Ecco la paralisi

Ecco la paralisi

di Stefano Stefanel

         La “demenziale” proposta del Governo sulle 24 ore determinerà solamente una paralisi decisionale sulla scuola lunga almeno un anno: questo alla fine sta venendo fuori dalle proteste e dai dibattiti sulla sciagurata proposta di “recuperare” durante l’anno scolastico le settimane contrattualizzate e non lavorate dei docenti delle scuole secondarie.  Il ministro Profumo è dunque “crollato” definitivamente, dopo un mare di annunci senza alcun seguito, su un provvedimento tanto assurdo quanto inattuabile. E mentre sul piatto c’erano molte questioni importanti (valutazione dei dirigenti e delle scuole, riforma degli esami di stato, Invalsi, applicazione delle Indicazioni nazionali, classi 2.0, registro informatico, dematerializzazione, ecc.) alla fine si parla di una cosa sola e cioè di un provvedimento durato poco, ma che resterà nell’aria per molto tempo ancora.

 

Ore di insegnamento e ore funzionali

Al Ministro Profumo e ad Enrico Bondi (commissario per la spendig review a cui forse è venuta questa idea) non può però essere imputata la distinzione contrattuale tra ore di insegnamento (art. 28 del CCNL) e ore funzionali (art. 29). Perché in quella distinzione, non in linea con quanto avviene nelle scuole, si trova la ratio della proposta ministeriale di alzare l’orario settimanale di cattedra dei docenti delle scuole secondarie da 18 a 24 ore. Nel Contratto ci sono le 18 ore di cattedra (art. 28) e ci sono anche una serie di ore connesse alla funzione docente e – per espressa dicitura contrattuale – non contabilizzabili (art. 29).

Così recita il Contratto: “L’attività funzionale all’insegnamento è costituita da ogni impegno inerente alla funzione docente previsto dai diversi ordinamenti scolastici. Essa comprende tutte le attività, anche a carattere collegiale, di programmazione, progettazione, ricerca, valutazione, documentazione, aggiornamento e formazione, compresa la preparazione dei lavori degli organi collegiali, la partecipazione alle riunioni e l’attuazione delle delibere adottate dai predetti organi. 2. Tra gli adempimenti individuali dovuti rientrano le attività relative: a) alla preparazione delle lezioni e delle esercitazioni; b) alla correzione degli elaborati; c) ai rapporti individuali con le famiglie.”

E così continua: “3. Le attività di carattere collegiale riguardanti tutti i docenti sono costituite da: a) partecipazione alle riunioni del Collegio dei docenti, ivi compresa l’attività di programmazione e verifica di inizio e fine anno e l’informazione alle famiglie sui risultati degli scrutini trimestrali, quadrimestrali e finali e sull’andamento delle attività educative nelle scuole materne e nelle istituzioni educative, fino a 40 ore annue; b) la partecipazione alle attività collegiali dei consigli di classe, di interclasse, di intersezione. Gli obblighi relativi a queste attività sono programmati secondo criteri stabiliti dal collegio dei docenti; nella predetta programmazione occorrerà tener conto degli oneri di servizio degli insegnanti con un numero di classi superiore a sei in modo da prevedere un impegno fino a 40 ore annue; c) lo svolgimento degli scrutini e degli esami, compresa la compilazione degli atti relativi alla valutazione.”

Quindi correzione dei compiti, preparazione degli stessi, esami, scrutini, valutazione degli alunni ecc., non sono contabilizzabili, ma solo dovuti. Non so chi ha scritto questo articolo in questo modo, so chi lo ha firmato. E so che sono gli stessi che vogliono difendere il lavoro degli insegnanti confondendo (ore di insegnamento e ore funzionali) ciò che il Contratto non permette di confondere.

Come per tutti i lavori “atipici” anche per gli insegnanti dovrebbe esserci un unico orario annuale (ore di insegnamento, scrutini, esami, ore funzionali, preparazione lezioni, correzioni compiti, supplenze, altre attività) con un unico monte ore annuale (io ritengo possa essere compreso tra le 1.100 e le 1.200 ore) da svolgere quando serve, perché le scuole sono aperte o perché ci sono gli esami. In questo modo però si quantifica tutto, anche le correzioni dei compiti.

 

Difficile anche solo parlare

         In questo momento è difficile anche solo parlare di scuola perché nessuno concorda neppure sugli elementi banali di analisi preliminare. Vengono contrastati anche i dati sull’Europa e le rilevazioni Ocse (“Education at a Glance”) utilizzate da un lato per dimostrare che i docenti italiani sono pagati meno degli altri (dato di fatto) e dall’altro disattese quando dicono che il rapporto alunni/docenti in Italia è troppo basso, che nell’area Ocse ci si diploma a 18 e non a 19 anni, che solo in Italia il titolo di studio ha valore legale, che la rigidità del sistema è data da graduatorie permanenti e classi di concorso. Tutto il dibattito è paralizzato dalla paura che, disegnando oggettivamente un sistema scolastico italiano in crisi, si vada di nuovo ad attaccare la “produttività” dei docenti.

La “bella trovata” delle 24 ore ha poi ridato fiato ai molti “progressisti e riformatori” concordi sul contrastare tutte le possibili modifiche in virtù dell’idea che solo il meglio deve avere spazio e che in attesa di questo “meglio” bisogna bloccare ogni cosa. E così lo “sgangherato” ma innovativo DDL Apre n° 953 che almeno tentava di scuotere un po’ la “neolitica” organizzazione degli Organi Collegiali verrà fagocitato dalla protesta (il PD si sta smarcando dalla sua approvazione) e quindi si andrà alla fine della legislatura senza aver approvato nulla, mandando in archivio la proposta, quindi non con una sua bocciatura che richiede una netta inversione politica, ma con un semplice rinvio sine die.

Verranno falciati da questo dibattito asfittico, rumoroso e astioso anche provvedimenti logici come la riforma degli esami di stato e la trasformazione di quello conclusivo del primo ciclo in una prova finale logica e non in questa “follia” cartacea che vuole ragazzini di 14 anni coinvolti in 5 prove scritte e una orale in poco più di una settimana, le scuole inondate di carta e gli esiti da guinness dei primati delle promozioni. Ma resterà al palo anche la riforma dell’esame finale del secondo ciclo, con quella terza prova a quiz estranea ad ogni logica didattica, in quanto non trasversale, ma solo assemblata. Inoltre resteranno immutate le valutazioni in quindicesimi, trentesimi e centesimi all’esame di stato in contraddizione rispetto alla valutazione in decimi di tutto il percorso scolastico.

Cito ancora  la valutazione dei dirigenti (al palo da tredici anni) e delle scuole e lo sviluppo della curricolarità, perché sono diventati elementi marginali anche se proprio in questi elementi si situa il rapporto con l’Europa. Se la rubrica delle priorità si ribalta facendo cassa con i principi e con i contratti scritti male e difesi peggio allora credo ci sia spazio solo per l’attuale paralisi di una scuola italiana sempre più in difficoltà.

 

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