Bisogna slegare la valutazione

Bisogna slegare la valutazione

di Stefano Stefanel

L’approvazione del Regolamento sul sistema nazionale di valutazione da parte del Governo tecnico in carica per la sola ordinaria amministrazione provocherà nei prossimi mesi proteste, distinguo, osservazioni, serrate e tutto quello che siamo ormai abituati a veder accadere nel mondo della scuola. Credo sia necessario prendere atto che una parte consistente della scuola italiana e dell’opinione pubblica ritenga che solo un “oscurantismo progressista” possa mettere fine alla deriva aziendalista e “cinese” della scuola: a tal proposito è veramente interessante l’articolo di Gabriele Boselli, Indicazioni “made in China” e indicazioni perenni, in cui si descrive con affetto un mondo culturale che non c’è più, si travisa il concetto stesso di competenza, ma almeno non si insulta. Gli “oscurantisti progressisti” copiosamente invece insultano attraverso un linguaggio solo apparentemente tecnico, ma facendo questo indicano una sola via: non modificare nulla e ritornare il più possibile indietro (dalle indicazioni ai programmi, dal sistema nazionale di valutazione alla non valutazione del lavoro dei docenti, dalle competenze alle conoscenze e abilità, dai dirigenti ai presidi o direttori didattici, dalla responsabilità personale all’irresponsabilità assembleare, dalla costituzione modificata alla vecchia costituzione, ecc.) per fermare la deriva anticostituzionale e aziendalistica imboccata dalla scuola italiana. Per cui l’oscurantismo che nega ad ogni novità una qualsivoglia cittadinanza anche solo sperimentale costituisce in quanto difesa della scuola democratica di un tempo il vero progressismo.

In questo clima articoli come quello di Antonio Valentino Il nuovo regolamento del Sistema Nazionale di Valutazione. I pro e i contro e un dubbio di fondo o come quelli di Franco De Anna (Valutazione delle scuole e valutazione degli apprendimenti del 4 febbraio 2013, Valutazione delle scuole e sterco del diavolo. Risorse economiche e “risultato del 24 febbraio 2013, Valutazione delle scuole: il corto-circuito semantico tra risultati e apprendimento del 24 marzo 2013) possono apparire come tentativi quasi “collaborazionisti” di rendere fattibile ciò che costituisce una mutazione irreversibile e pericolosa del sistema scolastico nazionale e cioè il semplice fatto che le scuole italiane perdono la totale titolarità sulla valutazione e diventano soggetti valutati.

 

I PROBLEMI DELLA VALUTAZIONE DI SISTEMA IN ITALIA

         Poiché sono uno dei circa 200 mentori deputati ad accompagnare i dirigenti neoassunti in questo anno scolastico, il nuovo SNV che viene avanti e che in futuro dovrebbe coinvolgere tutte le scuole e tutti i dirigenti lo sto vivendo dall’interno nella sua fase iniziale. Il Rapporto di autovalutazione come prologo al Piano di miglioramento da inserire poi come obiettivo contrattuale per il dirigente scolastico è il punto fondante di tutta la strategia valutativa ministeriale. Stabilire se questa sia ordinaria amministrazione o straordinario mutamento è un compito che lascio ad altri: mi limito a sottolineare che negli altri sistemi scolastici è ordinaria amministrazione. Devo dire che dal mio punto di vista questa è un’esperienza interessante, pensata con acume e che può dare una svolta significativa ad un vero SNV. In questo senso sono molto “collaborazionista” anch’io. Segnalo soltanto che tutto il percorso formativo dei dirigenti scolastici neoassunti si basa su un’analisi serrata dei dati dell’Invalsi, vissuti come un punto di partenza necessario entro cui inserire sia il Rapporto di autovalutazione sia il Piano di miglioramento.

A tal proposito penso possa essere interessante collegare questa mia esperienza di mentore con quella di dirigente scolastico nel Friuli Venezia Giulia. In questa regione ci sono istituti del secondo ciclo con risultati nei test Ocse-Pisa di livello nordico (molto sopra la media nazionale) e risultati nei test Invalsi di eccellenza assoluta soprattutto in matematica (sopra la media nazionale). Oltre a questi risultati oggettivi esterni queste scuole registrano però tasso di insufficienze simili a quelli di regioni con risultati disastrosi nelle rilevazioni citate. Il dato veramente interessante è quello secondo cui pochissimi docenti sono disponibili a discutere l’oggettiva contraddizione dei due dati: abbiamo gli studenti più bravi, ma è normale che ci siano molti debiti.

Il SNV sta insomma diventando un sistema parallelo di analisi e valutazione con le scuole organizzate a “legare” la valutazione al rapporto diretto tra docente e studente, quasi che l’Invalsi sia un corpo estraneo e il Pisa un sistema aziendale euro tecnocratico di cui vantarsi magari nelle “scuole aperte”, ma di cui anche diffidare. Valutare scuole e dirigenti sui risultati degli alunni sembra un meccanismo che porta alla perversione del “teaching to the test”, anche se nelle scuole italiane esistono i terribili e anacronistici “teaching to the compito in classe”, “teaching to the interrogazione”, “teaching to the esame di stato” che nulla hanno a che fare con l’acquisizione di apprendimenti efficaci e competenze durature.

