A. Passaro, Il valore del lavoro

Il valore del lavoro
dalla Costituzione un’eredità per i giovani del XXI secolo

di Carlo De Nitti

passaroIl lavoro, architrave di ogni attività umana, è, in questi anni, economicamente difficili, spesso al centro di dibattiti politici, economici, sociali e culturali, anche in quell’agorà virtuale rappresentata dagli studi televisivi e dal web. Il lavoro che non c’è, il lavoro da creare, il lavoro da cercare, il lavoro nero, il mercato del lavoro, il lavoro part time, il lavoro atipico: insomma, il lavoro è il cardine di tutti i momenti di discussione che si vogliano dire pertinenti i Italia, in Europa come in tutto il mondo globalizzato.

In questo contesto si inserisce la pubblicazione del volume del giornalista e portavoce di un noto leader sindacale, ANTONIO PASSARO, Il valore del lavoro, edito nel 2012, a Napoli, per i tipi di Tullio Pironti editore, presentato da Luigi Angeletti, segretario generale dell’Unione Italiana del Lavoro, e prefato da Giovanni Floris, volto notissimo della televisione di approfondimento sulle tematiche politiche, economiche e sindacali.

Il volume consta di due parti (la prima, Le radici del lavoro. L’articolo 1 della Costituzione, la seconda, Il lavoro oggi e domani. Brevi appunti su crisi, speranze e futuro): nella prima,  ricostruisce – nel corso di sei capitoli, con eccellente puntualità storiografica e con stile capace di coinvolgere i lettori, soprattutto i più giovani – il dibattito avvenuto all’interno dell’Assemblea Costituente per giungere alla formulazione dell’articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana; nella seconda, in tre capitoli, tematizza il lavoro nella dimensione odierna ed in quella dell’immediato futuro, compresi i suoi rapporti con l’istruzione/formazione.

“L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”, il celeberrimo incipit della Costituzione, “scaturì da un dibattito lungo ed articolato, durato mesi e culminato nella storica seduta dell’Assemblea del 22 marzo 1947. Fu un punto di arrivo di un nobile compromesso, vissuto nel senso etimologico del termine […] un piccolo capolavoro giuridico e politico, esito di un grande impegno personale di autentici statisti”(p. 17).

Una scelta non facile quella dei Padri e delle Madri Costituenti che discussero della materia (tutti i loro nomi nell’allegato da p. 181 a p. 187), unica nelle Costituzioni europee e non solo: proposta da Amintore Fanfani (1908 – 1999), così apodittica, scolpita nella pietra di un appassionato ed approfondito dibattito parlamentare, aveva il suo indispensabile completamento nel secondo comma, anch’esso proposto dal medesimo deputato, sul punto di imputazione della sovranità nel popolo.

Attraverso i sei capitoli che costituiscono la prima parte, ANTONIO PASSARO analizza la cronaca politica di quei giorni di febbrili discussioni, di mediazioni alte tra concezioni del mondo diverse, accomunate dalla volontà dei Costituenti (scorrerne, anche velocemente, i nomi è ‘istruttivo’, da B. Croce a P. Togliatti, da A. Moro a C. Marchesi, da P. Calamandrei, ad A. Labriola, da E. Lussu a G. Martino, etc.) di superare la tirannide totalitaria del precedente ventennio, ma non certo così contrapposte da non potere mutuamente rispettarsi ed interloquire reciprocamente, guardando tutti nella medesima direzione con la consapevolezza di avere in solido come ‘orizzonte di senso’ non già il passato ma il futuro del Paese.

Di questa lungimirante saggezza tutta la società italiana, ha da essergliene grata a sessantacinque anni dalla conclusione della loro opera, soprattutto ora che tutti i Costituenti guardano al nostro Paese, appartenendo al popolo italiano e non più alla popolazione.

La validità delle intuizioni dei Padri e delle Madri Costituenti su questo – fondamentale – come su tanti altri temi cruciali nel dibattito politico odierno, emerge nella seconda parte del lavoro che porta la firma di A. PASSARO: “il lavoro […] è scopo, energia, determinazione. Il lavoro compone la nostra essenza ed è sul lavoro che si fonda la nostra vita civile […] il lavoro aiuta il cittadino a realizzare se stesso” (pp. 15 – 16 passim), scrive GIOVANNI FLORIS nella sua Prefazione, il nostro compito di adulti – ed in questo anche la Scuola può e deve giocare un suo ruolo importante – è quello di indicare ai giovani la via per fondare sul lavoro la loro esistenza e la loro storia.

