29 aprile Ministro nelle 7e Commissioni

Il 27 marzo, 1, 15, 24 e 29 aprile si svolgono nelle 7e Commissioni del Senato e della Camera, le comunicazioni del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca sulle linee programmatiche del suo Dicastero

Dibattito sulle comunicazioni del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, rese nelle sedute del 27 marzo e del 1° aprile 2014, sulle linee programmatiche del suo Dicastero

(7a Senato, 29.4.14) Agli intervenuti nel dibattito replica il ministro Stefania GIANNINI, la quale si sofferma anzitutto sui quesiti posti in ordine alle tematiche della scuola. In primo luogo, risponde al presidente Marcucci e alla senatrice Montevecchi che avevano chiesto chiarimenti circa i fondi destinati all’edilizia scolastica, precisando che il Ministero si è attivato per assicurare estrema celerità ai finanziamenti già disposti dal cosiddetto “decreto-legge del fare”. Sono così ora cantierabili 692 interventi urgenti, per un totale di 150 milioni di euro. A queste risorse si aggiungono ulteriori 300 milioni stanziati dal decreto-legge n. 66 del 24 aprile scorso, che sono destinati ad interventi urgenti esecutivi ed immediatamente cantierabili, individuati in base allo scorrimento delle graduatorie del precedente decreto. In totale, sono perciò disponibili 450 milioni di euro, per complessivi circa 1.000 interventi.

L’intero capitolo del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca dispone peraltro di 1,2 miliardi, potendo cantierare circa 2.000 interventi. Né va dimenticato che è in corso di programmazione un piano di interventi di piccola manutenzione per ulteriori 450 milioni, da aggiudicare attraverso gare CONSIP. È infine confermata l’istituzione di una unità di missione presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, che sarà seguita dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca da parte del sottosegretario Reggi, cui afferiranno ulteriori 2,2 miliardi, derivanti dallo svincolo del patto di stabilità. Ella esprime perciò compiacimento per la tempistica prefigurata dal Ministero, secondo cui a giugno sarà pronta la cantierabilità estesa degli interventi e a settembre saranno conclusi i lavori di manutenzione, con l’evidente eccezione di quelli rivolti a nuovi edifici.

Passando alla tematica del tempo pieno, sollevata dalla senatrice Puglisi, ella riferisce che dall’anno scolastico 2007-2008 le classi di scuola primaria sono diminuite di circa 6.000 unità (da 138.000 a 132.000), a seguito del riordino del primo ciclo. Nonostante detta diminuzione, le classi a tempo pieno sono aumentate a livello nazionale di circa 8.000 unità (da 33.000 a 41.000). Si verificano tuttavia cospicui squilibri a livello territoriale, atteso che il Centro-nord è coperto per il 40 per cento mentre il Sud appena per l’8 per cento. Al riguardo ella evidenzia tuttavia che spesso sono gli enti locali a non poter mettere a disposizione i servizi di base come la mensa e le altre attrezzature necessarie. Pertanto, il Ministero, attraverso i direttori regionali, ha intenzione di svolgere un’attenta valutazione a livello locale per comprendere dove possono essere più utili iniziative di ampliamento del tempo pieno.

Quanto alle scuole dell’infanzia, su cui si sono soffermati la senatrice Rosa Maria Di Giorgi e il senatore Marin, ella riconosce le disparità che si verificano sul territorio. Ricorda tuttavia che non si tratta di un segmento della scuola dell’obbligo, per cui le risorse devono essere concordate annualmente con il Ministero dell’economia e delle finanze. Ritiene perciò, sotto questo profilo, di estremo interesse il disegno di legge n. 1260 attualmente all’esame della Commissione e riferisce che gli organici, nonostante le riduzioni imposte dal decreto-legge n. 112 del 2008, sono comunque cresciuti e le sezioni sono aumentate di 1.135 unità.

Ella risponde indi al senatore Conte, che aveva chiesto delucidazioni sugli organi collegiali e sul dimensionamento e sulla carenza di figure di responsabilità nei plessi secondari. Nell’affermare che la riforma degli organi collegiali è senz’altro urgente, alla luce dei troppi rinvii operati nel passato, nonché dei rilievi mossi sia dai TAR che dal Consiglio di Stato, ricorda che il dimensionamento della rete scolastica e dell’offerta formativa è di  competenza esclusiva delle Regioni. Il Ministero non ha pertanto più alcun potere, se non quello di stimolare l’interazione con le autonomie territoriali ad esempio in sede di Conferenza Stato-Regioni.

