8 Marzo 2013 dalla parte delle bambine

8 Marzo 2013 dalla parte delle bambine

di Claudia Fanti

Nel web circolano immagini di donne giovani e belle accompagnate da didascalie del tipo “io l’8 ogni giorno”. Sono alte, snelle, con volti che comunicano malinconia, tristezza, inquietudine, preoccupazione per un presente nemico e violento che potrebbe annientare tanto splendore…mi vien fatto di pensare a tutte le donne che potrebbero dire “l’8 da un tempo ormai lontano per la società, composta anche dai miei cari  prima giovani e ora resi fragili e indeboliti da politiche dissennate, nonostante i miei immani sforzi per trovare un’armonia fra condizioni economiche e  vita il più possibile dignitose”.

Questa seconda tipologia di donne ha le rughe, frequentemente ha disturbi e malattie, non ha denaro per curarsi, ma tira avanti senza poesia e senza più bellezza, né la propria né quella a cui non può accedere a causa delle ristrettezze economiche, e cioè quella dell’arte e della cultura in generale. D’altra parte se le donne occidentali sono malconce, lo sono ancor più le altre, quindi? La strada è impervia anche se le difficoltà sono sapientemente edulcorate dai media e dalla rappresentazione che essi offrono della figura femminile.

Guardo le bambine della mia classe: sono piccole, fragili e francamente, osservandole, vien voglia di abbracciarle per la loro determinazione ad apprendere,  per la costanza nel voler migliorare i propri risultati. Sono meravigliose proprio per la loro non consapevolezza della propria bellezza, del proprio essere capolavori colorati e affascinati dal sapere, con gli occhi spalancati sul mondo.

Sono collaborative, solidali, pronte a sostenere i compagni in difficoltà, sono in gran parte materne, pazienti, piuttosto ordinate… tutte caratteristiche che si ritengono appartenere alle donne…

E forse le loro competenze sociali che affiancano le altre sono e saranno la loro forza e la loro debolezza insieme. Sì, perché vedo le anziane ogni giorno impegnate a sostenere i piccoli nipoti e gli anziani più anziani di esse. Le vedo caricarsi sulle spalle tutte le responsabilità di famiglie che sempre più soffrono l’attuale crisi economica, come sempre è stato del resto.

Le vedo coi volti segnati, con le pieghe agli angoli delle labbra, con le occhiaie sempre più profonde; le sento respirare con quel lieve affanno nel parlare, con la voce logorata dal fumo di qualche sigaretta usata più come pacificatore che non per vizio…nascondono le loro occupazioni e preoccupazioni, la loro rabbia per una politica che non le pensa e non considera il loro immane sforzo per far quadrare il bilancio familiare, non si interessa dei problemi di loro stesse e dei loro cari. Le ascolto mentre mi dicono che non sopportano i rapporti muscolari dei vari partiti e protagonisti, non sopportano più la baldanzosa superficialità di alcuni personaggi vecchi e nuovi che fanno politica.

Le anziane sono pragmatiche, critiche, con una volontà cocciuta che le aiuta e le ha aiutate nella Storia. Attendono un segno che consenta loro di poter finalmente riposare, scegliere, proiettarsi in un futuro fuori dai luoghi di lavoro per poter raccogliere i propri pezzi di vita seminati ovunque.

Nelle mie fatiche quotidiane per essere sempre vicina al mondo dei bambini e delle bambine ho sempre dato grande valore e energie all’insegnamento della Storia. Non ne sono pentita per molti motivi, uno fra tutti quello che verifico ogni giorno e cioè che i piccoli sono profondamente interessati a scoprire le radici della loro esistenza e anche a esprimere opinioni e a trovare un modo sempre più raffinato per carpire i “segreti” della lingua, l’etimologia delle parole, l’utilizzo delle stesse, l’originale ricerca della metafora per scendere nei meandri della propria storia, della vita e dei rapporti familiari, del come si sono formati e da quali presupposti sono scaturiti.

Le bambine sono le più entusiaste nel constatare l’evoluzione dei costumi, le pause, le cadute e le risalite nella storia delle abitudini e delle consuetudini. Esse sono un po’ lo specchio della storia delle donne che dalla parte delle oppresse sono state le più motivate a cambiare, a risalire la china in una società organizzata dagli uomini.

Esse manifestano un’inclinazione alla critica e alla riflessione sugli avvenimenti. Pongono serie domande su ciò che l’attualità propone loro, conversano e si animano se ascoltano le notizie che provengono dai media.

Trovo poco democratico, come del resto molto altro, l’aver “fermato” la primaria allo studio della Storia di Roma. Mi pare assurdo e contraddittorio in particolare se si pensa a quanta enfasi viene posta sulla modernità, sulla tecnologia, sulla pretesa di avviare un’istruzione tesa a un’apertura verso i social network e la comunicazione in rete.

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