Concorso a cattedra: una selezione senza costrutto

Concorso a cattedra: una selezione senza costrutto

di Enrico Maranzana

 

Un atto amministrativo può essere impugnato se viziato da

manifesta illogicità”.

Questo scritto vaglia la prova selettiva del concorso a cattedra, per valutarne la legittimità.

Una domanda ha significato

SE E SOLO SE

è rapportabile a un problema

SE E SOLO SE

illumina il campo d’indagine riducendone la variabilità

 

La proiezione del principio enunciato sul test messo a punto per la selezione degli aspiranti docenti produce un esito desolante: la relazione quesito/ambito di lavoro è inesistente.

Il testo della prova veicola un’immagine delle discipline linguistiche e informatiche superficiale, nozionistica, non strutturata, indipendente della strumentalità della conoscenza rispetto ai traguardi istituzionali.

Assurdo appare il senso ultimo del questionario: si possono mettere in dubbio le capacità logiche e la capacità di comprendere un testo d’una popolazione di laureati?

Il libero accesso alla banca dati contenente l’universo dei quesiti è irragionevole e deviante: incoraggia uno studio teso al superamento della prova, all’uniformarsi ad essa. Una moderna professionalità docente, invece, esige la capacità di affrontare l’imprevisto, di orientarsi in campi sconosciuti, di prefigurare percorsi, di rielaborare la conoscenza.

 

In tutti i sistemi organizzati la selezione del personale avviene sulla base di un mansionario, in funzione dell’attitudine del soggetto a interagire positivamente con l’ambiente di lavoro.

!  Ma nella scuola no  !

L’accertamento non ha soppesato la padronanza della legislazione scolastica, della relativa terminologia, dell’esatta percezione delle finalità del sistema, della struttura decisionale, di chiari e oggettivi riferimenti per la costituzione di rapporti collaborativi.

Alcuni criteri utili alla realizzazione d’una congrua prova d’esame sono visibili in rete: “Concorso a cattedra: un freno all’ammodernamento del sistema scolastico”.

Spostiamo il focus sulla sezione riguardante le competenze digitali: le domande sono banali, di superficie, estranee alla cultura informatica.

Il clima intellettuale veicolato dal test è sintetizzato dalla proporzione:

quesito d’informatica : cultura informatica = grafia di Einstein : teoria della relatività

Se i questionari fossero stati adeguatamente concepiti avrebbero focalizzato la capacità di modellare, la capacità di cooperare, la capacità di formulare ipotesi, la capacità di gestire gli errori e, più in generale, la capacità di progettare.

Quest’ultima capacità avrebbe dovuto essere l’architrave della prova d’ammissione dato che “L’autonomia delle istituzioni scolastiche  si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione”.

 

Come giudicare l’annuncio del Miur che esalta il suo successo nel selezionare i più preparati e i più giovani? [!?.. preparati  ..?!] Non avrebbe ottenuto più agevolmente lo stesso esito utilizzando le competenze atletiche come crivello?

 

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