza.

Se non ora, quando?

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