Cuneo fiscale, più del contratto

da ItaliaOggi

Marco Nobilio

Busta paga più pesante per il personale della scuola da luglio 2020. Non grazie al rinnovo del contratto, per il quale ancora non ci sono risorse fresche e l’apertura del negoziato, ma per il dl sul cuneo fiscale. Il 23 gennaio scorso il governo Conte II ha approvato il decreto-legge che riduce la pressione fiscale sul lavoro dipendente e che nella scuola avrà una importante applicazione.Il provvedimento prevede incrementi in busta paga fino a 100 euro mensili, che però assorbiranno la detrazione di imposta già prevista dal comma 1-bis dell’articolo 13 del Testo unico delle imposte dirette. Dal 1° luglio 2020, dunque, il bonus di 80 euro aumenterà a 100 euro mensili per chi ha un reddito annuo fino a 26.600 euro lordi. Coloro che invece percepiscono un reddito da 26.600 euro a 28.000 euro, che erano esclusi dalla detrazione di imposta, beneficeranno per la prima volta di un incremento di 100 euro al mese in busta paga.

Per i redditi a partire da 28.000 euro, sarà introdotta invece una detrazione fiscale equivalente, che decrescerà fino ad arrivare al valore di 80 euro in corrispondenza di un reddito di 35.000 euro lordi. Oltre questa soglia, l’importo del beneficio continuerà a decrescere fino ad azzerarsi al raggiungimento dei 40.000 euro di reddito.

La platea dei beneficiari, dunque, comprende, praticamente, tutto il personale della scuola: sia chi percepisce già la detrazione prevista dal Tuir, che chi ne era stato escluso. Anzi, soprattutto gli esclusi: specialmente i docenti. Facciamo qualche esempio partendo dai docenti di scuola dell’infanzia e primaria. Questa tipologia di personale con la disciplina previgente percepiva la detrazione di imposta solo fino a quando non superava il primo gradone (da 0 a 8 anni di servizio). Che prevede una retribuzione annua di 25.213,02 euro. Dunque, inferiore alla soglia di 26.600 euro, oltre la quale non se ne ha più diritto.

Il beneficio si perdeva fin dall’inquadramento nel secondo gradone (da 9 a 15) per il quale è prevista la retribuzione annua di 27.700,16 euro. Adesso, già nel primo gradone, le maestre di scuola dell’infanzia e primaria percepiranno una detrazione netta piena di 100 euro al mese. Che assorbirà la detrazione già in godimento. Ma la detrazione di 100 euro mensili sarà applicata anche dopo il passaggio al gradone successivo. E sarà attribuita fino alla cessazione dal servizio e anche dopo la maturazione dell’ultimo gradone (da 35 anni in poi). Perché la retribuzione annua del docente di scuola dell’infanzia e primaria, al quale sia stata attribuita la classe stipendiale 35, comunque è pari a 33.738,82 euro lordi annui. I benefici riguardano anche i docenti che non fruivano della detrazione degli 80 euro in quanto percettori di retribuzioni annue lorde superiori ai 26,600 euro.

Per esempio, il docente di scuola secondaria di I grado inquadrato nella classe stipendiale 15 e, cioè nel gradone che va da 16 a 21 anni di servizio. Il docente in questione, prima totalmente escluso dalla detrazione degli 80 euro, con le nuove disposizioni avrà un incremento in busta paga di circa 92 euro netti mensili. Analogo beneficio sarà fruito anche dal collega più anziano che insegna alle superiori che, se inquadrato nella classe stipendiale 21 (e cioè nel gradone da 22 a 27 anni) comunque otterrà un incremento pari a 83 euro netti mensili.

Quanto al criterio di calcolo, il decreto legge prevede tre situazioni. La prima è quella del lavoratore che percepisce un reddito non superiore a 28.000 euro. Per il quale le nuove disposizioni prevedono 100 euro nette in più in busta paga, che però assorbono le detrazioni già in godimento. Il che vuol dire che la detrazione non si somma a quella già in godimento, ma viene semplicemente aggiunta la differenza.

Per esempio, se guadagna 24.000 euro lordi l’anno, già gode di una detrazione di circa 80 euro e otterrà solo un’ulteriore detrazione di 20 euro mensili in più. Chi guadagna dai 26.660 euro ai 28.000 euro l’anno, però, non godendo di alcuna detrazione, otterrà la detrazione intera, pari a 100 euro netti in più al mese. La seconda situazione è quella dei lavoratori che guadagnano più di 28.000 euro, ma non più di 35.000 lordi l’anno.

A questi lavoratori spetteranno 80 euro netti mensili più un importo aggiuntivo fino a quasi 100 euro che decrescerà a mano a mano che ci si avvicinerà ai 35.000 euro fino ad azzerarsi. Fermo restando gli 80 euro. Infine, l’ultima situazione giuridica è quella del lavoratore che percepisca un reddito compreso tra più di 35.000 euro e fino a 40.000. In questo caso la detrazione spetterà per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 40.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l’importo di 5.000 euro.

Per questa fascia reddituale, quindi, l’ulteriore detrazione continuerà a decrescere linearmente fino ad azzerarsi al raggiungimento di un livello di reddito pari 40.000 euro. Lo stanziamento previsto a copertura delle detrazioni è pari a 2.947,4 milioni di euro per l’anno 2020 e 596,3 milioni di euro per l’anno 2021. Il costo degli incrementi in busta paga è stimato nell’ordine di 1.922 milioni di euro e i minori introiti relativi all’Irpef in 1.614,8 milioni di euro, mentre la perdita di gettito di addizionale regionale e comunale sarà pari a -4,6 e -1,8 milioni di euro.