Con particolare riguardo agli organici e all’attività burocratica e amministrativa, tematica sempre sollevata dal senatore Conte oltre che dalla senatrice Blundo, ella concorda sull’ipotesi di un organico funzionale di durata pluriennale, per il quale occorrono tuttavia strumenti legislativi e organizzativi concreti. In particolare, ricorda che l’organico funzionale è stato previsto dall’articolo 50 del decreto-legge n. 5 del 2012 che dispone peraltro una concertazione tra Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e dell’Economia. La sua realizzazione non è tuttavia agevole, anche a causa della resistenza del Ministero dell’economia e delle finanze a rinunciare ai poteri di controllo che attualmente la normativa gli riserva. Ritiene pertanto più utile indirizzare l’attenzione alla programmazione realizzabile a normativa vigente.

Circa i dirigenti scolastici, su cui si sono soffermati il presidente Marcucci ed altri senatori, ella pone l’accento sul decreto-legge n. 58, attualmente all’esame della Commissione, osservando tuttavia che il problema è assai più vasto e rischia di investire buona parte del territorio nazionale. Pertanto, al fine di evitare l’esplosione di ulteriori focolai, ella ritiene necessario un provvedimento più ampio che disponga una cornice nazionale risolutiva di tutte le questioni determinate da errori formali dell’Amministrazione.

Passando alla questione degli scatti stipendiali avanzata dal senatore Conte, ella annuncia che è imminente la firma dell’atto di indirizzo necessario per stabilizzare il recupero delle somme già erogate, pur nella consapeovolezza che le risorse – pari a 350/360 milioni – saranno prelevate dal Monte per l’offerta formativa (MOF). Al riguardo ella ritiene che non sia la soluzione migliore in quanto, se risolve un problema, ne apre nel contempo un altro. Tuttavia essa appare allo stato l’unica possibile per evitare che a giugno si ripresenti il problema della restituzione di somme già percepite. Guardando in avanti, ella si impegna tuttavia a tentare di dare un segnale di inversione di marcia, pur riconoscendo che sarà difficile riportare il  MOF alle cifre originarie.

Quanto ai lavoratori socialmente utili (LSU), su cui hanno chiesto chiarimenti la senatrice Blundo ed altri senatori, ella conferma la linea dell’articolo 2 del decreto-legge n. 58, che risolve l’emergenza attuale relativa ai lavoratori, e ribadisce che i nuovi contratti avranno un mansionario comprensivo non solo delle pulizie ma anche della piccola manutenzione in un’ottica di riqualificazione del personale.

Tale soluzione non risolve tuttavia, sottolinea, il problema della pulizia nelle scuole, che deve essere affrontato a regime. In questo senso, ella ha avviato una ricognizione, attualmente non ancora disponibile, per comprendere le modalità di utilizzazione del personale onde giungere alla soluzione più ragionevole. Tiene tuttavia a precisare alla senatrice Blundo che le gare CONSIP consentono un dimezzamento della spesa a livello annuo, che passa da 620 milioni a circa 320.

Con riferimento alle domande dei senatori Conte e Josefa Idem sull’inserimento delle scienze motorie nella didattica curricolare, ella conferma anzitutto l’accordo con il CONI per la diffusione della cultura sportiva, che si pone tuttavia in un’ottica extracurricolare. Quanto all’inquadramento nelle scuole di insegnanti qualificati, esso darebbe sicuramente occupazione a un largo segmento di giovani e avrebbe effetti positivi sulla crescita dei ragazzi. Si tratta tuttavia di un progetto oneroso, che il Ministero si riserva di valutare con attenzione.

Dopo aver brevemente accennato alle tematiche dell’integrazione dei bambini stranieri sollevate dal senatore Centinaio, e a quelle della musica, del cyberbullismo e della sicurezza in rete, avanzate dalle senatrici Serra ed Elena Ferrara, su cui rinvia al documento scritto che consegna alla Commissione, si sofferma conclusivamente sui percorsi formativi specifici per il sostegno e per i bisogni educativi speciali (BES), affrontati dai senatori Marin, Conte e Manuela Serra. In proposito dà conto della pluralità di interventi messi in campo dal Ministero e afferma che dei 17.000 nuovi inquadramenti previsti per il prossimo anno, circa 6.500 saranno riservati ai docenti di sostegno. Riferisce tuttavia che dalle famiglie di alunni con disabilità è stata avanzata una pressante richiesta affinché tutta la formazione permanente degli insegnanti sia rivolta ad una integrazione più efficace degli allievi in difficoltà. In tal senso, ella manifesta la propria disponibilità a discutere il problema con grande serietà, anche in un’ottica di integrazione con i corsi di specializzazione presso le università.

