Il regolamento Invalsi… un obbrobrio

Il regolamento Invalsi… un obbrobrio

di Enrico Maranzana

Se son rose fioriranno” scrive Maurizio Tiriticco per “riavviare la cultura della valutazione abbandonata da oltre un decennio” [Dell’Invalsi o del grande fratello].

Le rose, arbusti rustici, capaci di vivere anche in ambienti avversi, mostrano la pienezza dei loro caratteri solo se collocate in terreni sapientemente preparati e liberi da malerba.

Fuor di metafora: la problematicità della valutazione del  servizio scolastico  deriva  dalla confusione generata dall’affastellarsi di disposizioni contrastanti e dalla mancanza d’una visione sistemica .

Benedetto Vertecchi fornisce l’incipit all’argomentazione che giustifica l’addebito: anche “Il più perfezionato strumentario per la misurazione degli apprendimenti serve a poco se utilizzato prescindendo da una definizione accurata degli intenti dell’attività che si sta svolgendo, in funzione dei quali si procede all’espressione di un giudizio”, tesi concretizzata dal decreto legislativo 27 ottobre 2009  n. 150 che regola i rapporti di lavoro della pubblica amministrazione.

La norma, al titolo “Misurazione, valutazione e trasparenza della performance”, prescrive:  “L’organo di indirizzo politico-amministrativo di ciascuna amministrazione emana le direttive generali contenenti gli indirizzi strategici”.

 Riformulando: il Miur DEVE predisporre piani d’azione di lungo termine per indirizzare l’attività delle scuole al conseguimento della finalità del SISTEMA EDUCATIVO DI ISTRUZIONE E DI FORMAZIONE

L’orientamento del sistema scolastico è fissato dall’art. 2 della legge 53/2003: promuovere l’apprendimento che consiste nello sviluppo di “capacità e  competenze, attraverso conoscenze e abilità, generali e specifiche”.

In questa direzione muovono, inascoltati, i regolamenti di riordino del 2010, elusione derivante anche dalla  formulazione lasca, non vincolante, delle competenze generali verso cui le scuole DEVONO programmare le loro offerte formative.

Un’inefficacia che il Miur avrebbe evitato se avesse capitalizzato le esperienze giacenti nei suoi archivi, tra cui quella descritta in “La promozione delle competenze” visibile in rete.

Riformulando: l’incisività dei flussi informativi che legano le scuole all’amministrazione centrale è essenziale per
“la progettazione e la realizzazione di interventi di educazione,
di formazione e di istruzione”, SOSTANZA dell’autonomia scolastica

 Si tratta di un’esigenza vitale per la scuola, esigenza avversata dal DPR Invalsi: le regole del sistema in cui la scuola è immersa sono contrastate, il nesso Miur-istituti scolastici è eliso, l’elaborazione delle linee strategiche dell’istituzione è affidata all’istituto di valutazione:  le scuole, “soggette a periodiche rilevazioni nazionali sugli apprendimenti e sulle competenze degli studenti, predisposte e organizzate dall’Invalsi anche in raccordo alle analoghe iniziative internazionali”, si autovaluteranno “sulla base di tali rilevazioni e delle elaborazioni sul valore aggiunto”.

Ricordare il monito dei sepolcri imbiancati non è fuori luogo!

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