Tecnologie nuove

Tecnologie nuove

di Umberto Tenuta

Oggi si assiste ad un gran parlare di nuove tecnologie educative da utilizzare nella scuola, ma molto spesso se ne parla in astratto, prescindendo dall’uso che occorre farne, cosa che invece è di estrema rilevanza ai fini della loro scelta: occorre disporre delle tecnologie che meglio contribuiscono a raggiungere le finalità formative che la scuola deve perseguire, sia attraverso la sua gestione amministrativa, sia, e soprattutto, attraverso la sua azione didattica e formativa (o educativa che dir si voglia).

Anche per quanto riguarda la gestione della scuola dal punto di vista amministrativo, non si può prescindere dalle finalità che si vogliono perseguire. Se si vuole rendere più snella e più trasparente la gestione contabile e meramente amministrativa della scuola, i software digitali offrono strumenti più efficaci e più economici di quelli tradizionali.

Al riguardo, vorremmo precisare che, per quanto riguarda gli obblighi amministrativi dei docenti (registrazione delle assenze degli alunni, dei risultati delle valutazioni in itinere e finali, delle programmazioni annuali e trimestrali, dei piani formativi personalizzati dei singoli alunni), risultano estremamente evidenti i vantaggi offerti dalle tecnologie digitali (Word Processor, Fogli di calcolo, Database ecc.).

In particolare, è opportuno precisare che anche le attività programmatorie, le quali impegnano notevolmente i docenti nei tempi extrascolastici, possono essere effettuate in modo più efficace, oltre che più agevole ed economico con gli strumenti digitali.

Tuttavia, ora vogliamo prendere in particolare considerazione la vera e propria attività didattica dei docenti che forse meglio potremmo indicare come attività formativa.  

E, qui, risulta essenziale precisare quali sono le finalità che la scuola ha l’obbligo, ineludibile,  di perseguire, attraverso l’attività rivolta, non solo all’acquisizione di conoscenze, ma anche e soprattutto alla formazione di competenze e di atteggiamenti: sapere, saper fare, saper essere[1].

Al riguardo, occorre primariamente domandarsi se la scuola deve perseguire solo finalità di istruzione o anche, e soprattutto, finalità formative (educative).

Se, come noi siamo convinti, la scuola, e soprattutto la scuola dell’obbligo ovvero, e meglio , la scuola del diritto all’educazione deve perseguire finalità preminentemente formative (educative), allora occorre che tutte le attività che in essa si svolgono, e soprattutto quelle dei docenti, mirino alla piena formazione della personalità dei singoli alunni, e non soltanto all’acquisizione di conoscenze.

Al riguardo, occorre precisare che sono formative, non tanto le conoscenze di cui si viene in possesso, quanto le esperienze effettuate per acquisirle.

Come si è già detto, le finalità della scuola sono costituite dal sapere, dal saper fare e sopratutto dal saper essere, cioè dalle conoscenze, dalle competenze e dagli atteggiamenti.

Se la scuola, tutte le scuole, ma soprattutto la scuola dell’obbligo, deve perseguire finalità preminentemente formative, i docenti, anziché insegnare[2] ovvero fare lezioni (etimologicamente, leggere i libri di testo, dal latino lego, leggere), debbono organizzare situazioni di apprendimento che vedano gli studenti impegnati a riscoprire (reinventare)[3] le conoscenze e, attraverso tale impegno, a costruire le loro capacità (saper leggere, saper scrivere, saper comporre, saper contare, saper calcolare, sapere far ragionamenti logici, saper leggere e comprendere il passaggio geografico, saper comprendere gli eventi storici ecc.) ed i relativi atteggiamenti.

Pertanto, la scuola si trasforma, da aula per fare lezioni e banchi per stare seduti ad ascoltare, in laboratorio, nel quale gli alunni possono fare esperienze linguistiche, storiche, matematiche, geografiche ecc[4].

In tale prospettiva, gli strumenti didattici debbono essere utilizzati, anziché dai docenti per fare lezioni verbali −magari con l’ausilio delle lavagne di ardesia o di plastica, con il proiettore, le lim eccetera−, dagli alunni nel banco a due piazze di berlingueriana memoria[5] o, meglio, da gruppi di alunni seduti intorno a tavoli per effettuare esperienze con materiali concreti, virtuali, iconici e simbolici[6].

Per quanto riguarda tali attività, si rinvia ai saggi pubblicati dallo scrivente, in particolare nelle seguenti riviste digitali: www.edscuola.it/dida.html e www.rivistadidattica.com

In questa sede precisiamo che riteniamo un grande errore aver fornito e continuare a fornire le scuole delle lavagne interattive multimediali (LIM) e di personal computer per i docenti, anziché fornire i singoli alunni o gruppi di tre/quattro alunni di notebook[7] o, meglio, di tablet[8].