 

SLEGARE LA VALUTAZIONE

         La valutazione va slegata dalla sua storia, dalla sua prassi, dalla sua dottrina italiana, dalla sua normativa di riferimento, dalla sua autoreferenzialità, dal suo misurare l’adeguamento dello studente all’insegnante, dal suo rapporto con programmi che non esistono più, dalla sua punitività sommativa. Personalmente ritengo sia necessario agire sulla valutazione degli apprendimenti e sulla certificazione delle competenze per connetterle in un sistema di crediti che modifichi lo stantio metodo valutativo attraverso i compiti in classe (almeno tre a quadrimestre), le interrogazioni (almeno due a quadrimestre), lo studio collegato al voto. Se si agisce su questo terreno diventerà abbastanza semplice stabilire un rapporto tra apprendimenti degli studenti, certificazione delle loro competenze, valore aggiunto della scuola, indirizzo ministeriale, test Invalsi. Il problema è slegare studenti e docenti dal rapporto insegnamento/voto, frutto della logica gentiliana gerarchico-classista, che chissà perché piace a tutti i “progressisti” della scuola.

La proposta che faccio di seguito è molto semplice e non implicherebbe neppure grandi stravolgimenti normativi. Benché io sia un fautore dell’eliminazione del valore legale del titolo di studio e delle bocciature la mia proposta può benissimo convivere con entrambi. Si tratta di slegare la valutazione degli studenti dagli attuali lacci e riportarla nel vecchio alveo del suo ruolo formativo.

La valutazione annuale dello studente si fa in centesimi (come all’esame di stato conclusivo del secondo ciclo) attraverso un sistema di crediti attribuiti da tre discipline (italiano, matematica e inglese) tramite una valutazione di apprendimenti e, nelle altre discipline, tramite certificazione di competenze lasciando poi due bonus per il comportamento e l’andamento generale dello studente. Fornisco due brevi esempi di schede per le scuole secondarie di primo grado e per il triennio dei licei scientifici, in quanto abbastanza universali e di semplice comprensione.

 

SCHEDA DI VALUTAZIONE PER LA SCUOLA SECONDARIA DI 1° GRADO

Per ogni voce si indica il credito massimo attribuibile

  1. VALUTAZIONE
ITALIANO

10

MATEMATICA 10 INGLESE

10

COMPORTAMENTO

5

ANDAMENTO GENERALE

(impegno, partecipazione, puntualità, ecc.)

5

TOTALE MASSIMO 40
  1. CERTIFICAZIONE DELLE COMPETENZE

(Le competenze acquisite vanno descritte in base alla loro definizione stabilita dal collegio docenti – Per ogni voce si indica il credito massimo attribuibile)

SECONDA LINGUA COMUNITARIA  

7

STORIA  

7

GEOGRAFIA  

7

SCIENZE  

7

SCIENZE MOTORIE  

7

ARTE E IMMAGINE  

7

TECNOLOGIA  

7

MUSICA  

7

CREDITI DIDATTICI

(Attività trasversali organizzate dalla scuola e IRC per chi l’ha scelta)

 

4

TOTALE MASSIMO

60

  1. VALUTAZIONE FINALE

100

 

SCHEDA DI VALUTAZIONE PER IL LICEO SCIENTIFICO (triennio)

Per ogni voce si indica il credito massimo attribuibile

  1. VALUTAZIONE
ITALIANO

10

MATEMATICA 10 INGLESE

10

COMPORTAMENTO

5

ANDAMENTO GENERALE

(impegno, partecipazione, puntualità, ecc.)

5

TOTALE MASSIMO 40
  1. CERTIFICAZIONE DELLE COMPETENZE

(Le competenze acquisite vanno descritte in base alla loro definizione stabilita dal collegio docenti)

FISICA  

8

STORIA  

8

FILOSOFIA  

8

SCIENZE C.F.N.  

8

LATINO  

8

SCIENZE MOTORIE  

8

DISEGNO E STORIA DELL’ARTE  

8

CREDITI DIDATTICI

(Attività trasversali organizzate dalla scuola e IRC per chi l’ha scelta)

 

4

TOTALE MASSIMO

60

  1. VALUTAZIONE FINALE

100

 

Per i fautori delle bocciature e dei debiti è sufficiente stabilire la soglia per la promozione o la bocciatura. Se si vuole alimentare un sistema orientativo e personalizzante la soglia potrebbe essere 40. Se si vuole selezionare 60. Ma questo richiede un’analisi successiva alla scelta del sistema di valutazione. Questo sistema lascerebbe nell’ambito della tradizione italiana solo tre materie, inserendo le altre (comprese latino e fisica nell’esempio liceale e le “vecchie” educazioni nell’esempio relativo alla scuola secondaria di primo grado) in un più organico sistema di certificazione delle competenze.

In questo modo le Indicazioni nazionali non potrebbero più essere scambiate da nessuno per programmi, i collegi dei docenti dovrebbero darsi criteri chiari di valutazione e certificazione avviando una vera personalizzazione dei percorsi formativi dei propri studenti. Inoltre il voto in sé perderebbe la sua valenza messianica e diventerebbe uno strumento formativo non sempre necessario (ad esempio nella formazione del credito in scienze motorie, arte e immagine, tecnologia). A quel punto il rapporto tra la scuola e il suo ambiente di riferimento diventerebbe essenziale perché la scuola potrebbe avviare percorsi locali virtuosi per rispondere a bisogni non necessariamente universali. Il sistema sarebbe facilmente misurabile, perché la costruzione della valutazione finale tramite crediti permetterebbe in ogni momento di verificare quali sono gli investimenti strategici della scuola. In questo modo il Rapporto di autovalutazione creerebbe un Piano di miglioramento incisivo e forse condiviso.

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