“Effetti personali”

“Effetti personali”

di Gerardo Marchitelli

Mi rendo conto che parlare di valutazione della performance dei docenti significa trovarsi di fronte a mille variabili “immateriali”, didattiche ed educative, difficilmente misurabili, visto anche, il rapporto di questi, con il contesto scolastico, ricco di infiniti battiti di vita, ugualmente diversi, classe per classe, città per città, regione per regione.

Creare sistemi di valutazione esterni alla scuola volti a certificarne la qualità, in base ai livelli di apprendimento degli alunni, è una operazione che racchiude enormi difficoltà di garanzia e, se poi, a tutto questo, escludiamo quel mondo, in cui gli apprendimenti, si producono e si registrano, il tutto, non risponderà all’oggetto preso in esame.

Una scuola di qualità è data dalla “riflessione” che il docente consuma all’interno del rapporto insegnamento-apprendimento. E’ data, da quel momento in cui il docente, cerca nei suoi “effetti personali”, gli strumenti utili ai bisogni e alle risorse degli alunni.

In tale prospettiva, il docente si configura, come un operatore degli attrezzi didattici, ma soprattutto, come un ricercatore di strumenti che abbiano potenzialità volte ad aiutare a colmare le lacune o a offrire percorsi di eccellenza.

Un docente “attrezzato” è di certo un professionista che in ogni luogo farà bene, a prescindere dal contesto scolastico, non solo, ma anche di fronte agli insuccessi dell’alunno, si avrà la garanzia di aver avuto nel rapporto insegnamento-apprendimento, un docente capace.

Con ciò, non si mette in dubbio la qualità degli strumenti, testo compreso, ma la quantità degli stessi: numero di entità che determinerà la “ricerca” delle soluzioni, la “ricchezza delle proposte” , le possibilità di “ricezione” dei saperi e la qualità dell’insegnamento.

Un migrare dalla valutazione dell’alunno o della scuola alla verifica della dotazione strumentale del docente, delle sue capacità di impiego e del consumo degli attrezzi, utili alla didattica e all’alunno.

L’intera attrezzatura, pur se formalmente separata dal fenomeno della comunicazione tra il docente e l’alunno,  è altamente determinante per la decodifica, per l’interpretazione e per la comprensione dei messaggi.

L’apprendimento è senza perplessità un processo intenzionale ed è fortemente influenzato dal contesto e dalla situazione di partenza degli alunni, ma è anche un processo decisamente influenzato, dall’esperienza e dall’esposizione” agli stimoli.

L’alunno è una entità che assorbe, converte e produce reazioni, determinate da stimoli che non solo dovrebbero essere prolungati per un tempo sufficiente, ma  diversi fra essi per tipologia di effetti, accomunate dal fatto di aiutare la comprensione e migliorare i livelli di apprendimento. 

Non vi sono tipologie comunicative o strumenti didattici da confinare in soffitta, tutto serve, quello che non è ammissibile è la povertà degli strumenti o la sola propria capacità comunicativa, la quale rischierebbe di essere funzionale in un determinato contesto e molto probabilmente povera in altri.

Nessun dubbio sulla validità dei procedimenti, delle strategie e delle procedure messi in atto intorno al testo scolastico adottato; lo stesso dicasi, per la comunicazione “frontale”, “partecipata” dal posto, alla lavagna e nello svolgimento degli esercizi a casa, ma il tutto, a volte, potrebbe non bastare, non essere funzionale, non creare una efficace ricezione degli stimoli.

Si rischia di fronte agli insuccessi degli alunni, di ripetere lo stesso percorso dall’inizio, ritenendo valida la modalità della comunicazione e considerando illuminanti i procedimenti adottati, con il risultato ovvio di un ulteriore fallimento, dettato e dovuto dal solo alunno, il quale, di fronte ad un ulteriore tempo di apprendimento, non poteva che comprendere.

Questo modo di procedere da parte dell’insegnante è proposto in ogni classe, già all’interno della stessa scuola, la quale a pieno titolo, potrebbe rappresentare senz’altro, tutte le micro realtà dell’intero territorio nazionale.

E’ necessaria una forte azione di formazione per arricchire le modalità di comunicazione del processo di insegnamento al fine di offrire ulteriori possibilità risolutive nell’apprendimento, altrimenti, si rischia di valutare erroneamente, la qualità della scuola, legata, decisamente, alla presenza “fortunata” di alunni di qualità.

La formazione dei docenti è l’unica strada percorribile e la verifica delle capacità d’uso e del consumo degli strumenti didattici sono le uniche oggettività reali da valutare.

La ricerca va, necessariamente, condotta sugli strumenti, oggetti della realtà, che non rappresentano altro che se stessi, lontani da quel mondo sconfinato di variabili in cui l’alunno si muove e cresce.

L’analisi e lo studio dei livelli “finali” di apprendimento degli alunni da parte di enti esterni, sono prive di notizie, quali: la diagnosi di partenza dell’alunno, l’adeguatezza metodologica, gli aspetti motivazionali e la famiglia di provenienza; il rischio è di avere sostanziali fraintendimenti e scollature fra i percorsi dell’allievo e l’attività dell’insegnante. Scollature che di solito portano il valutatore esterno ad inasprire i metodi di valutazione, gli esami e i test, tralasciando ancora una volta l’accertamento della garanzia di un percorso di insegnamento “professionale”.

In ogni indagine valutativa, bisogna focalizzare l’attenzione sull’elemento che determina il tutto o il quasi tutto, sul fattore che influenza maggiormente il fenomeno in esame.

Nell’ambito pedagogico-didattico tutte le variabili che determinano i livelli di apprendimento, possono senz’altro essere confinate in una matrice, finalizzata all’ analisi di tipo matematico/statistico, ma nessuno pensi che da questa analisi possa scaturire una valutazione o delle risposte che possono essere di aiuto al decisore o al legislatore.

Non vi è percorso, piano, progetto didattico che non sia condizionato dagli strumenti, dagli “utensili” e dalle loro modalità di applicazione, che non sia guidato dai canali di comunicazione e dai codici usati; influenzato dalle risorse strumentali a disposizione e dalle funzionalità intrinseche dei mezzi.

Il docente è un “comunicatore” di conoscenze finalizzate al cambiamento della persona, una sorta di “innovatore” della persona. Innovazione che non può prescindere dalle modalità di trasferimento delle informazioni e dalla loro capacità di innovare. L’apprendimento è decisamente influenzato dalla comunicazione e dai suoi mezzi.

Facciamo del testo scolastico adottato il faro di tutto il percorso, la guida del cammino didattico e abbiniamo ad esso suoni e immagini in movimento, commenti e opinioni dei protagonisti del dato trattato, proiezioni filmiche dei luoghi e, soprattutto, avviciniamo agli alunni le COSE.

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