Peraltro, al lavoro sono dedicati nella Carta Costituzionale anche altri numerosi articoli a cominciare, nei Principi fondamentali, dall’art. 4, che consacra il diritto al lavoro: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.”

Attuare il dettato costituzionale non è stato sempre semplice nel corso dei decenni a causa di ‘ostacoli’, come li chiama PASSARO: l’evasione fiscale, i costi della politica, la scarsa produttività. Sono loro, insieme ad una moneta unica, l’Euro, che non consente più la pratica della svalutazione, come negli spesso rimpianti tempi della lira, “le disfunzioni del nostro sistema economico sono molteplici e di varia natura […] Gli squilibri finiscono così per scaricarsi sull’occupazione sui salari […] in questo contesto negativo non si crea lavoro né, tantomeno, si genera sviluppo” (p. 158 passim).

Nel capitolo finale, “Per un rinascimento del lavoro”, la pars construens del volume: la valorizzazione del lavoratore come ‘creatore’, come lo definisce Benedetto XVI nell’enciclica pontificia Caritas in veritate, citando Paolo VI; un patto per la produttività; un patto fiscale per il lavoro; la tassazione delle transazioni finanziarie, oltre che della rendita; gli investimenti pubblici nazionali ed europei; gli investimenti privati; last but not least, la scuola e la formazione che consenta di interfacciare giovani e mondo del lavoro.

Chi scrive queste righe è uomo di scuola – dirigente in una tipologia di istituto, quelli professionali, dove massima dovrebbe essere questa interazione: si fa davvero molta fatica a poter costruire percorsi che accompagnino le studentesse e gli studenti dalla istruzione e dalla formazione scolastica ad un approccio concreto ed euristico al mondo del lavoro.

Nell’anno scolastico passato, in un comune della provincia a pochi chilometri da Bari, a Bitetto, la felice interazione tra un istituto professionale, ed, in particolare, una docente molto carismatica tra i suoi discenti, e la lungimiranza di un giovane assessore, ha consentito ad un congruo gruppo di studenti di unirsi in modo gratuito in una cooperativa, regolarmente costituita, per unire forze e sforzi comuni di giovani ed adulti per inserirsi nel mondo del lavoro.

E’ un piccolissimo esempio, ma chi scrive ritiene che questa sia una delle possibili direzioni giuste da percorrere: “Ce lo chiede il nostro passato, scolpito nell’art. 1 della nostra Costituzione. Ma ce lo impone il nostro futuro già scolpito nelle menti e nei cuori dei nostri figli” (p. 176).

L’odierna importanza cruciale della tematica affrontata nel libro per le giovani generazioni è testimoniata dal Convegno Nazionale “Il valore del lavoro” tenutosi a Bari il 2 maggio 2013, organizzato dall’I.I.S.S. “Euclide” e l’I.R.A.S.E. Nazionale. Nel Convegno sono state presentate ricerche scolastiche progettate e realizzate in tre istituti superiori italiani: gruppi di studenti, coinvolti da docenti motivati ed appassionati, hanno compiuto ricerche, scritto relazioni e trascritto documenti riguardanti il mondo del lavoro e i suoi valori ormai perduti, in riferimento all’art. 1 della Costituzione. In particolare, gli allievi dell’I.I.S.S. Euclide di Bari hanno approfondito il tema “Il lavoro che realizza e appaga l’uomo”, quelli dell’I.I.S.S. Via Asmara di Roma, basandosi su ricerche sociologiche e psicologiche, hanno presentato “Casi di licenziamento, disoccupazione e perdita del lavoro”, mentre i discenti del Liceo Classico Vittorio Emanuele di Lanciano hanno approfondito il tema “Il mondo del lavoro, alle origini della filosofia”.

Al Convegno barese sono intervenuti esperti a livello nazionale quali Massimo Di Menna, segretario generale Nazionale UIL Scuola; Gaetano Veneto, docente di Diritto del Lavoro e relazioni industriali dell’Università Aldo Moro di Bari, già deputato al Parlamento; lo stesso Antonio Passaro, autore del libro qui recensito, che ha dato l’abbrivo al Convegno: moderatore d’eccezione, Vincenzo Fiorentino, componente del Comitato Scientifico Nazionale dell’I.R.A.S.E. Nazionale e fondatore dell’Istituto scolastico organizzatore.

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