Verso una scuola equa

Verso una scuola equa: migliorare la qualità dei processi per migliorare i risultati del servizio educativo scolastico

di Antonia Carlini

 

La nuova strategia di Lisbona per l’Europa 2020 ha fissato cinque benchmarks, in termini di indicatori di riferimento, per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva.

La priorità di una crescita inclusiva impegna i sistemi scolastici degli Stati membri dell’Unione a ridurre a  meno del 10% il numero dei giovani di età compresa fra 18 e 24 anni che abbandonano prematuramente l’istruzione e la formazione  e che sono in possesso della sola licenza media (primo benchmark di riferimento per la lotta alla dispersione e all’abbandono).

Rispetto a questo traguardo, l’Italia continua a registrare una percentuale di abbandoni pari al 17.6 % (dato relativo all’anno 2012) e si posiziona al quart’ultimo posto nella graduatoria dei ventisette Paesi UE (fonte MIUR Servizio statistico, “Focus : la dispersione scolastica”, giugno 2013).

I dati riportati dal MIUR mostrano, nel dettaglio, come “il rischio abbandono” colpisca in particolare le aree del Paese in cui sono maggiormente presenti situazioni di disagio economico e sociale e di svantaggio culturale e linguistico per la presenza di stranieri di recente immigrazione.

 

Un sistema iniquo?

La situazione di partenza personale, la provenienza sociale, l’appartenenza culturale e la condizione economica, variabili assegnate in ingresso, continuano a influenzare e a condizionare in negativo i risultati del percorso educativo e formativo, contribuendo al fallimento, alla dispersione, all’es-clusione.

Questo significa che lo Stato (e il suo sistema di istruzione e formazione) non è riuscito a rimuovere quegli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, hanno impedito il pieno sviluppo della persona umana (art. 3 della nostra Costituzione).

Come sostiene B.Vertecchi (“La scuola iniqua” da Tuttoscuola,  XXXVI, 2013), il sistema scolastico si dimostra un sistema iniquo, non perché alcuni studenti hanno un risultato migliore di altri, ma perché tale risultato non deriva da interazioni fra le caratteristiche degli allievi e l’offerta educativa, ma tra le prime e un certo numero di fattori non scolastici di contesto.

 

Le condizioni per l’uguaglianza sostanziale

Lo Stato non è riuscito a garantire ai suoi giovani cittadini condizioni adeguate per l’uguaglianza sostanziale (equità). Tali condizioni richiedono sensibilità e attenzione a diversi livelli e si caratterizzano:

-a livello centrale, per le politiche impegnate anche in termini di investimenti sul sistema-scuola: dalla fase delicata del reclutamento, alla valorizzazione delle buone pratiche, alla assegnazione delle risorse professionali, strumentali e finanziarie secondo criteri di qualità (contesto interno ed esterno, utenza, bisogni educativi speciali, progetto di scuola, percorsi di ricerca, sperimentazione e sviluppo professionale, dotazioni, buone pratiche, le azioni di miglioramento), oltre che quantitativi (popolazione scolastica, numero disabili e stranieri, …).

a livello periferico, per le sinergie interistituzionali e per una programmazione integrata dei servizi, mirata e coerente con le istanze del territorio, con le necessità delle famiglie in difficoltà, con i bisogni educativi degli alunni a rischio;

a livello di comunità professionale scolastica per i valori e le culture inclusive, per gli interventi di decondizionamento, di individualizzazione e di personalizzazione degli approcci didattici; per gli ambienti di apprendimento stimolanti e coerenti con gli stili di apprendimento; per le situazioni facilitanti e rinforzanti che soddisfano bisogni educativi comuni (accettazione, valorizzazione, autostima, competenza, autorealizzazione, appartenenza, socializzazione); per la flessibilità dei modelli organizzativi; per la valorizzazione delle risorse interne ed esterne alla scuola; per il coinvolgimento e l’integrazione degli interventi con i soggetti diversamente coinvolti e responsabili;  per la ricerca continua di nuove possibilità, da sperimentare insieme, per riuscire insieme (scuola-docente-ragazzo).

 

Lavorare insieme per una scuola inclusiva

Lavorare per costruire un sistema equo significa rileggere la qualità dei processi, dei “funzionamenti” della scuola, in prospettiva multidimensionale (quali contesti di partecipazione e di relazioni? quale curricolo e quali pratiche didattiche? quali percorsi di ricerca e di sviluppo professionale? quale sistema di valutazione? quali percorsi-strategie di miglioramento? quali modalità di condivisione delle buone pratiche?) e con l’attenzione trasversale all’inclusività del sistema-scuola, a partire dal riconoscimento dei bisogni educativi particolari (oggi BES), che richiedono di essere accolti e curati in maniera speciale, in contesti che facilitano l’apprendimento e la partecipazione, che valorizzano le differenze come risorsa per il gruppo, che privilegiano pratiche didattiche collaborative, che prediligono approcci valutativi funzionali e orientativi.

L’accoglienza e la cura dei bisogni educativi differenti, la facilitazione e il sostegno agli alunni “a rischio di abbandono”, la flessibilità dei percorsi e degli interventi, le pratiche didattiche, il coinvolgimento e le sinergie interistituzionali, i sistemi di partecipazione e di decisione, la sperimentazione e le buone prassi, le pratiche valutative e il bilancio condiviso dei risultati, dei punti di forza, delle criticità … sono solo alcune delle principali aree da esplorare per avviare percorsi di miglioramento  della qualità del sistema e dei suoi risultati e per garantire a tutti, secondo le possibilità di ognuno, traguardi di competenza irrinunciabili per l’inclusione scolastica e sociale.

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