L’ascolto, il passato, il presente e il futuro

L’ascolto, il passato, il presente e il futuro
(relativamente a Cosa vuole il PD dalla Scuola di Davide Faraone)

di Claudia Fanti

Bes, pochi insegnanti di sostegno, voti, Invalsi, mancanza di tempo pieno, compresenze eliminate, supplenze coperte dai docenti a tempo indeterminato, malattia pagata dal docente ammalato entro i primi 10 giorni di assenza da scuola, edifici scolastici che cadono a pezzi, supplenti non pagati, turn over bloccato, precari storici in attesa, stipendi bloccati, strumenti e materiali pagati da famiglie e insegnanti, specialisti di lingua inglese scomparsi, contenuti di storia moderna e geografia lasciati  dalle Indicazioni alla buona volontà dei docenti, fondi di istituto ridotti all’osso…l’elenco delle  “stranezze” di uno Stato, che però pretenderebbe miracoli, è senza fine.

Eppure i politici parlano e parlano e parlano dell’importanza della scuola per il rilancio dell’economia, della ricerca, dell’innovazione.

 

C’è una discrasia tra la realtà e le parole, in particolare quando sentiamo parlare della formazione dei docenti: viene da pensare come sia possibile che gli stessi che fanno annunci di predisporsi in posizione di ascolto, possano dimenticare che ora tutti gli aspiranti docenti frequentano anni e anni di università, fanno tirocinio nelle classi, che tanti insegnanti esprimono con passione suggerimenti, critiche, opinioni che sono illuminanti e di cui si dovrebbe tener conto senza tanto girare per l’Italia…

 

Francamente non si comprende come non si pensi a riesumare ciò che funzionava, come non si pensi a dar fiducia ai docenti, unici a essere sul territorio, vicini ai problemi delle famiglie a condividerne sofferenze e difficoltà, fermate e riprese. Unici ad aiutare mamme e papà ad affrontare il grande e complesso tema dell’educazione in un panorama per nulla favorevole.

 

Sinceramente l’unica cosa che ormai servirebbe sarebbe un pietoso silenzio di partiti e ministro sulla situazione, oppure servirebbe un supporto incondizionato al lavoro da certosino che ognuno e ognuna di noi fa giorno per giorno. Invece non si fa altro che parlare di sistemi possibili, ma improbabili di valutazione del nostro lavoro che vien sempre descritto come inadeguato, di aumento di ore in presenza, di carenze della nostra attività didattica e educativa, di formule organizzative, di tagli di anni in ingresso o in uscita, che non tengono conto del passato, del presente e men che meno del futuro…

 

Da poco ho letto le intenzioni del nuovo responsabile scuola del PD e, a parte la sua dichiarazione di intenti di porre mano alle disuguaglianze tra nord e sud d’Italia, e di voler fare un tentativo di raccolta di opinioni nelle scuole, non ho purtroppo letto una parola relativamente all’abolizione della riforma Gelmini, al ripristino del tempo pieno e alla sua diffusione, alla follia pedagogica del “maestro unico”, alle ingiustizie che stanno subendo gli e le insegnanti senza stipendio…Ho soltanto notato un non ben identificabile richiamo alla sfida che il futuro lancia a maestre e maestri, come se noi non fossimo a conoscenza delle problematiche del tempo che viviamo e di quello che ci attende, come se noi non si facesse miracoli da tempo e con la forza degli arieti, nonostante governi deboli e “stranamente composti”. Strano davvero!

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