P. Modiano, L’orizzonte

Modiano ancora “straniero”

di Antonio Stanca

modianoPatrick Modiano è uno dei maggiori rappresentanti della narrativa francese contemporanea, fa parte della corrente dei nuovi scrittori, quelli che nei tempi più recenti si sono mostrati liberi dalle regole della tradizione, capaci di realizzare romanzi di altro genere e procurare loro un alto livello sia nel contenuto sia nella forma espressiva. Modiano è nato in un quartiere della periferia di Parigi nel 1945 da un padre ebreo di origine italiana che dalla Grecia era emigrato a Parigi e qui nel 1944 aveva sposato l’attrice belga Colpijn Louisa. Patrick era stato il primo figlio, poi era venuto Rudy che sarebbe morto a dieci anni. Il padre, uomo d’affari, mancò in continuazione da casa perché sempre impegnato all’estero, la madre pure visse lontano da casa per il suo lavoro di attrice e Patrick rimasto solo, senza neppure il fratello, trascorse l’adolescenza nei collegi dove studiava. Una vita solitaria fu la sua prima ed egli patì sempre la mancanza di un ambiente famigliare, degli scambi, degli affetti che ad esso sono legati. Diplomatosi non farà gli studi universitari anche perché a ventitrè anni, nel 1968, guidato dallo scrittore Raymond Queneau, scriverà il primo romanzo, La piazza dell’Étoile, e non si staccherà più dalla produzione narrativa. Diventerà uno scrittore noto, importante,  tra gli altri riconoscimenti  nel 1972 vincerà il Gran Premio del Romanzo Accademia di Francia con I viali della circonvallazione e nel 1978 il Premio Goncourt con La strada delle botteghe oscure.

Nel 1970 Modiano si era sposato, dal matrimonio nasceranno due figlie e lo scrittore rimarrà definitivamente a Parigi. Ora ha sessantotto anni ed oltre a romanzi e racconti ha scritto pure la sceneggiatura di alcuni film alla quale a volte ha collaborato. Sempre e diversamente impegnato si è mostrato già da giovane anche se la narrativa ha rappresentato il suo interesse maggiore. Nei romanzi e racconti vi sono tempi e temi che ricorrono. I tempi sono quelli della Francia occupata dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale e in particolare quelli dell’occupazione di Parigi, i temi riguardano chi è vissuto in quel periodo lontano dalla propria famiglia, non ha conosciuto i genitori e vorrebbe riscoprire, ritrovare, ricostruire l’identità individuale e famigliare senza tener conto di farlo in un momento molto difficile, molto confuso. I personaggi delle sue narrazioni generalmente hanno dovuto abbandonare i loro luoghi d’origine, le loro famiglie, non hanno riferimenti morali, materiali, non si sentono legati a persone o cose, sono fuggiti in altri posti ma  neanche qui sono riusciti ad instaurare rapporti, a crearsi un ambiente poiché ossessionati sono da quanto loro è mancato e non può essere recuperato. “Stranieri”, “esuli” sono destinati a rimanere ovunque vadano, con chiunque s’incontrino. Giungeranno a dubitare di se stessi, delle proprie capacità, a non essere sicuri di niente, a non  saper distinguere tra presente e passato poiché perseguitati saranno da ricordi, pensieri ossessivi. Questi trasformeranno in immagini, in  visioni dalle quali non si sentiranno mai liberi, delle quali avranno paura. Ad una vita nuova, libera da tanti impedimenti aspireranno ma non la troveranno dal momento che nessuna vita può risarcirli di quanto non hanno avuto in precedenza. Eternamente sospesa rimarrà la loro condizione tra vecchio e nuovo, realtà e immaginazione, veglia e sogno, luce ed ombra, speranza e delusione, mai finirà la loro storia, sempre ricomparirà nei romanzi di Modiano sicché ognuno sembrerà continuarla anche se da diversa angolazione. E’ l’autore che attraverso i suoi personaggi si è messo alla ricerca di quelle origini, di quella famiglia che gli sono mancate, di quel padre che non ha conosciuto e che può solo immaginare, è un’immensa autobiografia  l’intera opera dello scrittore, è un processo che non si è mai arrestato se si tiene conto che si è ripetuto di recente, nel 2010, col romanzo L’orizzonte. In Italia è comparso nel 2012 per conto della Einaudi di Torino, traduzione di Emanuelle Caillat (pp. 153, € 13,00). Ancora “straniero” è il Modiano di quest’opera poiché ancora “stranieri” sono i due protagonisti che, arrivati a Parigi da lontano, s’incontrano, si conoscono, si amano, si confidano i loro problemi. Nessuno dei due ha avuto una famiglia alla quale riferirsi, dalla quale essere pensato, amato, ed entrambi sono alla ricerca delle tracce, dei segni che ad essa li conducano, entrambi vivono di ricordi sbiaditi, di sogni svaniti, entrambi sperano in situazioni nuove, in nuovi “orizzonti” che li possano liberare dai loro problemi. Niente di nuovo, di diverso, però, accade, neanche i nuovi posti riescono ad annullare i pensieri che li perseguitano, neanche qui svaniscono quelle immagini, quei fantasmi del passato nei quali ha preso corpo quanto nella loro vita non c’è stato. Fuggiranno anche da Parigi senza sentirsi compiuti. Una fuga interminabile sarà la loro e quella di tanti personaggi del Modiano. Attraverso essi l’autore esprimerà la propria infinita ricerca della famiglia che gli è mancata.

Di esistenze difficili, disperate scrive Modiano in questo e in altri romanzi e sorprende come con un’espressione chiara, sciolta riesca a rendere contenuti così complicati, a spiegare interiorità così complesse, a dire di esperienze che si spostano continuamente tra presente e passato, pensieri e ricordi, bene e male, amore e odio, vita e morte.  Abile è la sua scrittura poiché capace di mostrare come normali, naturali situazioni insolite.

Quando si vive quello che si scrive si può ottenere tanto!

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