Pulizie di Natale

Pulizie di Natale

 di Claudia Fanti

Caspita, che analisi meticolosa e rigorosa!

L’articolo del 16 dicembre sul Corriere della Sera, indigna ancor più di ogni corbelleria che ci è stata propinata negli ultimi anni sia dal potere politico, sia da quello “tecnico”, sia dai vari cocchieri obbligati a diramare, sostenere, formare secondo i diktat  di persone lontane anni luce dalla scuola, quindi non certo abilitate a decidere di organizzazione, metodi, didattica e pedagogia.

Chissà se a qualcuno interessa ancora, oltre alla politica spicciola e alle enormi difficoltà contingenti, indignarsi dinanzi ad articoli e analisi del tipo qui proposto! Un vero schiaffo all’intelligenza di tutti coloro che insegnano nella scuola primaria. Qui, non una parola di alcuno degli interpellati, Roberto Ricci in testa, su ciò che ha subito quest’ordine di scuola. Accidenti, ormai siamo alle insinuazioni sulle differenze di genere e  genetiche, pur di nascondere la realtà della scuola primaria distrutta dalle politiche scolastiche volute dai politicanti al potere. In questi mesi ho seguito con viva partecipazione personale tutto il dibattito sulla scuola e tutte le rivendicazioni, ma purtroppo nessuno, nemmeno la massa arrabbiata dei colleghi degli altri ordini di scuola, ha difeso oltre se stessa anche le generazioni dei totalmente indifesi, di quelli che non possono andare né in piazza né, per via della loro tenera età, sostenere i propri diritti argomentando con la parola. Chi parlerà allora per loro a parte i quattro soliti gatti spelacchiati di cui faccio parte nella pratica quotidiana?

Vediamo in questa fredda domenica di dicembre di pulire un po’ la casa dalla spazzatura che si è accumulata sotto i divani.

Spazzatura:

-numero esorbitante di alunni per classe

-più inserimenti in un’unica classe di 25 bambini di alunni con disagi di varia tipologia senza sostegno adeguato

-scomparsa dei moduli paritari, tre insegnanti su due classi, che permettevano sia la specializzazione sulla propria disciplina d’insegnamento (tanto utile per esempio a incentivare la lettura, citata nell’articolo del Corriere, e l’analisi di una molteplicità di testi) sia una stretta programmazione con i colleghi e una scelta, condivisa giorno per giorno, di linea educativa.

-introduzione lenta e inesorabile del maestro prevalente, poi divenuto “unico” o quasi unico (in realtà per coprire l’orario eccedente le 22 ore, gli insegnanti in organico nei plessi vanno a coprire le ore con insegnamenti come storia, geografia, scienze, immagine, motoria…: insegnamenti che divengono quasi un’ appendice, con ovvia perdita dell’interdisciplinarità

-eliminazione o erosione progressiva dei tempi delle compresenze che permettevano sia il recupero del disagio, sia l’arricchimento dell’offerta formativa

-riduzione dell’orario di scuola

-introduzione di progetti e progettini voluti dal territorio, ma spesso subiti o accettati dagli insegnanti stanchi di combattere una battaglia persa contro chi li ritiene sempre non all’altezza di “competere” con le novità. Anche in questo caso perdita della gestione dei tempi di apprendimento e di interdisciplinarità

-erosione continua e costante dell’ autostima degli insegnanti per mezzo di campagne mediatiche vergognose, con il risultato di far perdere fiducia nelle proprie competenze pedagogiche agli insegnanti di classe con un progressivo spostamento degli stessi verso l’accettazione dell’introduzione di esperti dall’esterno, ognuno con esigenze di orario che interrompono, nella maggioranza dei casi, la continuità didattica su tutte le materie e ovviamente anche sulla lingua italiana, quella che insieme con la matematica, viene poi testata dall’Invalsi. Anche in questo caso perdita della gestione dei tempi di apprendimento e di interdisciplinarità