Se e vero che l’apprendimento si attua attraverso esperienze concrete, virtuali, iconiche, simboliche[9], non bastano i libri, ma occorrono anche e soprattutto gli strumenti concreti, virtuali iconici e simbolici.

In primis, vengono i materiali didattici concreti, da quelli comuni, non strutturati, a quelli strutturati.

Poi, ma solo poi, possono essere utilizzati quelli virtuali ed iconici, infine quelli simbolici[10].

Forse, l’errore che oggi si commette è quello di ritenere che nell’attività didattica la realtà virtuale[11] possa sostituire quella reale e che, quindi, le tecnologie digitali possano prescindere dal previo utilizzo delle tecnologie concrete, sostituendosi ai materiali concreti, strutturati e non strutturati (dalle cianfrusaglie agazziane[12] ai materiali strutturati della Montessori[13] ecc.).

In tal senso, nella scuola, soprattutto nella scuola dell’infanzia, della fanciullezza ed anche dell’adolescenza, debbono essere presenti innanzitutto i materiali concreti, poi quelli virtuali che li sostituiscano consentendo, a differenza dai materiali iconici, le stesse operazioni che si fanno con i materiali concreti.

Si obietterà che risulta estremamente oneroso fornire gli alunni di tali materiali.

Al riguardo, precisiamo che, se questa è la strategia più valida per consentire ai singoli alunni di realizzare la loro piena formazione, attraverso l’acquisizione delle conoscenze, delle capacità e degli atteggiamenti relativi alle singole dimensioni della loro personalità, allora non esistono alibi di alcuna natura, perché sarebbe come dire che, siccome la guarigione delle malattie risulta estremamente costosa, non si creano ospedali e case di cura.

Ma, forse, il costo di una scuola siffatta non differisce granché da quello di una scuola con aule dotate di banchi, cattedra, lavagne anche multimediali, cartelloni, libri di testo ecc.

Su tale problematica ci riserviamo di fornire, in un successivo saggio, alcune proposte che possono ridurre notevolmente le spese complessive per la scuola, senza che essa venga meno alle sue ineludibili  finalità formative, le quali, sia detto per inciso, nelle società primitive venivano perseguite nel contesto sociale, attraverso le esperienze che i giovani vivevano accanto agli adulti.

Si dirà che la situazione è cambiata in un contesto sociale come quello odierno, contrassegnato da saperi molto evoluti.

Ciò è vero, ma non bisogna mai dimenticare che il sapere, il saper fare ed il saper essere non possono essere trasmessi dai docenti, ma debbono essere acquisiti dagli studenti attraverso adeguate esperienze personali.

E questo, peraltro, vale soprattutto in una civiltà in rapida trasformazione qual è quella attuale[14].

In sostanza, riteniamo che l’utilizzazione delle nuove tecnologie digitali non può essere disattesa, sopratutto nella società contemporanea, nella quale si richiede a tutti i cittadini, e non solo ad una minoranza, come nella scuola estremamente selettiva del passato, un elevato livello di conoscenze e soprattutto di competenze e di atteggiamenti di carattere generale e specifico da parte di tutti i suoi studenti[15].

Pertanto, oggi la scuola deve far ricorso alle più aggiornate strategie di apprendimento, incentrando la sua attività, più che sulle lezioni dei docenti −che purtroppo ancora oggi, almeno in Italia, continuano a risultare preminenti− sulle attività di apprendimento degli alunni, da realizzare in forma di cooperative learning e di problem solving[16], cambiando finalmente la sua organizzazione.

Alle aule, che traggono la loro origine dalle cattedrali medievali, nelle quali il pontifix sta sulla cattedra e legge i testi sacri ai fedeli, seduti sui banchi a sei/otto posti che si ritrovavano nelle nostre aule scolastiche fino ai primi decenni del XX secolo, quando furono sostituiti dai banchi a due posti.

Purtroppo, le file dei banchi o tavolinetti a due  posti costituiscono ancora la più diffusa organizzazione delle scuole: gli insegnanti, seduti sulla cattedre, presentano i contenuti delle loro lezioni in forma orale, eventualmente integrandole con presentazioni grafiche sulle lavagne di ardesia o sulle LIM, mentre gli alunni restano seduti dietro i tavolinetti, a due a due, con obbligo di ascoltare in silenzio e di consolidare poi le lezioni sui libri di testo che molto spesso costituiscono l’unico sussidio didattico di cui gli alunni sono forniti, oltre agli eventuali appunti presi durante la lezione.

