La storia è maestra di vita

La fattibilità del programma del ministro Carrozza

La storia è maestra di vita

Enrico Maranzana

Il ministro M.C. Carrozza ha presentato il suo programma di governo e ha elencato gli aspetti che qualificheranno la sua azione. Il suo successo in campo formativo- educativo-dell’istruzione dipenderà dalla ricerca, dall’identificazione e dalla rimozione delle cause che hanno sterilizzato le innovazioni elaborate e introdotte negli ultimi decenni, tra cui

  • l’esame di maturità del 1969      [CFR – Nuova secondaria 6/1999 “Tra elusioni e omissioni”];
  • i decreti delegati del 1974             [CFR in rete “Coraggio! Organizziamo le scuole”];
  • i programmi della scuola media del 1979 [CFR in rete “Riformare la scuola media: perché”].

E’ metodologicamente sbagliato ricondurre l’origine dei fallimenti delle citate riforme a incongruenze ideative: un errore commesso da tutti, indistintamente.

Il male che infetta nel profondo il servizio scolastico ha snaturato anche le procedure per la certificazione della qualità     [CFR in rete “Voti, valutazione, insufficienze: parole che offuscano il problema educativo”].

 

La battaglia da vincere ha natura culturale

Gli obiettivi sono:

  • infrangere la fissità della scuola;
  • aiutarla a percepire l’unitarietà dei processi educativi;
  • promuovere la coralità, l’interdipendenza, la sinergia degli insegnamenti, caratteri postulati da decenni dal sistema di regole in cui vive.

Le scuole, in questi giorni, hanno certificato le competenze di fine biennio degli studenti della secondaria superiore [D.M. 9/2010]; adempimento che mostra il loro perseverare nell’errore di sempre: i Piani dell’Offerta Formativa non formulano ipotesi, non sviluppano strategie unitarie per la loro promozione [legge 53/2003].

La certificazione è un atto meramente formale, ininfluente rispetto alla “progettazione e realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana” [DPR 275/99].

I documenti di programmazione dell’attività delle scuole prefigurano situazioni parcellizzate, saldamente ancorate alla trasmissione delle conoscenze delle singole discipline: il paragrafo “valutazione” dei POF, che enuncia i criteri adottati per rilevare gli  scostamenti tra obiettivi programmati e risultati conseguiti, non lascia spazi interpretativi.

Se ne trascrivono alcuni, rappresentativi dell’universo delle scuole italiane:

Liceo classico statale Umberto I° – Palermo

I seguenti criteri di valutazione vengono assunti dai singoli consigli di classe e dai docenti perché procedano in modo obiettivo ed uniforme alla valutazione dell’allievo.

Essi fanno riferimento orientativo alle coordinate delle seguenti categorie cognitive:

1) conoscere;

2) comprendere;

3) analizzare;

4) fare inferenze;

5) sintetizzare;

6) valutare.

Inglobano anche aspetti del comportamento acquisiti in forma stabile, come:

1) l’acquisizione di un ruolo consapevole;

2) la partecipazione al dialogo educativo;

3) la frequenza;

4) la produzione di lavori autonomi.

 

Liceo scientifico statale Nomentano – Roma

1. in presenza di carenze più o meno gravi in più di tre discipline, verrà dichiarata l’impossibilità che l’alunno frequenti la classe successiva con profitto e la decisione di non ammissione;

2. in caso di valutazioni di insufficienza da una a tre discipline, il Consiglio di classe per deliberare l’eventuale “sospensione di giudizio” nello scrutinio di giugno, offrendo allo studente la possibilità di recuperare durante la pausa estiva grazie alle attività di sostegno offerte dalla scuola e allo studio individuale, dovrà considerare:

a)  l’entità e la diffusione delle carenze nella preparazione

b)  se l’alunno possieda le necessarie capacità di recupero e la volontà di impegnarsi

c)  se sia avvenuto il recupero di eventuali lacune pregresse

d) che la disciplina insufficiente non sia stata portata a sufficienza tramite voto di Consiglio di classe nello scrutinio finale dell’anno precedente

La prova di verifica finale e l’analisi dell’intero percorso curricolare dell’anno scolastico consentirà, come previsto dalla normativa, al Consiglio di classe di chiudere lo scrutinio, valutando definitivamente la preparazione dello studente, con ammissione o non ammissione all’anno successivo.

Se nello scrutinio finale (giugno e/o settembre) il Consiglio di classe decide di aiutare lo studente (max. in 1 disciplina a giugno e in 1 disciplina a settembre) portando a sufficienza una valutazione di non piena sufficienza

 

Istituto Tecnico Industriale Satale “C. GRASSI” – Torino

LINEE DI AZIONE PER LA VALUTAZIONE DELL’APPRENDIMENTO DEGLI ALUNNI

I criteri di valutazione da adottare per le valutazioni dell’apprendimento degli alunni in sede di scrutinio finale sono definiti dal Collegio Docenti con la delibera che segue:

“ Nella valutazione finale è necessario tenere conto :

– del livello di apprendimento dei contenuti ( con particolare attenzione agli obiettivi minimi prefissati)

– del percorso di apprendimento e quindi se si è avuto nel corso dell’anno un miglioramento, oppure un rendimento statico o, peggio, decrescente

– del livello di impegno personale nello studio a casa.

La valutazione complessiva del Consiglio di Classe non deve essere una semplice valutazione sommativa, ma deve tener conto di tutte le informazioni che possono contribuire alla formulazione di un giudizio sullo studente; in particolare è opportuno valutare:

– il giudizio acquisito nelle diverse discipline, sulla base dei criteri di cui prima

– il livello di partecipazione ad eventuali corsi di recupero e/o sostegno in termini di risultati finali e di comportamento durante il corso

– la presenza nell’allievo di particolari attitudini verso un’area culturale o una disciplina

– l’atteggiamento complessivo dello studente nei confronti sia dei compagni, sia del personale tutto della scuola, ai fini della valutazione della condotta.