-introduzione del voto numerico e di fatto una valutazione sempre più schematica e giudizi sommari in funzione dei documenti di valutazione ministeriali e di ricerca di medie matematiche impossibili nella primaria. Una tipologia di valutazione forse comoda per molti, ma francamente pedagogicamente insostenibile perché tanti danni produce a una serena e distesa creazione dei rapporti fra bambini, fra bambini e famiglie, tra famiglie e docenti, i quali tutti insieme dovrebbero invece mirare a far sì che la scuola elementare sia ricerca del sapere allo stato puro, la più pura e cioè quella che rispetta le condizioni di partenza di ognuno e le stimola attraverso una didattica scevra da verifiche continue e da paletti numerici. Il voto è una vera misura, anche se nei vari documenti ufficiali che la scuola produce, lo si maschera per mezzo di giudizi descrittivi accanto, si cerca di renderlo soft comunicando ai genitori i significati più gentili e rasserenanti possibili. Favole! Il voto introduce una bieca differenziazione troppo precoce e le sfumature di significato attribuite dagli adulti a esso, non sono comprese dai bambini. Mi dilungo sul voto, perché anche la lettura, oggetto dell’articolo del Corriere e dei dati esaminati, è qualcosa di estremamente condizionato dagli stati emotivi, dall’autostima e dalle relazioni con i compagni e le compagne. Chiaramente, non basta eliminare i voti per raggiungere la serenità in classe, ci vuole molto altro e questo molto altro lo si dovrebbe  incentivare con risorse e formazione sulla gestione dei conflitti, sulla relazione fra persone, sulle strategie di conduzione delle classi, strategie che esistono e danno ottimi frutti

-eliminazione delle sperimentazioni, anche di quelle a costo zero e produttive (non c’è bisogno  neppure di commentare il fatto che nella scuola eliminare la diversità, la ricerca, le strade divergenti, significa eliminare tout court la vivacità culturale, l’impegno, la passione per finire nell’appiattimento e nel grigiore più totale: perfino gli adulti rischiano di non leggere più indotti da una depressione costante dei loro impulsi intellettuali, figuriamoci le bambine!

Quadro finale: bambini in corsa per apprendere in meno ore  con insegnanti che perdono di anno in anno, da anni, la consuetudine ad aggiornarsi metodicamente concentrandosi sulla propri materia di insegnamento disperdendo energie culturali e professionali sia su altre materie  (ad esempio vedi la questione tutta italiana dell’aggiornamento obbligatorio in lingua inglese di docenti non laureati in tale ambito e che spesso addirittura non l’hanno mai studiato in tutto il proprio percorso scolastico) sia in miriadi di impegni da onorare per le varie commissioni nelle quali si devono portare avanti conversazioni estenunati e di solito conflittuali su come redigere varie tipologie di documentazioni atte a dimostrare che la scuola è preparata in materia di organizzazione, di relazioni con il pubblico, di programmi ministeriali (che nella primaria cambiano alla velocità della luce sempre in peggio, ma si finge che sia in meglio per accontentare prima un ministero, poi un altro, poi un altro…)

Per conoscere la scuola primaria e le maestre veramente non si devono frequentare i Collegi dei Docenti, bensì il backstage: là si sentono i problemi, là c’è il polso della situazione, là si parla di rabbia, di dolore per non avere più niente di ciò che si era ottenuto in anni e anni di lavoro e di battaglie per una scuola inclusiva, accogliente e competente al tempo stesso. Il resto sono chiacchiere cari giornalisti e prof. di Invalsi & Co.

Ora poi molte scuole saranno chiamate a formare i cosiddetti Comprensivi, insiemi di scuole dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado. Altre energie verranno spese  altrove per ricominciare a intrecciare nuove relazioni, a riempire in centinaia i Collegi, presieduti da un unico dirigente, il quale insieme coi docenti dovrà cercare nel tempo le vie giuste per riorganizzare il tutto. So che ci sono anche buone esperienze partite anni fa sul territorio, ma ora la questione è alquanto complessa e pericolosa per gli equilibri ormai divenuti instabili a causa dei tagli continui, delle fibrillazioni costanti indotte dalle politiche scolastiche di riforme e controriforme per nulla amate…il buon senso avrebbe richiesto di fermarci tutti a riflettere su ciò che non funziona nell’attuale organizzazione, nell’attuale situazione. Un bell’altolà per riprendere fiato, invece no…avanti tutta, mentre schiere di bambini e bambine avranno sempre maggiore bisogno di tutte le nostre energie.

Allora agli estensori dell’articolo dico: ma cosa state analizzando! Ma di che vi state occupando! Ma cosa state elucubrando!

 

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