F. Cassano, L’umiltà del male

L’uomo di Cassano

di Antonio Stanca

Non un messaggio ma un richiamo è da considerare quello espresso da Franco Cassano nel suo recente, breve volume L’umiltà del male pubblicato dalla casa editrice Laterza di Bari nella “Serie Economica”. Cassano è nato ad Ancona nel 1943, insegna Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bari, è membro del comitato scientifico “Laboratorio Progetto Poiesis”, della redazione della rivista “da QUI” e presiede, a Bari, il movimento “Città plurale”. E’ stato uno dei maggiori rappresentanti del marxismo meridionale e senza rinunciare a tali prime posizioni si è, poi, mostrato impegnato in altri ambiti.

Nuovo e libero è stato nei suoi studi, aperto al confronto tra discipline diverse. La sua opera più nota è Il pensiero meridiano, comparsa nel 1996 presso Laterza. In essa l’autore si mostra convinto che il Sud del mondo non è in condizioni di arretratezza rispetto al Nord, che è soltanto diverso da questo perché diverso è stato ed è il suo procedere, diversa la sua vita, la sua cultura, diversi i suoi luoghi. Ha diritto, perciò, a vedersi riconosciuta una sua autonomia, ad essere apprezzato nel suo spirito, nei suoi valori, nelle sue espressioni. In altre opere Cassano insiste nella ricerca di una comunicazione estesa tra i paesi, i popoli del mondo, di una modernità da controllare perché non annulli la dimensione umana, di uno scambio tra discipline e culture diverse per affrontare i problemi del futuro. Di sociologia, filosofia, letteratura, scienza, politica si nutrono i suoi lavori, da ovunque attingono, autori ed opere, pensieri e correnti, passato e presente, e tutto riportano all’uomo, alla sua condizione, alla sua realtà. Per chiarirle, spiegarle si muove Cassano, per l’uomo pensa, per l’uomo scrive. Un esempio di moderno umanesimo è il suo e continui sono, nelle opere, i riferimenti a quanti prima di lui e insieme a lui, studiosi, intellettuali, artisti, hanno detto e scritto dell’uomo. A volte accetta, conferma, a volte discute le loro posizioni poiché col suo pensiero le confronta, con la sua convinzione che serve l’azione, che l’agire è più importante del subire, l’essere più del dover essere.

Anche adesso, a sessantanove anni, con L’umiltà del male si propone un obiettivo, tende ad una meta. Non concede riposo Cassano al suo uomo, lo vuole sempre all’opera e soprattutto al giorno d’oggi quando più difficile è diventato conservare la propria identità poiché teso ad annullare le differenze, amalgamare, massificare è ormai l’ambiente sociale. Al potere dei mezzi di comunicazione, dei pensieri, delle azioni correnti, delle mode, dei gusti, del costume diffuso tende esso ad assoggettare intere masse. Disperdere vuole il nuovo ambiente ogni segno distintivo in nome di una parità, di un’uguaglianza estesa, di un comportamento diventato di tutti poiché tutti lo hanno accolto. E’ stato comodo, tutti si sono lasciati prendere, sono stati deboli, non hanno resistito, non hanno pensato che era un male diventare vittime di un sistema, rafforzarlo al punto da renderlo stabile, unico, definitivo. Anche chi sarebbe venuto dopo sarebbe stato da esso assorbito e non avrebbe potuto sperare in una liberazione. Il male sarebbe stato ancora accolto ed avrebbe determinato per sempre la vita degli uomini.

Pochi, pochissimi sarebbero sfuggiti poiché diversi dalla moltitudine, diverso il loro pensare, sentire, fare. Sarebbero stati i forti di spirito, avrebbero rappresentato il bene ma avrebbero considerato il loro un privilegio, un segno di distinzione e sarebbero rimasti lontani dagli altri. Da una parte ci sarebbe stata la moltitudine dei deboli, dei sottomessi, dall’altra la solitudine dei forti, dei liberi. Questi dovrebbero, secondo Cassano, adoperarsi per portare, convertire alla propria posizione anche gli altri, per liberarli dalla grave dipendenza nella quale sono caduti. Non è un’operazione facile, non hanno, quei pochi forti, i tanti mezzi dei quali dispone l’ambiente per tenere in subordinazione la gente ma non dovrebbero essi rinunciare all’impresa poiché sarebbe come accettare che si aggravasse sempre più quello che è un pericolo per l’umanità. L’impegno, l’azione chiede Cassano ai forti di spirito, ai diversi, il loro bene vuole confrontare col male dilagante. E a sostegno di questo suo intento adduce, nell’opera, tre esempi illustri di confronto tra male e bene.

Il primo è ricavato dal Libro quinto de I fratelli Karamazov, romanzo dello scrittore russo Fëdor Dostoevskij. Cassano cita il racconto che Ivan fa al fratello Alioscia della “Leggenda del Grande Inquisitore”, il lungo monologo di questi di fronte al Cristo che ha fatto arrestare in una piazza di Siviglia, dove era comparso durante il periodo dell’Inquisizione spagnola nel XV secolo ed aveva fatto dei miracoli. L’Inquisitore rappresenta il potere della Chiesa e dello Stato che per tenere assoggettati migliaia, milioni di fedeli e cittadini perseguita, punisce, condanna, diffonde la paura, il terrore, egli è il segno del male. Cristo rappresenta quel bene che è di pochi e che egli vorrebbe far giungere a tutti.

Nel secondo esempio, tratto dal romanzo I sommersi e i salvati di Primo Levi, Cassano identifica il male con la “zona grigia”, con quella parte, cioè, di prigionieri che nel lager di Auschwitz, dove Levi era stato tenuto, si mostra disposta a collaborare con i tedeschi, a tradire i propri compagni, e il bene con la constatazione di una simile disgrazia da parte di chi ne subisce le conseguenze e con l’impossibilità di porvi rimedio.

Il terzo esempio è rappresentato da un dialogo radiofonico avvenuto molti anni fa tra i filosofi Arnold Gehlen e Theodor Adorno. Il Gehlen, conservatore, sosteneva l’importanza delle istituzioni perché la società non sfociasse nel disordine, perché gli uomini sapessero dell’esistenza di un potere costituito e ad esso si adeguassero. Adorno, progressista, pensava che in tal modo non si sarebbe mai progredito e che per farlo bisognava che l’uomo mettesse in discussione quanto aveva ereditato e creasse delle nuove maniere di essere, di vivere. Per Cassano il primo va paragonato all’Inquisitore, a chi vuol far rimanere per sempre l’uomo debole e assoggettato, il secondo al Cristo che vuole l’uomo forte, libero di pensare, di fare, capace di rinnovarsi, il primo al male, il secondo al bene.

Esempi di forza, di resistenza da parte del bene di pochi al male di molti ha voluto fare lo studioso nel libro e molto originale è riuscito poiché per testimoniare di un problema umano, sociale dei tempi moderni e contemporanei si è riferito al passato,  ne ha fatto un problema di sempre, esistenziale. Come altre volte il Cassano, con un linguaggio chiaro e scorrevole, con continui riferimenti ad altre opere, si sofferma su quanto avviene nella vita, ne coglie gli aspetti più complicati ed esorta ad impegnarsi per una loro correzione. Se si tiene conto che altri pensatori, non solo in Italia, si sono adeguati al sistema costituito si capisce l’importanza del pensiero e dell’opera del Cassano, il significato di una figura che  non si è arresa alla situazione e non intende farlo perché ancora convinta è delle possibilità dell’uomo.

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