N. Gardini, Lo sconosciuto

Quando la giustizia diventa assurda

di Antonio Stanca

gardiniNicola Gardini ha quarantasette anni: è nato a Petacciato, Molise, nel 1965, da bambino si è trasferito, con i genitori, a Milano, qui ha studiato e si è laureato in Lettere Classiche, nel 1990 a New York ha ripreso gli studi che si sono conclusi con un dottorato in Letteratura Comparata. Tornato in Italia ha insegnato nei licei e poi all’Università, dal 2007 risiede in Inghilterra e insegna Letteratura Italiana presso l’Università di Oxford.

E’ autore di poesie, racconti, romanzi, saggi, traduzioni di autori italiani e stranieri, antichi e moderni. Si dedica anche alla pittura. Mediante traduzioni così varie intende scoprire rapporti tra culture di tempi diversi, collegamenti tra civiltà  lontane, vuole mostrare la vita che sta oltre la produzione letteraria, artistica, notare come il fenomeno si ripeta pur a distanza di secoli. Per Gardini nell’opera non si deve distinguere tra l’invenzione dell’autore e la realtà che egli vive. Ad una combinazione di tali due elementi si deve pervenire perché la si possa dire riuscita. Così egli si muove nella sua produzione poetica e narrativa. Della vita dice e la innalza a valori, significati più alti di quelli quotidiani. Attraverso la vita che scorre il Gardini poeta e scrittore cerca quel che di essa rimane per sempre. Reale e ideale, immanente e trascendente deve essere l’opera letteraria per questo autore che in tal modo riprende quella che è stata la maniera tradizionale d’intendere il prodotto artistico.

Dalla prima raccolta di poesie Primavera, del 1995, dal primo romanzo Così ti ricordi di me, dello stesso periodo, ad altre poesie venute dopo e scritte in italiano, dialetto o lingue classiche, al romanzo più recente Le parole perdute di Amelia Lynd,  vincitore del Premio di narrativa Viareggio-Repaci del 2012, Gardini si è mostrato  impegnato a rappresentare situazioni, vicende reali, contingenti, a farne i simboli di verità più estese. Molto autobiografismo si è pure notato nella sua attività di poeta e  narratore e autobiografico è il romanzo Lo sconosciuto, che adesso è stato ristampato dalla casa editrice BEAT di Milano nella Serie Tascabili (pp. 164, € 9,00).

Nell’opera l’autore, in una lingua che rimane sempre chiara, semplice, dice della vita della sua famiglia, di quella dei genitori, risale ai tempi della loro prima conoscenza avvenuta quando entrambi erano emigranti in Germania, si sofferma sul  difficile rapporto con il padre, Bruno, durato fino alla maturità di Nicola, agli anni dei suoi studi e del suo primo lavoro, evidenzia la figura della madre, Maria, le sue qualità di donna buona, giusta, comprensiva, l’importanza che aveva avuto per lui dal momento che scontroso, collerico, imprevedibile era sempre stato il padre.

Nonostante tutto Maria rimane vicina a Bruno mentre il figlio penserà più volte di liberarsi. Quando, però, lo vedranno gradualmente assalito dall’Alzheimer s’impegneranno, entrambi, ad assisterlo, curarlo. Sempre più grave diventerà il suo stato, sempre più la sua mente perderà i ricordi di quanto vissuto.

 

      Dalla Germania verrà a trovarli Jonas, il figlio che Bruno aveva avuto, negli anni Sessanta, dalla bella e giovanissima tedesca Else lasciata poi sola col bambino. Allora si scoprirà quanto era rimasto nascosto della vita di Bruno, si saprà che per sfuggire alla grave situazione con Else si era legato a Maria, l’aveva messa incinta e insieme erano fuggiti dalla Germania. Si sarebbero sposati, il primo figlio sarebbe nato morto e il secondo sarebbe stato Nicola. Intanto in Germania Else moriva e Jonas avrebbe avuto gravi difficoltà a vivere se non fosse stato aiutato dagli zii. Ora  veniva a Milano solo per conoscere suo padre e sapere con precisione quel che allora era successo. Date le condizioni Bruno non potrà aiutarlo a ricostruire quel passato e saranno Maria e Nicola a farlo, saranno loro a dedurre quanto di malvagio era stato commesso da Bruno. Molto probabilmente una reazione a tutto questo era da considerare il suo comportamento sempre ostile verso di loro. Nessuna importanza avevano avuto per lui. E ad entrambi, madre e figlio, l’Alzheimer sembrerà avere una giustificazione, sembrerà rispondere al bisogno che una mente può provare di liberarsi di ricordi tanto tristi pur a costo di una malattia così grave. Era come una forma di giustizia che a quella mente era stata concessa e che per quanto assurda potesse sembrare era stata da essa accettata. Era quella la verità superiore che emergeva da circostanze contingenti e che l’autore aveva cercato.

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