In un suo saggio, lo scrivente aveva auspicato che i docenti consentissero agli alunni di videoregistrare le lezioni, in modo da poterle rivedere  a casa, ma le esperienze in merito riguardano solo alcune scuole di secondo grado o università degli studi.

Certamente, le videoregistrazioni effettuate dalle scuole o dagli studenti potrebbero costituire un valido strumento di valutazione formativa delle scuole ed il Miur dovrebbe favorirle, magari con opportuni incentivi[17].

Il discorso pedagogico e didattico più aggiornato dimostra che l’attuale impostazione didattica, fondata sulle lezioni e sui libri di testo, consente solo ad una minoranza di studenti di raggiungere i livelli di formazione che si richiedono in una civiltà avanzata ed in rapida trasformazione, qual è quella contemporanea.

Tuttavia il rinnovamento dell’impostazione dell’azione educativo-didattica costituisce un impegno che non può essere disatteso, perché da esso dipende il benessere dei cittadini da tutti i punti di vista, da quello sociale a quello economico, da quello civile a quello personale.

Le tecnologie educative digitali, così come quelle concrete, comuni e strutturate, non possono non entrare nella scuola che la società globale richiede.

Ovviamente, quello che maggiormente importa è l’utilizzo che di esse occorre fare in un’attività educativa e didattica fondata prevalentemente sul lavoro di gruppo degli alunni impegnati in attività di ricerca/riscoperta/invenzione, che richiede materiali concreti, virtuali, iconici e simbolici, oggi presenti solo in alcune scuole di avanguardia, dalle quali la scuola italiana è abissalmente lontana, con gravi danni sul benessere dei cittadini, sulla vita sociale, civile e politica, nonché sull’economia..

Ma questo è un altro problema, peraltro non secondario, da affrontare adeguatamente da tutti i punti di vista, ove la scuola italiana non voglia continuare a rimanere inadeguata ai compiti formativi ai quali essa è chiamata a dare risposte adeguate, così come prevede l’art. 1 del D.P.R. 275/1999: <<L’autonomia delle istituzioni scolastiche è garanzia di libertà di insegnamento e di pluralismo culturale e si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana, adeguati ai diversi contesti, alla domanda delle famiglie e alle caratteristiche specifiche dei soggetti coinvolti, al fine di garantire loro il successo formativo, coerentemente con le finalità e gli obiettivi generali del sistema di istruzione e con l’esigenza di migliorare l’efficacia del processo di insegnamento e di apprendimento>> (Art 1.2).

Viene da dire, col Sommo Poeta (Purgatorio, XVI): “le leggi son, ma chi pon mano ad esse”!



[1] In merito cfr.CRESSON, E., Insegnare ad apprendere. Verso la società conoscitiva, Libro bianco su istruzione e formazione, Lussemburgo, Commissione Europea. 1995; TENUTA U., I contenuti essenziali per la formazione di base: homo patiens, habilis, sapiens, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 1998, N. 5; TENUTA U., Verificare le conoscenze essenziali, ma soprattutto le capacità ed anche gli atteggiamenti, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 2002, n. 4; TENUTA U., Atteggiamenti: non solo conoscenze, non solo capacità, Il Dirigente scolastico, ScuolaSNALS, Roma, gennaio 2002; TENUTA U., Conoscenze Capacità Atteggiamenti; TENUTA U., Obiettivi Formativi da raggiungere; TENUTA U.,Obiettivi Formativi e Competenze; TENUTA U., Obiettivi Specifici di apprendimento; TENUTA U., Obiettivi: come districarsi?,nel sito Http://www.edscuola.com/dida.html.

[2] In merito cfr.: UMBERTO TENUTA, Insegnare ed apprendere, in www.rivistadigitale.com: <<Lezione è sinonimo di insegnare, e l’insegnante¸ secondo l’etimologia, è colui che “incide, imprime dei segni (nella mente)”, in quanto la parola insegnare è composta da in- (intensivo) e da signare nel senso di “mostrare, spiegare”>>. Appare evidente il collegamento stretto di tali concetti con la psicologia empiristica che concepiva la mente dell’alunno come una tabula rasa, sulla quale l’insegnante andava a incidere i segni (in-signare). Oggi non v’è chi non veda che si tratta di una visione dell’insegnare completamente superata, nel momento in cui universalmente si riconosce che l’insegnante non può imprimere le conoscenze nella mente degli alunni, come pure si prevedeva nei Programmi didattici del 1867 (<<Il maestro si astenga dal dare dimostrazioni che in quella tenera età non sarebbero intese. Si limiti ad imprimer bene nelle menti degli scolari le definizioni e le regole>> www.edscuola.it/archivio/didattica/apprendimento). (vedi: LOMBARDI F.M., I Programmi per la scuola elementare dal 1850 al 1985, La Scuola, Brescia, 1987, pp. 49-50).

