Comprensivi per davvero…

Comprensivi per davvero…

di Ivana Summa

In una fase storica del nostro paese in cui gli eventi e gli avvenimenti vengono posti all’attenzione mediatica e consumati nel giro di qualche giorno, è molto raro che una notizia che riguarda la scuola sfugga a questa logica. In questi ultimi mesi, poi, a tenere banco sono le reazioni alle politiche di spending rewiew che riguardano la scuola. Scioperi bianchi, manifestazioni, occupazioni sembrano la quotidinianità delle nostre scuole e delle nostre piazze, almeno così sembra dall’informazione giornalistica e mediatica. Eppure, appena qualche mese fa l’argomento all’ordine del giorno era un’altra questione, anch’essa relativa a tagli da fare nella scuola per ottenere consistenti risparmi: il “dimensionamento” territoriale delle scuole previsto dalla Legge 111/2011 che fissa l’obbligo di accorpamento in istituti comprensivi delle scuole dell’infanzia, delle scuole primarie e secondarie di 1° grado che, per mantenere l’autonomia “devono essere costituiti con almeno 1.000 alunni, ridotti a 500 per le istituzioni site nelle piccole isole, nei comuni montani, nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche”.

Di tanti dibattiti, proteste, ricorsi alla Corte Costituzionale ormai non è rimasta più traccia e così a settembre molte scuole, specie nelle regioni meridionali che in passato non avevano provveduto a razionalizzare la rete scolastica, si sono dovute misurare con accorpamenti tra scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di 1° grado. Infatti, poiché alcune regioni dovevano raggiungere parametri numerici irrinunciabili, l’inizio di quest’anno scolastico ha visto l’aggregazione delle scuole in istituti comprensivi, che hanno cominciato la loro trasformazione puntando innanzitutto sulla riorganizzazione amministrativa, finanziaria e gestionale. L’Emilia-Romagna, invece, non avendo l’urgenza di riorganizzare le scuole sul piano numerico, ha disposto l’avvio delle nuove istituzioni scolastiche entro il triennio 2012/2015, confermando “l’indirizzo a favore della diffusione del modello organizzativo verticale ritenuto particolarmente efficace in relazione alla qualità dell’offerta, quali la continuità didattica, l’integrazione fra le professionalità dei docenti dei diversi gradi”,… ed evidenziando “in particolare che la continuità educativa/didattica affermata negli orientamenti della scuola dell’infanzia, nelle indicazioni della scuola primaria e in quelli della scuola secondaria di 1° grado, sottolinea il diritto di ogni alunno ad ottenere un percorso scolastico unitario, organico e completo.”

Il Comune di San Lazzaro di Savena, partendo dalla delibera della Giunta regionale del 19 settembre 2011 sopra sinteticamente riportata, ha deciso di utilizzare questi tre anni per aiutare le attuali tre istituzioni scolastiche del territorio a diventare “comprensivi per davvero”, prevedendo l’istituzione di fatto degli istituti comprensivi per l’anno scolastico 2014/2015, mentre i prossimi due anni saranno utilizzati per progettare un percorso scolastico unitario, organico e completo. Da questa volontà di rifiutare unafusione a freddodelle scuole nasce il progetto “Comprensivi per davvero”, progetto che ha visto il protagonismo, oltre che delle scuole coinvolte, anche delle altre istituzioni presenti sul territorio e delle associazioni di genitori attraverso una modalità definita “laboratorio di partecipazione attiva per la progettazione della nuova rete scolastica”.

L’obiettivo generale del progetto è del tutto evidente, ma vale la pena di enunciarlo sia pure in modo sintetico:attivare i driver di un cambiamento consapevole,supportando un percorso di innovazione organizzativa in modo tale che possa diventare il terreno favorevole per sviluppare le competenze delle risorse professionali già presenti nelle scuole coinvolte.

 

Perchè diventare comprensivi per davvero?

Dovremmo sempre ricordare che il vero destino degli istituti comprensivi – fin dalla loro nascita nel 1994 – era ed è rimasto, nonostante le derive di questi ultimi anni, quello di qualificare l’offerta formativa praticando concretamente la continuità verticale, a livello formativo e curriculare, tra i tre diversi gradi di scuola e la continuità orizzontale, intesa come integrazione delle politiche educative a livello di governance territoriale. Ma per realizzare questo processo le scuole e le persone che ci lavorano dentro hanno bisogno di realizzare una vera e propria “transizione istituzionale ed organizzativa” e delle consapevoli “transizioni psicologiche”.

