Lettura: i 15enni meridionali sono in affanno. Qual è la causa?

print

da Tuttoscuola

Dopo la pubblicazione dei dati OCSE-PISA che hanno confermato una situazione critica di molti quindicenni nelle competenze linguistiche e, in particolare, nella lettura intesa come capacità di capire e decodificare i testi, si è aperto il dibattito per individuarne le cause e proporne i rimedi.

Nel commento dell’Invalsi ai dati si precisa, innanzitutto, cosa ci si aspetta da loro: “A questo livello, gli studenti iniziano a dimostrare la capacità di utilizzare le loro abilità di lettura per acquisire conoscenze e risolvere una vasta gamma di problemi pratici”.

Si tratta, come si può capire, di un prerequisito alla cittadinanza attiva, una condizione che consente alle persone – vale anche per gli adulti – di partecipare alla vita sociale e alla società dell’informazione con autonomia di pensiero critico.

Ma, continua il commento: “Gli studenti che non raggiungono il livello 2 (low performer) spesso hanno difficoltà a confrontarsi con materiale a loro non familiare o di una certa lunghezza e complessità”.

È, dunque, il low performer a registrare la condizione che, considerato l’elevato coinvolgimento di molti nostri ragazzi, ha determinato il loro risultato scarso.

Scarso risultato: chi? Dove?

Rispetto alla media OCSE (487 punti) i nostri 15enni si sono attestati ad un livello inferiore (476), a causa soprattutto delle situazioni di molti ragazzi meridionali. Infatti, commenta l’Invalsi, “a livello italiano si conferma il divario Nord-Sud: gli studenti delle aree del Nord ottengono i risultati migliori (Nord Ovest 498 e Nord Est 501), mentre i loro coetanei delle aree del Sud sono quelli che presentano le maggiori difficoltà (Sud 453 e Sud Isole 439)”.

Sono, dunque, i ragazzi meridionali che abbassano la media dell’Italia. Pertanto è soprattutto nei loro confronti che deve essere ricercata la causa della bassa prestazione.