ITCS Rosa Luxemburg – Bologna

VALUTAZIONE DISCIPLINARE

Voto1-2: l’allievo non ha offerto la possibilità di valutazione, non ci sono elementi valutabili e non fornisce informazioni sull’argomento proposto (es. consegna il compito in bianco)

Voto 3:  l’allievo non coglie il significato delle richieste e non le pone in relazione con le conoscenze che dovrebbe aver acquisito

Voto 4: l’allievo ha lacune nei contenuti disciplinari, l’applicazione è confusa, frammentaria e le competenze linguistiche risultano limitate

Voto 5 l’allievo applica le conoscenze in modo parziale e non del tutto corretto. Organizza con incertezza i contenuti solo se guidato

Voto 6: l’allievo sa cogliere le richieste essenziali, le risposte fornite sono poco approfondite, ma coerenti facendo anche affidamento alle proprie capacità mnemoniche

Voto 7: l’allievo dimostra conoscenze chiare e corrette, approfondite solo per situazioni già note, acquisite anche con lo studio personale

Voto 8: l’allievo possiede conoscenze chiare e sostanzialmente complete dei contenuti disciplinari che applica in maniera coerente alle richieste

Voto 9-10: l’allievo possiede una conoscenza precisa e articolata dei contenuti che sa rielaborare in maniera autonoma.

VALUTAZIONE FINALE

Ogni proposta di voto deve tener conto:

1  .Esiti di un congruo numero di prove

2.  Impegno, interesse, partecipazione e progressione degli apprendimenti

3.  Valutazioni espresse in sede di scrutinio intermedio

4. Esiti delle verifiche relative alle attività di sostegno e/o recupero, che, se migliorative,  sostituiscono il p.3

Istituto Professionale “S. de Sandrinelli” – Trieste

Il Consiglio di Classe dovrà tenere conto:

  1. della possibilità dell’alunno di raggiungere gli obiettivi formativi e di contenuto proprie delle discipline interessate, nell’anno scolastico successivo;
  2. della possibilità di seguire proficuamente il programma di studi di detto anno scolastico. in particolare tali alunni sono valutati sulla base delle attitudini ad organizzare il proprio studio in maniera autonoma o guidata, ma coerente con le linee di programmazione indicate dai docenti.
  3. per gli studenti di tutte le classi, ai fini della valutazione finale di ciascuno studente, è richiesta la frequenza di almeno i tre quarti dell’orario annuale. il mancato conseguimento del limite minimo di frequenza può comportare l’esclusione dallo scrutinio finale e la non ammissione all’esame di stato.

Il Consiglio di Classe – in coerenza con gli obiettivi didattici e formativi stabiliti in sede di programmazione – prima dell’approvazione dei voti, considererà i seguenti parametri valutativi per l’ammissione alla classe successiva degli studenti con una o più insufficienze:

a)    il miglioramento conseguito, rilevando e valutando la differenza tra il livello di partenza e il livello finale;

b) i risultati conseguiti nelle attività di recupero disciplinare organizzate dalla scuola

c) il curriculum scolastico, con particolare riferimento ai debiti formativi; infatti, il mancato recupero del debito formativo, inciderà negativamente sulla valutazione complessiva dello studente;

d) l’impegno e la partecipazione nello studio, l’attività svolta in sede di stage aziendale e nell’area di progetto – dove prevista – la frequenza e il comportamento.

 

Dare concretezza al programma di governo

Le intenzionalità del ministro potranno essere realizzate solo se gli operatori scolastici disporranno di un lessico condiviso e se ci saranno chiari e univoci indirizzi per la progettazione di percorsi atti a promuovere le competenze degli studenti.

Il mondo della scuola riempie di significato le “parole chiave” scegliendo arbitrariamente il contesto di  riferimento. Le teorie pedagogiche o il parlato familiare ne sono un esempio.

Qual è il contenuto di “educazione”?

Anche i regolamenti di riordino, elaborati dal Miur nel 2010, sono viziati dallo stesso errore: hanno come riferimento dichiarato le raccomandazioni del Parlamento Europeo.

La legge dello Stato è l’ambito di definizione dei termini/concetti dell’Istituzione Scuola: dall’analisi dei testo deve derivare il loro significato      [CFR in rete “On. Ministro Maria Chiara Carrozza, non dimentichi d’esser donna di scienza”].

La seconda condizione per il successo del programma del ministro Carrozza è legata sia al superamento dalla confusione organizzativa:

  • Il sistema informativo è labirintico sia per la struttura, sia per la ridondanza dei messaggi. Si pensi ad esempio all’Invalsi, tipico organo di staff del Miur [consulenza] che è stato collocato in linea [sovraordinato alle scuole]   [CFR in rete “Coraggio! Organizziamo le scuole”];
  • La funzione del dirigente scolastico è configurata in dispregio della legge    [CFR in rete “Quale formazione per il dirigente scolastico?”]

sia  all’assunzione della progettualità come architrave del servizio:

  • Le indicazione ministeriali dei regolamenti di riordino sono astratte, generali e poco vincolanti: non hanno capitalizzato le esperienze giacenti negli archivi del Miur  [CFR in rete “La promozione delle competenze”];
  • La funzione docente non contempla il lavoro d’équipe  [CFR in rete “La professionalità dei docenti: un campo inesplorato”];
  • Le metodologie di sviluppo dei progetti non sono praticate    [CFR in rete “Insegnare matematica dopo il riordino”].

 

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