Ella passa indi a rispondere ai quesiti posti in tema di università, riferendosi in primo luogo all’articolato intervento del senatore Tocci, il quale aveva anzitutto deplorato una forte diminuzione delle immatricolazioni, che testimonierebbe a suo avviso una crescente disaffezione verso gli studi. Al riguardo, ricorda che in passato le immatricolazioni sono esplose a seguito del riconoscimento dei crediti maturati con l’esperienza acquisita in diversi percorsi. Una volta abolita tale possibilità, il numero di immatricolazioni cosiddette “mature”, cioè dai 23 anni in su, è improvvisamente crollato, addirittura del 73 per cento. Gli immatricolati giovani sono invece diminuiti, negli ultimi anni, solo del 6 per cento. Invita perciò a tener conto della disaggregazione del dato, anche se riconosce la necessità di affrontare efficacemente il tema del diritto allo studio e delle connesse borse. Al riguardo, dà conto con soddisfazione della conclusione della trattativa sul decreto legislativo n. 68 del 2012 e sugli ISEE regionali che, unitamente alla fissazione di una quota pluriennale del Fondo statale a 162 milioni di euro, condurrà al recupero progressivo in tre o quattro anni delle “idoneità senza borsa”. Ciò non toglie, prosegue, che sul territorio nazionale si verificano sperequazioni inaccettabili. Ad esempio, in Emilia Romagna la copertura delle borse è totale, mentre in Campania è pari ad appena il 27 per cento. Anche in questo caso, ella ritiene indispensabile un confronto in Conferenza Stato-Regioni e ricorda che l’ipotesi delle borse di mobilità rischia di determinare una nuova migrazione dal Sud al Nord, con conseguente desertificazione culturale al Sud.

Ella condivide poi l’ipotesi di un passaggio dai “punti organico” alla “gestione budgetaria” delle università. A fronte di una sostenibilità economica dimostrata, ritiene infatti che gli atenei debbano poter assumere il personale che ritengono necessario, eliminando il blocco del turn over. In questa prospettiva, la valutazione ex post e l’assegnazione delle quote premiali dovrebbe tuttavia essere evidentemente rigorosissima. Nel riconoscere che tale impostazione rischia di penalizzare il Sud, dove maggiori sono le difficoltà di reperire fondi propri, assicura comunque il proprio impegno per un confronto con il Ministero dell’economia e delle finanze in questo senso.

Dopo aver confermato al senatore Marin che le politiche per gli studenti sono al centro dell’attenzione del Governo, in quanto fra l’altro costituzionalmente garantite, ella si sofferma sui test di accesso alle facoltà di medicina, su cui aveva sollecitato una riflessione il senatore Centinaio. Ferma restando l’esigenza di una selezione basata sulla programmazione del fabbisogno e dell’offerta formativa degli atenei, ella sostiene che le modalità di svolgimento dei test sia discutibile e si impegna ad una riflessione sul modello francese, che prevede un’ammissione generalizzata al primo anno, nel corso del quale gli esami sono tutti teorici e non abbisognano di laboratori.

Passando ai temi della ricerca, sollevati in particolare dalle senatrici Di Giorgi e Blundo, ella richiama il dibattito svoltosi in occasione dell’ultimo riparto dei fondi premiali (atto del Governo n. 85) confermando l’intenzione del Governo di dare maggiore pregnanza alla Valutazione della qualità della ricerca (VQR) piuttosto che a singoli progetti, distinguendo tuttavia le diverse categorie di enti, con particolare riguardo per quelli che operano prevalentemente trasferimento tecnologico.

Soffermandosi infine sul settore dell’Alta formazione artistica e musicale (AFAM), ella risponde al presidente Marcucci che alcuni enti sono stati commissariati a causa di gravi conflittualità interne e conseguenti paralisi. In questi casi, il Ministero ritiene opportuno mantenere il commissariamento fino alle elezioni degli organi previsti dalla legge, anche se appare ineludibile una riforma degli assetti statutari.

