M. Serra, Gli sdraiati

Come mai nella storia

di Antonio Stanca

serraPubblicato a Novembre del 2013 dalla casa editrice Feltrinelli di Milano nella serie “I Narratori” (pp. 108, € 12,00), il romanzo Gli sdraiati è ancora in testa alle classifiche di vendita e ancora sta facendo parlare dell’attività letteraria del suo autore, Michele Serra, figura molto nota perché impegnata in molte direzioni. A cinquantanove anni Serra tanto ha fatto e continua a fare. Sempre e variamente impegnato è stato, dai corsivi su giornali quotidiani e settimanali, l’Unità, Epoca, Panorama tra i primi e la Repubblica, l’Espresso tra i più recenti, alla fondazione e direzione del settimanale satirico Cuore, dalla politica alla televisione, dai testi teatrali alla letteratura.

E’ nato a Roma nel 1954. Trasferitosi con la famiglia a Milano ha conseguito qui la maturità classica e giovanissimo, a vent’anni, ha cominciato a lavorare per l’Unità. Ora vive tra Milano e Bologna e impegnato continua ad essere in particolare nel lavoro di giornalista satirico e di costume, di opinionista, di polemista. Questa finora è risultata l’attività che più lo ha coinvolto essendo egli un intellettuale di sinistra e le tendenze del giornalista hanno interessato anche gli altri aspetti della sua vasta e varia produzione compresa quella di carattere letterario. In essa aveva esordito nel 1989 con la raccolta di racconti Il nuovo che avanza. La seconda raccolta, Cerimonie, sarebbe venuta nel 2002 e gli avrebbe fatto meritare i Premi Procida e Gradara Ludens. Nel 1983 sarebbe comparso il primo libro di poesie, Poetastro, e nel 2000 il secondo, Canzoni politiche. Nel 1997 avrebbe scritto il primo romanzo, Il ragazzo mucca, ed ora è stata la volta del secondo, Gli sdraiati.

Anche nelle narrazioni, anche nei versi tornano i modi che hanno distinto il Serra fin dal suo apparire, quelli, cioè, legati al suo giornalismo, al suo atteggiamento polemico nei confronti di una realtà, di una società, di una vita che hanno perso i principi, i valori che le distinguevano per accettare altri che annullano la loro identità, confondono i loro tratti, ne fanno delle vittime di meccanismi inesorabili, guastano ogni loro aspetto, dalla famiglia alla scuola, dalla religione alla cultura, dalla morale al costume, dal pensiero alla comunicazione. Polemico è Serra perché è convinto che molto è stato perduto di quanto apparteneva all’uomo, alla sua dimensione, e che non sarà possibile recuperarlo, che l’umanità è stata sconfitta dal suo stesso desiderio di diventare, di sentirsi nuova, moderna, che ha perso la sua vera natura e che il peggio deve ancora arrivare. Ma anche alla satira si concede quasi a ridurre, snellire il tono di una polemica che rischierebbe di diventare sempre più accesa e di trasformarsi nella voce di chi è rimasto solo e indietro in un mondo, in un tempo che sono tanto avanzati. Serra, invece, è inserito in questo mondo, in questo tempo, in essi vive, lavora, di essi scrive senza, però, esserne soddisfatto. E’ questo disagio a farlo diventare polemico, a segnare l’intera sua attività compresa quella narrativa, di esso fa interpreti molti personaggi delle sue narrazioni ed anche quelli de Gli sdraiati. Qui un padre divorziato vive col figlio diciannovenne ed è costretto ad assistere a quanto di esteriore è entrato a far parte della vita del ragazzo annullando ogni sua intimità. Egli è come tutti i ragazzi d’oggi, passa la maggior parte del suo tempo “sdraiato” su un divano con il computer addosso, il cellulare accanto e gli auricolari alle orecchie, rientra a casa quando fa alba, dorme in una stanza traboccante  di indumenti smessi. La casa, la scuola sono un problema, un ostacolo in una vita che vuole trascorrere soltanto con gli amici, tutti uguali, nei posti, nei locali che più sono di loro gradimento. Fuma quasi sempre, a volte non solo sigarette, non ascolta le parole che il padre si sforza di dirgli a suo giovamento, vive soltanto di sé, dei suoi interessi, delle sue amicizie, della sua maniera di vestire, di apparire, della sola vita del corpo, dei soli piaceri a questo legati. Ad una rovina totale sembra al padre di assistere perché è consapevole che né lui né altri padri possano arginare un fenomeno così straripante, che impotenti sono diventati, oggi, i vecchi di fronte ai giovani. Pertanto si è dovuto convincere che nel romanzo che intende scrivere, La Grande Guerra Finale, nel quale ha intenzione di rappresentare questo scontro tra i vecchi e i giovani dei tempi moderni, la battaglia finale dovrà farla vincere ai giovani anche se dovrà ammettere che le conseguenze di un simile evento rimarranno quanto mai oscure, impossibili da prevedere.

Abile è stato il Serra a configurare in tal modo quanto di allarmante lascia intravedere l’attuale condizione giovanile, quanto pericoloso sarà questa volta, a differenza di ogni altra volta nella storia, il passaggio, il cambio generazionale. Ci è riuscito con un’opera che si fa leggere volentieri grazie ad uno stile rapido, incalzante, dalle frasi brevi, concise come quelle di un proclama, un’opera che come altre volte fa polemica ma anche satira, è determinata ma anche ironica. E’ il suo modo per avere successo, riconosce il fenomeno ma non si lascia sommergere, si arrende ad esso ma non completamente!

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