H. Bernstein, Il muro invisibile

Un bambino, un romanzo

di Antonio Stanca

La Piemme Bestseller di Milano ha recentemente ristampato Il muro invisibile (pp. 314, € 10,00) di Harry Bernstein. La traduzione dall’inglese è di Caterina Lenzi. E’ un lungo romanzo che fu iniziato dall’autore a novantadue anni nel 2002, completato a novantaquattro e pubblicato a novantasei. Nel 2006 costituì il suo esordio letterario e fu seguito da altri due romanzi, Il sogno infinito del 2008 e Il giardino dorato del 2009. Lo scrittore morirà nel 2011 a New York City quando aveva centunanni e la sua ultima opera, pubblicata postuma, sarà Che cosa è successo a Rose.

Bernstein era nato nel 1910 in Inghilterra a Stockport, presso Manchester, da genitori polacchi di origine ebrea. Poi, dopo la prima guerra mondiale, era emigrato con la famiglia in America dove aveva svolto il lavoro di redattore, giornalista, e selezionato soggetti cinematografici. Nel 2002, dopo sessantasette anni di vita coniugale, aveva perso la moglie e la circostanza lo aveva mosso a scrivere. Inizierà con Il muro invisibile che avrà successo a livello internazionale e rientrerà tra le sei opere finaliste del Premio Bancarella.

Semplice, facile, chiaro è il linguaggio usato da Bernstein nell’opera, sembra di ascoltare un lungo, interminabile racconto, simili a quelli di una favola sembrano alcuni ambienti, alcuni paesaggi, di pura fantasia sembrano alcune situazioni. E’ il segno di un autore che, pur avendo percorso interamente la storia, la cultura, la letteratura del secolo scorso, è rimasto estraneo alle tante correnti artistiche e letterarie che si sono succedute, è vissuto di sé, della sua vita e di questa ha fatto letteratura. E’ pure la prova che Bernstein a novantadue anni aveva mantenuto intatta la condizione morale, spirituale vissuta da giovane e l’ha tradotta nel motivo principale dell’opera, nella dimensione alla quale tutto ha riportato.

Di carattere autobiografico è il romanzo, quello che è avvenuto nella famiglia di Bernstein avviene in esso, è lui l’Harry protagonista che narra, il bambino che il suo stupore, il suo candore ha da mostrare di fronte ad ogni situazione, che è molto legato alla madre, ama i libri, diventa ragazzo in Inghilterra, uomo in America e torna a visitare i luoghi della sua infanzia e adolescenza, dei quali ha già cominciato a scrivere poiché indelebile è divenuto il loro ricordo, un bisogno la loro scrittura. Harry è il più piccolo dei cinque fratelli di una famiglia ebrea che ai primi del ‘900 vive nel Nord dell’Inghilterra alla periferia di una zona industriale. L’industria tessile, la sartoria, è la più diffusa ed in essa lavora il padre di Harry che non si cura della famiglia, vive per proprio conto e da tempo si è dato all’alcol. La madre per sostenere i figli, per farli studiare, è costretta ad avviare un piccolo negozio di generi alimentari e ad usare ogni espediente per farlo funzionare. E’ lei ad impegnarsi, a muoversi in continuazione affinché in casa si possa disporre del minimo necessario. Nonostante le continue ristrettezze la donna non cessa di sognare un futuro migliore  e la corrispondenza che mantiene con alcuni parenti d’America serve ad alimentare  aspirazioni che non si realizzeranno mai. La vita la richiama a realtà ben diverse perché fatte di povertà, di miseria. Queste sono aggravate dal fatto che la sua famiglia risieda in una strada stretta, sterrata, che la sua casa sia allineata su uno dei lati di questa insieme ad altre di sole famiglie ebree e che sul lato opposto siano allineate quelle di sole famiglie cristiane. Alle condizioni private di disagio si aggiungono altre dal momento che molti, continui problemi sorgono quando si vive con persone non gradite, non volute. Sempre discriminati sono gli ebrei dai cristiani, tutto è diverso tra le due parti, un “muro invisibile” diventa la piccola strada, un muro fatto di pensieri, azioni, sentimenti diversi, di un modo d’intendere, di vivere che proviene da storie, culture, tradizioni, religioni diverse e che ancora non ammette rapporti, scambi. Verranno la prima guerra mondiale, il socialismo rivoluzionario e nessuna delle speranze riposte in tali avvenimenti servirà a modificare la situazione.

All’insaputa della famiglia, di nascosto da tutti si sposerà una sorella di Harry, Lily, perché cristiano era Arthur, il suo fidanzato. Harry sarà l’unico testimone di un matrimonio celebrato in forma privata e a molto altro assisterà, parteciperà il bambino. Egli è cresciuto in quella strada, tutto ha visto e ascoltato, tanto è avvenuto nella sua e nelle altre vite, tanto hanno sofferto la sua e le altre famiglie ebree del posto che ora, divenuto adulto, ha sentito la necessità di narrarlo, di trarne un’ulteriore testimonianza di quanto riservato agli Ebrei dalla storia. Ne è derivato un lungo romanzo che coinvolge il lettore fin dalle prime pagine poiché gli si presenta come una confessione, una rivelazione, come una voce che non cessa mai di dire, che ha sempre bisogno di far sapere. E’ la voce di Harry, del bambino-autore che si è visto privato dell’infanzia.

 

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