[3] Ibidem..

[4] Ibidem

[5] In  ItaliaOggi, N. 056  pag. 46, del 7/3/2000 | : <<Il ministro Berlinguer spinge per una forte informatizzazione degli istituti.C’è un banco a due piazze nel futuro delle tecno-aule Per lo studente italiano si affaccia l’era del banco a due piazze. L’idea, suggerita dal ministro della pubblica istruzione Luigi Berlinguer nel corso di un convegno su ´L’Italia e il progetto e-Europe’, prevede la stretta interazione tra libro e tastiera, indissolubilmente legati fra loro […]>>.

[6] In merito  cfr.: UMBERTO TENUTA, Computer in ogni aula con i kit mobili, (http://www.edscuola.it/archivio/didattica/pcinaula.html )

[7] Ibidem

[8] Ibidem

[9] In merito cfr.: Sintesi didattica: dalle lezioni alle unità di apprendimento
di Umberto Tenuta , in www.rivistadidattica.com

[10] In merito cfr: Umberto Tenuta, Docente – analisi dell’ attività docente, in www.rivistadidattica.com

[11] Umberto Tenuta Quarta rappresentazione: rappresentazione virtuale (http://www.rivistadidattica.com/metodologia/metodologie_60.htm )

[12] In merito cfr.: AGAZZI R., Come intendo il museo didattico, La Scuola, Brescia, 1968.

[13] In merito  cfr.: MONTESSORI M., La scoperta del bambino, Garzanti, Milano, 2000

[14] In merito, cfr.: Kilpatrick W. H., Educazione per una civiltà in cammino, La Nuova Italia, Firenze, 1962.

[15] Riteniamo opportuno anche un cambiamento terminologico, sostituendo ai termini alunni o, peggio, scolari, il termine studenti. In merito, è appena il caso di precisare che la parola Studente deriva dalla parola studium che in latino significa anchepassione, desiderio, impulso interiore“. Al riguardo, F. Ferrarotti scrive: <<La scuola non sembra in grado di stimolare e far scoprire ai giovani la gioia della lettura, e di riportare lo studio al suo significato originario di studium, ossia amore, passione, avventura>> (Presentazione: FERRAROTTI F., Leggere, leggersi, Donzelli, Roma, 1998).

[16] In merito al Cooperative learning cfr.: JOHNSON, D.W. ET AL., Apprendimento Cooperativo in Classe, Edizioni Erickson, Trento, 1997; PONTECORVO C., AIELLO A.M., ZUCCHERMAGLIO C., Discutendo si impara. Interazione sociale e conoscenza a scuola, NIS, Roma, 1991; PONTECORVO C. (a cura di), La condivisione della conoscenza, La Nuova Italia, Firenze, 1993; PONTECORVO C., AIELLO A.M., ZUCCERMAGLIO C., (a cura di), I contesti sociali dell’apprendimento. Acquisire co-noscenze a scuola, nel lavoro, nella vita quotidiana, LED, Milano, 1995;. LIGORIO M.B., Apprendimento e collaborazione in ambienti di Realtà Virtuale. Teoria, metodi, tecniche ed esperienze, Garamond, Roma 2002

7 In merito al Problem solving cfr.: MOSCONI G., D’URSO V. (a cura di), La soluzione di problemi. Problem-solving, Giunti- Barbèra, Firenze, 1973; KLEINMUNTZ B.(a cura di), Problem solving Ricerche, metodi, teorie, Armando, Roma, 1976; DUNC-KER K., La psicologia del pensiero produttivo, Giunti-Barbèra, Firenze, 1969; WERTEIMER M., Il pensiero produttivo, Giunti- Barbèra, Firenze, 1965; DORNER D., La soluzione dei problemi come elaborazione dell’informazione, Città Nuova, Roma, 1988. Per la problematica dell’ermeneutica, cfr: GENNARI M., Interpretare l’educazione. Pedagogia, semiotica, ermeneutica, La Scuo-la, Brescia, 1992; MALAVASI P., Tra ermeneutica e pedagogia, La Nuova Italia, Firenze, 1992

[17] In merito, però, siamo scettici, perché l’efficienza delle istituzioni scolastiche comporta degli impegni che difficilmente il MIUR riuscirà ad ottenere dagli operatori scolastici.

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