Quanto alle altre questioni poste circa tale settore dal medesimo presidente Marcucci, nonché dai senatori Martini e Michela Montevecchi, ella conferma l’assegnazione di cinque milioni di euro, che tuttavia non sono sufficienti a risolvere tutte le criticità.

La stabilizzazione del personale incontra ad esempio forti ostacoli da parte del Dipartimento per la funzione pubblica e del Ministero dell’economia e delle finanze, benché le posizioni richieste siano 560, a fronte di oltre 1.400 posti vacanti per i docenti e 270 per il personale amministrativo. Non si tratta dunque di una partita facile.

Circa le risorse disponibili per l’edilizia dei conservatori e delle accademie, ella riferisce che dei quattro milioni complessivamente destinati al settore, il 60 per cento (pari a 2,5 milioni) è destinato all’edilizia, mentre il 10 per cento è finalizzato ad attrezzature ed il 30 per cento rappresenta una quota di garanzia per interventi urgenti. Riconosce perciò l’insufficienza dei finanziamenti disponibili.

Quanto infine alla statizzazione degli istituti pareggiati, ella ne mette in luce l’estrema onerosità, assolutamente fuori portata nelle condizioni attuali, nonché le complessità relative allo stato giuridico del personale. Ritiene pertanto preferibile indirizzare l’attenzione ad una migliore distribuzione fra la formazione di base e quella successiva, con una ripartizione dei costi del personale. A tal fine, si impegna ad un provvedimento di riordino in accordo con il Parlamento che consenta di uscire dall’attuale disordine normativo-gestionale.

————-

(7a Senato, 15.4.14) Riprende la procedura informativa, sospesa nella seduta del 1° aprile scorso, nel corso della quale – ricorda il PRESIDENTE – il Ministro ha concluso l’esposizione delle linee programmatiche del Governo relative al suo Dicastero.

Nel dibattito interviene il senatore CENTINAIO (LN-Aut) il quale richiama la posizione più volta espressa dal suo Gruppo circa l’esigenza di prevedere classi ponte o corsi per studenti che provengono da Paesi stranieri e non conoscono la lingua italiana, in quanto la loro presenza potrebbe rallentare l’apprendimento degli altri studenti. Invita pertanto il Ministro ad aprire un confronto su tale argomento.

Lamenta poi che nella revisione degli ordinamenti siano state eliminate o ridotte le ore di insegnamento di alcune materie, come ad esempio la storia dell’arte, l’educazione motoria e la geografia. A tale ultimo riferimento reputa assai grave che in alcuni indirizzi di studio, come quelli turistici, gli studenti siano del tutto ignari dei fondamenti della geografia.

Invoca poi l’esigenza di abolire il valore legale del titolo di studio, tenuto conto delle diversità che sussistono tra i diversi territori nelle valutazioni degli studenti. Parallelamente giudica essenziale eliminare il test d’ingresso per l’iscrizione all’università tanto più che esso non serve per verificare la preparazione degli studenti e che si registra un drammatico calo delle immatricolazioni.

Nel ritenere che gli indirizzi riguardanti i docenti della scuola si pongano nella giusta direzione, manifesta comunque la piena disponibilità del suo Gruppo ad un confronto costruttivo con il Ministro su tutti i temi suesposti.

Il senatore CONTE (NCD) ritiene che le linee programmatiche mostrino una situazione assai precaria della scuola e individuino, al contempo, alcune condivisibili iniziative per inaugurare una inversione di tendenza, testimoniata anche dall’attenzione che il Presidente del Consiglio ha dedicato al comparto nel suo discorso di insediamento. Concorda dunque con la priorità dell’edilizia scolastica, con la necessità di risolvere il problema del precariato, nonché con l’esigenza di collegare il mondo della scuola con quello del lavoro.

Soffermandosi poi sull’autonomia, riconosciuta nel 2000 quale inizio di una svolta strategica, afferma che essa ha rappresentato una occasione mancata e non ha saputo imprimere una trasformazione reale nelle condizioni di finanziamento e funzionamento della scuola. Ritiene peraltro assai negativo che non si sia proceduto in questi anni ad una modifica degli organi collegiali e che si continui a prorogare la composizione del Consiglio nazionale della pubblica istruzione (CNP).

