Scuola grembo materno

SCUOLA GREMBO MATERNO

di Umberto Tenuta

Scuola del grembo materno!
No, non l’ho scritto io, non l’ho scritto io!
L’ha scritto J.A.Comenius.

Che cosa è la scuola se non un grembo materno?
Lo diceva Comenio, lo dice ora la scienza.
E sì, perché la prima scuola è quella che il bimbo frequenta nel grembo materno, ove non vegeta soltanto, ma si muove, si agita, esplora con tutto il suo corpo, con le mani, con i piedi, con la testa, con le braccia, con tutto il suo corpo. 
E già al quarto quinto mese allarga i suoi orizzonti sensoriali ai segnali che vengono dal salotto ove madre ascolta la musica di Back, di Mozart e di chissà quanti altri grandi musicisti di cui il piccino già si innamora. 
E là, nel caldo, accogliente ed amorevole grembo materno, il bimbo comincia l’apprendimento della lingua italiana, la sua prima alfabetizzazione culturale che lo farà un uomo, un uomo sempre più maturo, nei primissimi anni di vita, nella scuola dell’infanzia e nelle scuole successive, tutte prosecuzione della scuola del grembo materno. 
Ordunque, maestri, docenti, professori, voi siete la scuola del grembo materno! 
Le vostre aule, aperte al mondo, al mondo che vi circonda, al paesaggio naturale, storico, artistico, umano tout court, sono aule del grembo materno o che questi bimbi dalle testoline così belle, dai piedini così carini, dalle braccine così irrequiete, respirano dal cordone ombelicale della cultura, della cultura che gli uomini hanno accumulato nel corso dei millenni e che costituisce il più grande capitale che si possa sperare  di possedere, il capitale umano.
Ecco, voi maestre, voi maestri, vuoi docenti, voi professori e voi professoresse, voi siete le madri amorevoli che accarezzano con le ninne nanne, con sorrisi materni, con sospiri di gioia, i bimbi che amorevolmente custodiscono nei loro grembi.
È grande, grande, grande il vostro grembo, o maestre, o maestri, o docenti, o professori, o professoresse! 
È grande, e voi lo sapete!
Voi lo sapete ed avete gran cura di esprimere il vostro amore per le creature, le creature vostre, le creature che albergano nei vostri grembi materni. Oh, quanta delicatezza di madri amorevoli voi esprimete, voi manifestante, voi cantate la notte e il dì!
Ed io resto estasiato, ammirato, stupefatto dinanzi a questo miracolo che è la seconda nascita alla condizione umana, seconda perché la prima non bastava.
Il bimbo abbandonato nella foresta diventa Victor e più non si adatta alla condizione umana, e muore! I vostri bimbi, però, non muoiono, respirano la cultura che la mammina gli somministra già nel suo grembo, già ai primi vagiti, già nei suoi primi sgambettii.
Ma, o maestre, o maestri, o docenti, o professori, o professoresse, il vostro grembo è più grande, più vasto, con orizzonti sconfinati di lingue, di storia, di paesaggi, di musiche, di canti…
Voi, o maestre, o maestri, o docenti, o professori, o professoresse, tutti da me amati, ammirate questo paesaggio lo fate rivivere e in esso immergete i vostri studenti. 
Vivono essi le lingue, le storie, i paesaggi, le scoperte, le invenzioni, le musiche, le poesie, le avventure umane, tutto ciò che è umano.
Nihil humani a me alienum puto!
Orsù, ministra Giannina, emani una ordinanza, subito, immediatamente.
Ordini a tutte le scuole italiane di cambiare le loro insegne, di scrivere dentro la loro aule, sul portone di ingresso la nuova denominazione, la denominazione che Ella ama, che Ella vuole, , che tutti ammireremo, la denominazione:
SCUOLA DEL GREMBO MATERNO

Qui regna il materno amore.

È bello illudersi, anche nel deserto!

PS
Prevengo le immancabili obiezioni.
L’attività docente è un’attività professionale, un’attività che non può essere assimilata a quella delle cure materne.
E, sì, un’attività professionale, tecnica, meccanica, al pari di quella dei robot che la FCA (ex FIAT) utilizza nella fabbricazione delle 500L!

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