In questi ultimi due decenni le organizzazioni e le istituzioni sono coinvolte in mutamenti radicali che interessano le norme, le tecnologie, le strutture, le procedure e, di conseguenza, le competenze professionali necessarie per attraversare con successo queste profonde trasformazioni.

Le precedenti competenze, generate dalle appartenenze organizzative ed istituzionali dove le persone hanno interpretato ruoli già prescritti e vincolati a routine lungamente sperimentate, o si trasformano positivamente in questo passaggio – o, meglio, transizione – oppure, nel tentare di resistere a tutti i costi al cambiamento, sono destinate a cristallizzarsi ed impoverirsi.

In questa prospettiva, le competenze richieste per una transizione di successo, più che su un sapere basato sull’esperienza e su saperi codificati, sono fondate su un sapere che si arricchisce con l’agire in condizioni di incertezza, allorchè diventa fondamentale il riflettere sulle vecchie pratiche, il ricercarne e sperimentarne di nuove, elaborando strada facendo le rappresentazioni e la visione del nuovo contesto in cui si è chiamati a lavorare.

Ebbene, anche la trasformazione delle scuole in istituti comprensivi – se ben accompagnata nella fase di transizione – dovrebbe generare competenze che si creano in azione, mettendo in moto e trasformando, implicitamente ed esplicitamente, i saperi sociali da condividere nei nuovi contesti di lavoro che – lo sappiamo bene- possono diventare idiosincratici.

Il Progetto “Comprensivi per davvero” vuole fare da ponte tra il prima – le direzioni didattiche e le scuole medie – e il dopo, ovvero gli istituti comprensivi come nuovi contesti di lavoro per docenti e dirigenti e nuovi contesti formativi per gli alunni e le loro famiglie.

E’ bene, allora, chiarire che le persone, nel corso della loro vita affrontano numerosi cambiamenti, intesi come passaggi più o meno repentini e più o meno naturali, e, dunque, le transizioni esistono e non sono un male o un bene in sé, perchè l’esito positivo dipende da come ci si prepara ad affrontarle, da quali competenze si mettono in atto, se le si considera un’opportunità di sviluppo, di crescita e di arricchimento, oppure – come purtroppo accade nelle scuole che sono “costrette” a diventare istituti comprensivi – le si considera come una perdita di identità e di competenze perchè lo scenario viene immaginato imprevedibile e, dunque, minaccioso.

E’ facile comprendere allora che questo tipo di transizione, proprio perchè coinvolge sia le istituzioni (e non solo le scuole ma anche gli enti locali) che le persone (e non solo il personale della scuola, ma anche alunni e genitori) ha bisogno di un supporto che faccia da “contenimento”, che è una funzione fondamentale per orientare i diversi soggetti che di fronte a trasformazioni radicali mettono in atto sentimenti di “spaesamento”. I comportamenti di resistenza al cambiamento nascono proprio dal fatto che, non essendoci più “contenitori istituzionali” come avveniva in passato in cui il Ministero e gli IRRSAE/IRRE accompagnavano istituzionalmente la complessità di questa transizione, l’incertezza e l’imprevedibilità “oggettiva” delle transizioni si sommano alla “fragilità soggettiva” che rappresenta l’inevitabile stato psicologico di coloro che debbono riconsiderare perfino “la natura identitaria” della propria professionalità.

Ecco le ragioni per cui oggi assistiamo al paradosso che più aumenta la presenza degli istituti comprensivi nel panorama delle scuole del 1° ciclo, meno cresce la loro identità pedagogica e didattica! E tutto ciò accade perchè non viene rispettata la processualità di una così difficile transizione; processualità che è un percorso e non un evento, che coinvolge una pluralità di aspetti e di attori sociali ed individuali e il cui esito dipende dalla quantità e qualità di energie che si 5riesce a mobilitare.

Come diventare comprensivi per davvero?

Per chi è interessato a consultare il progetto e ad utilizzarne i materiali di lavoro, è utile andare sulla home page del Comune di San Lazzaro di Savena (Bologna), inoltrarsi sul link “la tua città” e da qui al progetto “Comprensivi per davvero”: Nella sezione è disponibile il materiale relativo ai Forum ed ai workshop già realizzati, gli atti normativi di riferimento, le tappe del progetto che è già attivo nella parte dell’elaborazione – che stanno realizzando i gruppi di ricerca delle tre scuole chiamate a lavorare insieme sulle nuove Indicazioni Nazionali per il primo ciclo d’istruzione – riguardante il Curricolo verticale. Il sito viene costantemente aggiornato sia nella parte relativa alle informazioni che in quella relativa ai materiali.

 

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