Lamenta inoltre il mancato adeguamento economico degli stipendi del personale, rilevando altresì che la progressione economica non deve essere legata solo all’anzianità di servizio. Occorre pertanto a suo avviso una nuova fase contrattuale che leghi gli incrementi stipendiali alla valutazione della professionalità, nella prospettiva di una rivalutazione della funzione sociale dei docenti. Nel prendere atto con favore della soluzione parziale alla questione degli scatti, ritiene tuttavia negativa la riduzione del Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa (MOF).

Rileva altresì criticamente che spesso gli insegnanti svolgono incombenze anche di tipo amministrativo e burocratico, senza le necessarie competenze. Pone indi l’accento sull’esigenza di rendere effettiva la pratica sportiva a partire dalla scuola primaria, al pari dell’insegnamento della lingua inglese, ferma restando la necessità di apprendere anche altre lingue nella scuola secondaria di secondo grado.

Dopo aver manifestato rammarico per la riduzione dei fondi di istituto, afferma che l’aggiornamento professionale è troppo spesso subordinato alla disponibilità dei docenti, mentre dovrebbe invece essere istituzionalizzato.

Con riguardo al dimensionamento, mette in risalto i problemi organizzativi connessi all’accorpamento di istituti con molti alunni e sedi in diversi comuni, nei quali spessi non sono individuate le figure di responsabilità nei plessi secondari. Nell’invocare una revisione dei programmi per renderli più aderenti alla realtà, reputa opportuna una riflessione sugli indirizzi scolastici, tenuto conto che negli ultimi anni si è registrata una proliferazione a suo avviso eccessiva, specialmente negli istituti tecnici.

Sollecita poi a superare l’organico definito annualmente in vista di una gestione innovativa e sburocratizzata delle risorse umane. Fa notare altresì che sempre più di frequente la disponibilità di docenti per supplenze o per progetti è assai limitata, parallelamente ad un decremento delle relative risorse, peraltro assegnate con ritardo. Ciò determina a suo giudizio una situazione di incertezza che si ripercuote negativamente sulla qualità dell’offerta formativa. Cita ad esempio anche il caso dei corsi di recupero nella scuola secondaria di secondo grado, per i quali spesso gli istituti non hanno i fondi adeguati in termini di quantità e di tempi di assegnazione.

In ultima analisi reputa necessario possedere competenze specifiche per quanto riguarda il supporto alla disabilità ed ai disturbi specifici di apprendimento.

La senatrice SERRA (M5S) si sofferma principalmente sul tema del precariato, che coinvolge circa mezzo milione di personale docente ed ATA. Sollecita dunque una revisione del reclutamento che rappresenta a suo avviso il problema principale della scuola. Coglie poi l’occasione per richiamare la mancata attivazione, nella regione Sardegna, dei percorsi abilitanti speciali (PAS) per una determinata categoria di insegnamento, per cui sarebbe stata invece assai proficua la frequenza a distanza. Domanda in proposito al Ministro in che misura sia possibile risolvere tale situazione.

Con riferimento al tema della disabilità, ravvisa talune incertezze nel percorso formativo dei bambini, difficoltà di integrazione e scarsa specializzazione degli insegnanti di sostegno, a cui si aggiunge di frequente la debole collaborazione tra scuola e famiglia. In proposito ritiene non del tutto risolutiva l’immissione in ruolo di circa 26.000 docenti di sostegno, rimarcando l’esigenza di assicurare la continuità didattica. Occorre dunque assicurare a suo avviso percorsi formativi e didattici specifici e specializzanti. In conclusione sollecita una particolare attenzione del Ministro sul tema del bullismo.

La senatrice PUGLISI (PD) condivide il rapporto biunivoco tra autonomia e valutazione, reputando necessario alleggerire la scuola da appesantimenti burocratici. Ringrazia peraltro il Ministro per aver inserito per la prima volta all’interno degli indirizzi programmatici il tema dell’educazione e dell’istruzione riferito al segmento 0-6 anni, che rappresenta a suo giudizio uno strumento essenziale per rimuovere le disuguaglianze, tanto più che i divari spesso nascono proprio da una diversità di opportunità. Afferma infatti che nel Meridione manca una rete di servizi educativi e scolastici, con indubbi effetti anche sulla diversità nei livelli di apprendimento.

