Lo strano concorso DS in Campania!

Farsa alla napoletana o scherzo di carnevale?
Lo strano concorso DS in Campania!

di Domenico Ciccone

È una strana vicenda, quella del Concorso per Dirigenti scolastici in Campania, almeno da oggi in avanti. Strana  non perché  molto diversa da quelle del Molise, del Lazio o della Lombardia ma solo a causa della modalità inconsueta di tutela che il giudice di prime cure ha voluto applicare. Non un’ ordinanza che, nelle more della pronuncia di merito, consentisse ai candidati esclusi alle prove orali di sostenerle con riserva, ma una sospensione cautelare dell’intera procedura concorsuale in attesa del 3 luglio quando, tra afa ed esami di Stato, nei quali si presume saranno impegnati, come presidenti e commissari, molti dei candidati al concorso, dovrebbe pronunciarsi con il giudizio di merito e decidere le sorti dell’ennesimo avvelenato e psicotico concorso italiano.

È come se  una farsa napoletana fosse stata clamorosamente interrotta nel bel mezzo del terzo atto, quando di regola devono chiudersi tutti gli intrecci e tutti gli equivoci devono addivenire alla loro vera sostanza di malinteso ponendo così le basi per un finale imprevedibile.

È fin troppo facile comprendere i motivi di tale drastica decisione, se essa viene letta alla luce delle accuse che sono state mosse alla regolarità dell’intera procedura quando riferita al necessario substrato dei requisiti e delle incompatibilità dei componenti delle commissioni. Non mi pronuncio affatto su tali elementi, rispetto la decisione del  tribunale amministrativo e aspetto le contromosse dell’Amministrazione, se ce ne saranno.

Tuttavia, mi preme sottolineare con amarezza che ormai vi sono due verità indubitabili:
–         l’Amministrazione scolastica non è più in grado di gestire le procedure di selezione del personale in maniera decente. Vi sono ormai troppe situazioni nelle quali – tra buste trasparenti, commissari o presidenti con impedimenti veri o presunti, procedure irregolari e membri delle commissioni più o meno compromessi – intere procedure concorsuali sono andate letteralmente perdute, con gravi danni alla scuola, alla sua immagine ed alla necessità del suo buon andamento, peraltro garantito dalla Costituzione.
–         ormai si diventa professore, dirigente o quant’altro  nella scuola, quasi sempre  per privato ricorso piuttosto che per pubblico concorso. Gli avvocati, con una sicumera inspiegabile, smontano e rimontano qualsiasi regola ed ordinanza ministeriale dimostrando davanti ai giudici tutto ed il suo contrario. Talvolta, gli studi legali devono essere accorti a non intraprendere, nella stessa procedura concorsuale, procedimenti contrastanti o contraddittori, viste le richieste dei candidati/clienti che configgono, a loro volta, negli interessi e nelle motivazioni.

Credo che possa essere posta la parola fine a queste penose ed imbarazzanti situazioni. Occorre che l’Amministrazione scolastica recuperi la sua autorevolezza e la sua capacità di gestire il reclutamento con speditezza, trasparenza e dignità. Non si tratta di farse o di scherzetti, che non si sa mai come andranno a finire, qui stiamo reclutando la classe dirigente della scuola proiettata nei prossimi venticinque/trenta anni.

Cosa staranno pensando i comuni cittadini della povera Italia di fronte all’ennesimo default dell’Amministrazione scolastica in una procedura di selezione tanto importante e delicata poiché riferita ai Capi d’Istituto?

Ormai  molti pensano che il nostro sistema sia malato e qualcuno pensa che sia proprio moribondo. Qualcun altro, non perchè siamo in Campania, pensa che ci troviamo di fronte alla solita farsa che, proprio in quanto tale, non si sa mai come va a finire.

E direi che tutti hanno proprio ragione!

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