G. Allulli, F. Farinelli, A. Petrolino, L’autovalutazione di istituto

autovalutazione_di_istitutoGiorgio Allulli, Fiorella Farinelli, Antonino Petrolino, L’autovalutazione di istituto, modelli e strumenti operativi, con moduli e questionari disponibili online, pagg. 208, Guerini e Associati, Roma, 2013

di Maurizio Tiriticco

Com’è noto, sulla questione della valutazione del sistema di istruzione e dell’autovalutazione di istituto il dibattito e, per certi versi, un notevole gradiente di preoccupazione sono molto vivaci. Soprattutto per una carenza di informazioni al riguardo. Da un lato vi è il linguaggio di un regolamento (dpr 80/2013), ovviamente sempre anodino e iussivo, come in genere sono le disposizioni normative; dall’altro vi sono insegnanti che, in larga misura, difettano di quelle informazioni che solo una diffusa cultura della valutazione dovrebbe garantire. Pertanto, sono molti gli insegnanti che incontrano “difficoltà di lettura” in materia di valutazione di sistema, preoccupati, inoltre, dall’incalzare di quelle prove Invalsi che sembrano più gettare nello sconcerto che garantire un sostegno alla valutazione degli apprendimenti.

In una situazione così complessa e controversa un intervento autorevole sulla valutazione dopo anni di silenzio – almeno per quanto mi risulta – è assolutamente bene accetto. Una tematica su cui si scontrano solo preoccupazioni e interventi polemici necessitava di una voce che proponesse una riflessione seria sulla base di argomentazioni scientificamente fondate e – cosa forse più importante – presentasse una serie di buone pratiche di cui prendere atto e su cui riflettere.

A monte di tutto, e quindi anche a monte della stessa valutazione di sistema, c’è, a mio avviso, il sistema in quanto tale. Mi spiego meglio. Con l’avvio del difficile processo dell’autonomia che, com’è noto, non ha riguardato e non riguarda solo la scuola, ma l’intero apparato istituzionale e amministrativo dello Stato (legge 59/97), e con il novellato Titolo V della Costituzione, si è avviata una vera e propria rivoluzione in materia di istruzione e della sua organizzazione. E non so quanto l’enunciato di “Sistema educativo di istruzione e di formazione”, di cui all’articolo 2 della legge delega 53/03, sia diventato materia viva di un nuovo modo di “fare scuola”. In tale contesto, non so neanche quanto lo stesso riordino del Ministero dell’Istruzione, avviato con la legge 300/99, abbia provocato significativi cambiamenti negli assetti organizzativi delle istituzioni scolastiche, nei concreti “comportamenti insegnanti” e nella stessa quotidiana conduzione delle classi. Valga questa semplice riflessione, avanzata dai nostri autori: “Quanto alla scarsa familiarità degli studenti italiani con le prove somministrate in forma di test, era anch’essa un elemento su cui riflettere in quanto segnale di un’altra tipicità non proprio positiva e certamente non immodificabile del nostri sistema scolastico, cioè la sostanziale assenza di un quadro preciso di standard condivisi di riferimento” (p. 23). E’ quindi in un contesto organizzativo così incerto che – almeno a mio vedere – il solo parlare di valutazione di sistema e di autovalutazione di istituto non può non creare – a parte alcune isole felici – una serie di perplessità.

In tale scenario così precario, la necessità di fare un punto fermo su di una materia così complessa, sulla quale vi sono molte incertezze, si avvertiva da tempo! E ringrazio gli autori di essere intervenuti con un testo che, lungi da qualunque “prosopopea dottrinale” – che in una materia così complessa per certi versi sarebbe anche giustificata – vuole semplicemente proporre spunti di riflessione sulla necessità di una valutazione “altra”, quella di sistema e quella di istituto, sulla quale per chi da sempre è abituato alla sola valutazione degli apprendimenti, costituisce un territorio assolutamente nuovo su cui l’informazione, anche da parte della stessa Amministrazione centrale, è di fatto carente! In effetti, è difficile che si inducano e si rafforzino comportamenti nuovi solo a colpi di decreti!

