Opporsi al cambiamento

Opporsi al cambiamento

di Stefano Stefanel

Solo il bambino bagnato è favorevole al cambiamento”: sappiamo tutti molto bene che nella scuola questa massima vale più che altrove ed è patrimonio di tutto il personale, dai dirigenti ai collaboratori scolastici, forse anche a molti studenti, certo a quasi tutte le famiglie. Come si possono trasformare risultati negativi sia in termini di esiti (Ocse-Pisa, Invalsi, ecc.), sia in termini di occupabilità (disoccupazione giovanile, debolissimo passaggio tra titoli scolastici e occupazioni equivalenti), sia in termini di lotta alla dispersione senza cambiare è un bel mistero cui dovremo dedicare attenzione nei prossimi mesi. Uno dei metodi utilizzati in questi ultimi tempi per combattere il cambiamento è disegnare attorno a qualsiasi proposta, anche minimamente innovativa, scenari futuri catastrofici, in modo che non sia possibile ad un certo punto neppure introdurre qualche correttivo.

 

CONSORSI

Le catastrofiche esperienze delle ultime tornate concorsuali (concorso per dirigenti tecnici al palo da tre-quattro anni, concorso per dirigenti inficiato da errori, trascuratezza delle commissioni, procedure dubbie, ecc.; tfa con domande strampalate e soluzioni errate) invece di portare l’opinione pubblica e gli interessati a chiedere concorsi snelli, su base locale con maggiori possibilità di controllo e a scadenza rigorosamente annuale su tutti i posti in organico di diritto, stanno orientando verso la richiesta di una stabilizzazione di massa di tutti gli idonei (precari). Se poi i Tar aumenteranno questi idonei a dismisura, meglio: per anni e anni si potranno stabilizzare i vari precari nel modo più amato dagli italiani e cioè attraverso graduatorie che premino rigorosamente l’anzianità di servizio.

Il Ministro Profumo esterna troppo e produce poco: su questo penso ormai pochi abbiano dei dubbi in proposito. Il ministro Gelmini esternava in maniera spesso imbarazzante, ma oggettivamente ha prodotto molto. La Riforma della scuola secondaria di secondo grado che sta andando a regime non pare determinare grandi sconquassi, ma semmai un leggero cambio di atteggiamento nelle scuole (ad esempio nei Licei si affaccia il dubbio che biennio e triennio dovrebbero stare collegati e non scollegati, negli Istituti professionali si sta cominciando a capire che le qualifiche sono questione formativa e non scolastica). In tutti i casi sia contro Profumo, sia contro la Gelmini ogni loro idea viene respinta perché cambia nel modo sbagliato, quasi che si potesse sapere se un modo è giusto se  prima non lo si è sperimentato. Se il TFA è sbagliato sarà giusto il concorso, si potrebbe pensare, magari modificato nella sua forma: invece non va bene neppure il concorso, perché l’unica cosa che va bene è assumere in base all’anzianità.

 

ORGANI COLLEGIALI

Condivido il chiaro intervento di Antonio Valentino Autogoverno delle scuole e rappresentanza. Indietro tutta? apparso su  www.pavonerisorse.it perché argomenta senza ideologismo su una questione molto tecnica e molto poco ideologica, connessa alla riorganizzazione di organi collegiali collassati nella loro forma attuale a causa delle giravolte della società e della storia. Io credo che gli approcci come quello di Valentino aiutino a capire il problema e a situarlo nella sua corretta luce, entrando nel merito dei problemi che una simile innovazione lascia aperti e di quelli nuovi che è destinata ad aprire. Credo che quando dovrà essere attuata la legge sulla riforma degli organi collegiali (chiamata con una scelta poco astuta “Aprea”) troverà molte resistenze, ma potrebbe anche diventare un momento di reale creatività organizzativa delle scuole.