Si dichiara poi preoccupata per l’andamento del tempo pieno nella scuola primaria, considerato che al Sud è tutt’ora carente e che anche nel Centro-Nord sta diventando sempre più deficitario. Richiama in merito le indagini OCSE-PISA, secondo qui l’eliminazione delle compresenze ha avuto effetti negativi anche sui livelli di apprendimento. Condivide peraltro l’importanza del segmento dell’istruzione tecnica e professionale e l’attenzione all’alternanza scuola-lavoro, nel contesto del piano “Garanzia giovani”.

Concorda poi con la proposta del Ministro sul reclutamento e sulla formazione iniziale dei docenti, ritenendo quanto mai opportuno un alleggerimento del percorso puntando all’inserimento della specifica formazione nella laurea magistrale.

Con particolare riferimento alla valutazione, reputa prioritario ricreare un clima di fiducia nelle scuole, basato sul presupposto che la valutazione rappresenta uno strumento a disposizione per il miglioramento.

La senatrice MONTEVECCHI (M5S) domanda al Ministro quali siano i criteri di erogazione delle risorse relativi all’edilizia scolastica e quali siano gli obiettivi di lungo periodo attraverso cui l’investimento può tradursi realmente in un risparmio, come ad esempio nel caso dell’efficientamento energetico.

In merito all’Alta formazione artistica e musicale (AFAM), ricorda che in occasione dell’esame del decreto-legge n. 104 del 2013 il Governo ha a suo tempo accolto numerosi ordini del giorno riferiti al comparto; si chiede pertanto se l’attuale Esecutivo intenda onorare gli impegni già assunti con particolare riferimento: alla possibilità di un coinvolgimento delle Commissioni parlamentari sul regolamento di riordino; alla opportunità di prevedere concorsi per le assunzioni nel comparto; all’esigenza di affrontare il tema delle graduatorie tenuto conto che non esistono specifiche classi di concorso specialmente nei licei musicali e che occorre una razionalizzazione con i Conservatori; alla necessità di ripensare i corsi in alcune Accademie; all’attuale disomogeneità dei bilanci; all’eventuale ripensamento dei contratti con docenti pensionati nelle Accademie. In ultima analisi domanda le ragioni per cui il settore dell’AFAM è stato esonerato dalla normativa sulla spending review.

La senatrice DI GIORGI (PD) manifesta la propria soddisfazione per l’esposizione programmatica del Ministro, ritenendo comunque che i settori della conoscenza non siano valorizzati in maniera adeguata soprattutto nell’ottica di un pieno sviluppo del capitale umano. Lo scarso investimento nella scuola, nell’università e nella ricerca, determina un confronto a suo avviso addirittura imbarazzante con il resto d’Europa. Reputa dunque opportuno individuare alcune priorità che possano invertire la tendenza e assicurare uniformità di condizioni e di erogazione dei servizi essenziali nell’intero Paese. Rileva ad esempio criticamente l’esistenza di situazioni assai diversificate con riferimento alla scuola dell’infanzia, per la quale occorre un massiccio investimento da parte dello Stato, per evitare che i comuni svolgano funzioni interamente sostitutive.

Afferma inoltre che non è possibile saltare una fase dell’evoluzione formativa sottovalutando l’unicità del percorso tra 0 e 6 anni. Conviene inoltre che l’edilizia scolastica rappresenti una emergenza nazionale, tanto più che essa si configura come primo elemento formativo. Invita dunque il Ministro a lavorare in sinergia con le Regioni in modo da far emergere le reali priorità ed elaborare dei criteri uniformi di intervento.

In merito alla ricerca, prende atto positivamente dell’attenzione dedicata dal Ministro al percorso che la Commissione sta intraprendendo, a conclusione del quale si augura comunque un confronto diretto con il Governo. Ringrazia inoltre per la disponibilità, già manifestata già in occasione dell’esame dell’atto del Governo n. 85, a rivedere il sistema dei fondi premiali.

Il senatore TOCCI (PD) dichiara di aver apprezzato alcune formulazioni equilibrate ed innovative riguardanti i problemi critici dell’università e della ricerca. Tuttavia, ritiene che ciò non sia sufficiente in una situazione assai drammatica come quella in cui versa il settore, troppo spesso sommerso di adempimenti normativi e gravato da problemi strutturali. Rileva pertanto un clima di sfiducia e lamenta la disattenzione verso gli obiettivi fondamentali propri dell’università e della ricerca. Afferma peraltro che il calo delle immatricolazioni testimonia una certa disaffezione rispetto a tale mondo, per cui occorre intervenire anche attraverso le borse di studio, nell’ottica di evitare il progressivo abbandono universitario. Nel rendere noto che tale fenomeno in alcune realtà, come ad esempio la Sicilia, arriva a soglie assai elevate, manifesta preoccupazione per il depauperamento del Mezzogiorno dal punto di vista della classe dirigente, che determinerà a suo giudizio ulteriori divisioni.