I tre autori sono “uomini di scuola” in senso lato. Vengono da esperienze diverse di formazione e di organizzazione di processi formativi e hanno conoscenze e competenze che vanno dai sistemi scolastici europei all’educazione degli adulti e alla formazione professionale: esperienze dalle quali forse la nostra scuola, a volte troppo avvitata su se stessa, avrebbe qualcosa da imparare! La loro ricerca e i loro suggerimenti non nascono tanto da riflessioni teoriche quanto da esperienze pratiche che rappresentano e raccontano con dovizia di particolari e grande semplicità espositiva. Il loro intento non è quello di “difendere” quella valutazione di sistema, su cui ci sono tante incertezze e non-conoscenze, quanto di raccontare che cosa concretamente si fa in tale materia sia in sistemi scolastici stranieri che in esperienze del nostro Paese.

Non mancano nel volume rapidi ma significativi accenni alle rilevazioni internazionali (Pisa, Pirls, Timms) e a quanto si è venuto realizzando nel nostro Paese con il “Progetto Qualità: ricerca e innovazione nella scuola”, che ha coinvolto il nostro Ministero e la Confindustria, con l’esperienza ormai più che decennale del Comitato di valutazione della Provincia autonoma di Trento, e con altre significative iniziative (il Marchio Piemontese Saperi, il Progetto Faro in Sicilia, il Progetto Caf del Formez, realizzato nel Veneto e in altre Regioni). Per non dire delle iniziative della Peer Rewew (che nulla ha a che vedere con la Peer Education), promosse e condotte dall’Isfol, e delle certificazioni Iso che interessano numerosi istituti tecnici e professionali.

Particolarmente interessante è la parte centrale del volume, che contiene una serie di indicazioni operative: le dieci regole da seguire per assicurare la qualità della scuola (capitolo 5) e i quattro passi utili per adottare una metodologia di autovalutazione della scuola (capitolo 7). Si tratta di indicazioni operative che non sconvolgono l’abituale lavoro a cui le istituzioni scolastiche sono ormai abituate almeno dal varo del dpr 275/99. In effetti è lo stesso POF che, in quanto documento di pianificazione strategica, implica il concetto di autovalutazione (capitolo 6).

Il volume offre una serie di suggerimenti operativi che, ovviamente, rinviano a quadri teorici di riferimento, ma questi ultimi non la fanno mai da padroni! L’esperienza che i tre autori hanno sul campo è tale che la loro “lezione” – se così si può dire – non ha mai nulla di astratto. Gli autori, infatti, sono convinti che c’è una reale possibilità per la nostra scuola “di cancellare una volta per tutte, l’immagine coltivata da più parti e impropriamente enfatizzata in ambito mediatico, di un sistema educativo sostanzialmente chiuso e autoreferenziale, di un corpo professionale pregiudizialmente ostile a ogni forma di rendicontabilità sociale, di un lavoro docente così impalpabile da essere percepito e talora, chissà perché, perfino rivendicato come sostanzialmente insindacabile. Un’immagine che non ha giovato alla credibilità e all’affidabilità della scuola, e che ha anzi già prodotto numerosi e concretissimi danni” (p. 10-11).

Si tratta di considerazioni che rappresentano, purtroppo, atteggiamenti e stati d’animo che non sono nati sponte sua nel personale scolastico, ma sono stati indotti da interventi normativi discutibili – l’osservazione è mia, ovviamente – che lo hanno afflitto e avvilito. E ciò si è verificato proprio in un periodo in cui il Sistema di istruzione necessitava, invece, di una svolta decisiva verso una sua riqualificazione, proprio per garantire a ciascun cttadino quel “successo formativo” di cui al dpr 275/99, articolo 1.

La valutazione di sistema è necessaria e imprescindibile, come altrettanto lo è l’autovalutazione delle “istituzioni scolastiche autonome” proprio perché sono autonome e responsabili nei confronti dell’utenza e delle istituzioni del territorio in cui operano. E sono attività che si avvieranno solo se i concreti comportamenti normativi e finanziari da parte della politica e dell’amministrazione verso l’istruzione e i suoi addetti cambieranno radicalmente in positivo.

Pertanto, in un ottimistico scenario di cambiamento il contributo del volume non solo sarà necessario ma, a mio vedere, assolutamente insostituibile!

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