Se però leggo quanto scrive il Coordinamento delle scuole secondarie di Roma sul sito www.retescuole.net vengo preso da un certo sconforto: Riporto il “tazebao” nella sua interezza :

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CONTRO LA LEGGE 953 ( APREA) CHE DECRETA IL TAGLIO DEFINITIVO DELLA DEMOCRAZIA SCOLASTICA.
DOCENTE, LA TUA VITA PEGGIORERA’ PERCHE’:

  1. NON SARAI PIU’ LIBERO DI DECIDERE COSA INSEGNARE E COME INSEGNARLO
  2. AUMENTERA’ IL POTERE DISCREZIONALE DEI DIRIGENTI SCOLASTICI
  3. DIRIGENTI E PRIVATI ESTERNI DECIDERANNO AL TUO POSTO

GENITORE, LA TUA VITA PEGGIORERA’ PERCHE’:

  1. IL DESTINO DELLA SCUOLA DEI TUOI FIGLI SARA’ IN BALIA DEGLI INTERESSI PRIVATI
  2. LE TUE IDEE E PROPOSTE NON CONTERANNO PIU’ NULLA
  3. NEI TERRITORI PIU’ POVERI LA SCUOLA SARA’ PIU’ POVERA

STUDENTE, LA TUA VITA PEGGIORERA’ PERCHE’:

  1. AVRAI DOCENTI RICATTATI E DEMOTIVATI PERCHE’ COSTRETTI A INSEGNARTI QUANTO DECISO DAI DIRIGENTI E DA PRIVATI ESTERNI
  2. NON POTRAI PIU’ FAR VALERE LE TUE RAGIONI NEI CONSIGLI DI CLASSE
  3. OGNI SCUOLA AVRA’ IL SUO REGIME QUINDI I TUOI DIRITTI NON SARANNO PIU’ GARANTITI.

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Valentino nel citato articolo mi contesta il passaggio in cui “propongo” di abolire i Dirigenti e tornare ai Presidi e ai Direttori didattici. Io non facevo questa proposta, ma lanciavo una provocazione, anche perché c’è una certa insofferenza in chi fa il mestiere di dirigente scolastico nell’essere considerato un ostacolo alla democrazia.  Con gli estensori del volantino e con chi lo appoggia non ci sono sfumature: il bene sta tutto da una parte e ad essere messa in discussione è la Costituzione, che dice quello che la parte interessata vuole farle dire e non quello che sancisce la Corte costituzionale. Il DDL “Aprea” mi pare un cambiamento da poco, sempre meglio di quello che c’è adesso, però. Ma come si può dialogare con chi lo ritiene “il taglio definitivo della democrazia scolastica”.

Io non voglio tagliare nessuna democrazia, ma non ritengo più possibile chiamare progressisti o riformatori coloro che vogliono bloccare tutto (concorsi e cambiamenti, anche modesti).

 

DIDATTICA PER COMPETENZE

La “Didattica per competenze” sta diventando una sorta di tormentone: se ne parla molto fuori dalla scuola, se ne fa poca a scuola. Io credo rientri tutto in quello che ho detto poco sopra: a scuola non ci sono bambini bagnati e dunque nessuno vuole cambiare. Se però vedo una società caotica e sfrontata dominata da social network, innovazioni, asiatici e comunicatori e penso che stiamo attrezzando i nostri ragazzi con classi concorso e orari rigidi allora un pochino di sconforto mi prende. Per applicare a scuola una reale didattica per competenze bisogna assolutamente eliminare le classi concorso e raccogliere gli insegnamenti specialistici in aree. Bisogna anche liberare il tempo scuola dalla sua rigidità oraria sia in termini quantitativi (troppa scuola), sia in termini qualitativi (troppe ore rigidamente assegnate e poca progettualità). Progetto ambizioso, soprattutto se si lavora in bella solitudine.

 

2 commenti su “Opporsi al cambiamento”

  1. La resistenza al cambiamento, nella scuola come nel mondo aziendale, non è una novità. Sono state sviluppate teorie e attuate pratiche, con risultati e giudizi più o meno positivi….
    Fattore critico di successo era e d è la motivazione al cambiamento, sia dal punto di vista individuale sia da quello collettivo. «Una persona cambierà, quando deciderà di farlo». E quando un membro di un’organizzazione o un’organizzazione (pubblica o privata) cambierà? Quando vedrà dei vantaggi. Quella di non scomparire (leggi morire), come ultima ratio.
    Ora parlare di cambiamento, imporre cambiamenti a costo zero per l’Amministrazione ovvero pagate dalle singole istituzioni scolastiche autonome o dai lavoratori con aumentati carichi di lavoro, senza parlare di strumenti e mezzi (anche finanziari) per favorire il cambiamento è fare pura accademia. Utile, utilissima ma che non incide – se non a lungo termine – sulla realtà.
    Rimane sempre sullo sfondo, la sempre possibile morte. Il licenziamento del lavoratore o la scomparsa dell’organizzazione. Domanda: «Ma può la Scuola scomparire?».