Deplora peraltro come nel mondo della ricerca sia stata di fatto persa una intera generazione di ricercatori, che sempre più spesso si rivolgono all’estero, privando l’Italia dei talenti migliori. Rimarca perciò la necessità di tornare al controllo budgetario, secondo cui, una volta assegnate le rispettive somme alle università e agli enti, essi devono essere lasciati liberi di poter assumere il personale. Reputa infatti che il blocco del turn over significhi nei fatti ridurre gli organici e dunque i finanziamenti.

Avviandosi alla conclusione, pone una questione di metodo ravvisando dei toni a suo giudizio troppo marcati e parziali nelle dichiarazioni che il Ministro ha reso alla stampa. Ipotizza dunque che il Ministro, in quanto segretario di un partito, abbia anche esigenze di visibilità politica, ma si augura che in quanto titolare di un Dicastero di estrema rilevanza sappia dare voce ad una rappresentanza unitaria degli interessi.

La senatrice BLUNDO (M5S) condivide la necessità di mettere la scuola al centro del dibattito politico, in quanto dalle modalità di organizzazione del sistema scolastico emerge il modello di società che si vuole realizzare. Si augura pertanto che la scuola viva nel rispetto delle reciproche posizioni e si arricchisca dal confronto, senza rischiare di essere prigioniera della burocrazia e del precariato.

Giudica del resto inaccettabile che il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca sia un “Dicastero delle emergenze”, sollecitando inoltre il Governo a stabilizzare gli attuali precari evitando la cosiddetta “guerra tra poveri”. Occorre altresì garantire un organico definito e non aggiuntivo in corso d’anno, in quanto ciò provoca difficoltà nella programmazione.

Si riallaccia poi a quanto affermato dalla senatrice Di Giorgi in relazione alla ricerca, ribadendo a sua volta la necessità un successivo dialogo con il Ministro. In proposito ritiene opportuno prevedere forme di premialità diverse nonché garantire la specificità del lavoro del ricercatore, nella dimensione della meritocrazia, puntando anche alla ricerca di base. Rifiuta pertanto la logica dei finanziamenti “a pioggia”, sollecitando la diversificazione della ricerca, anche per non trascurare le eccellenze.

Con particolare riferimento agli appalti gestiti dalla CONSIP, chiede maggiori ragguagli sugli acquisti realizzati dalle scuole, in quanto spesso emergono maggiori spese in luogo di maggiori risparmi. Domanda quindi al Ministro di svolgere particolari controlli anche sulla serietà dei fornitori, tanto più che vengono investite risorse assai ingenti.

In relazione ai lavoratori socialmente utili (LSU), nella consapevolezza degli accordi già stipulati per una loro riqualifica, invita a tener conto della posizione delle donne di mezza età per le quali tale riqualificazione potrebbe essere assai difficile. In proposito, reputa infine necessario un ulteriore approfondimento sulle condizioni orarie di tali lavoratori.

La senatrice IDEM (PD) si dichiara soddisfatta del fatto che il Ministro ha al contempo enucleato delle emergenze e indicato una visione complessiva sul futuro della scuola, tanto più che condivide l’intento di promuovere una sana competitività e dare risposte precise al settore.

Soffermandosi in particolare sulla valutazione degli insegnanti, invita a prestare una particolare attenzione, in quanto essa potrebbe diventare uno dei criteri a cui collegare le progressioni economiche. In proposito, ritiene che privilegiando solo i risultati scolastici si rischi di trascurare le differenze di ambiente, mentre invece il contesto sociale può incidere in maniera massiccia.

Richiama inoltre il tema della formazione degli insegnanti, condividendo che essa sia già prevista nel percorso universitario.

Sollecita altresì l’inserimento dei laureati in scienze motorie nelle scuole elementari proprio per rendere l’educazione motoria una materia al pari delle altre, insegnata da persone competenti. Al riguardo ritiene essenziale modificare il sistema di reclutamento al fine di prevedere in pianta stabile tali figure nel percorso scolastico.

La senatrice Elena FERRARA (PD)  giudica positive le linee programmatiche, ravvisando una particolare sensibilità del Ministro nei confronti dell’educazione e delle arti in genere. Nel richiamare le iniziative già assunte in merito alla formazione musicale e artistica, che in alcuni comparti è tuttavia ancora frammentaria, pone l’accento sulla diffusione della musica, del teatro e della danza anche attraverso una intensa interazione con il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Rileva infatti che, proprio perché in molti casi il mondo esterno alla scuola ha sopperito alle carenze istituzionali, occorre ora mettere a sistema tali esperienze. S’interroga quindi sulla reale volontà di investire idealmente e materialmente su tale segmento.

Declina poi il tema dell’edilizia scolastica sempre con riferimento al comparto artistico e musicale, sottolineando l’esigenza di prevedere ambienti adeguati per lo svolgimento di tali discipline nelle scuole.

Chiede infine al Ministro un interessamento particolare per garantire la sicurezza in rete, in modo che venga percepito il ruolo di coordinamento dell’Amministrazione all’interno dei soggetti chiamati ad arginare i fenomeni del cyber bullismo.

Il senatore MARIN (FI-PdL XVII), nel rivolgere al Ministro gli auguri di buon lavoro, rileva criticamente come le dichiarazioni programmatiche risentano sempre di meri proclami, sovente giustificati dalla prima esperienza dei Ministri di volta in volta chiamati a svolgere il loro ruolo.

In tale contesto chiede perciò di conoscere la provenienza delle risorse per le iniziative – a suo giudizio ambiziose oltre che generiche – proposte dal Ministro, benché sia a suo giudizio prioritario mettere al centro gli studenti e non i docenti. In merito reputa eccessiva l’attenzione dedicata nelle linee di indirizzo agli insegnanti rispetto agli utenti reali del servizio scolastico, che sono proprio i ragazzi.

Invoca parimenti maggiore concretezza rispetto alle misure riguardanti i disabili, per i quali servirebbero a suo avviso dei capitoli di spesa dedicati. Pur condividendo inoltre l’importanza di intervenire nell’edilizia scolastica, reputa prioritario promuovere iniziative per gli studenti.

Ravvisa poi il persistere di disparità tra diverse aree del Paese, domandando maggiori chiarimenti sulle azioni riguardanti l’università, tenuto conto che – anche in questo caso – si dovrebbe puntare anzitutto a migliorare le condizioni degli studenti.

Il presidente MARCUCCI (PD), collegandosi alle considerazioni della senatrice Di Giorgi, rimarca il lavoro finora compiuto dalla Commissione in materia di enti di ricerca, su cui chiede nuovamente al Ministro la disponibilità per un successivo confronto. Domanda poi maggiori informazioni circa la sorte degli enti attualmente commissariati, in modo che si possa procedere ad una gestione ordinaria.

S’interroga altresì sulle conseguenze connesse alla soppressione della direzione generale dell’Alta formazione artistica e musicale e coreutica, reputando inoltre grave la situazione dell’edilizia relativa ai conservatori. Invoca peraltro maggiore attenzione nei confronti del reclutamento e della stabilizzazione del personale AFAM. Parallelamente, ricorda che la Commissione ha a suo tempo avviato l’esame di alcune proposte legislative in materia di istituti musicali pareggiati, sulle quali chiede di conoscere l’opinione del Governo, anche in vista di una prosecuzione dell’iter.

Fa presente inoltre che non appena inizierà l’esame del disegno di legge n. 1430 verrà affrontata la situazione dei dirigenti scolastici, sulla quale si augura un particolare interessamento da parte dell’Esecutivo. Si dichiara del resto assai stupito dal fatto che ogni concorso nel mondo della scuola risenta di pronunce giudiziarie tali da comprometterne l’intero esito, con forte pregiudizio per gli incolpevoli partecipanti alle predette procedure selettive.

Domanda conclusivamente quali iniziative saranno assunte per velocizzare l’assegnazione delle risorse relative all’edilizia scolastica, che rappresenta una delle priorità del Governo in carica, e fa presente che la replica del Ministro, a conclusione dell’odierna discussione generale, avrà luogo presumibilmente la settimana prossima.

————-

(7a Senato, 1.4.14) Il ministro Stefania GIANNINI, nel riallacciarsi a quanto già esposto nella precedente seduta, pone anzitutto l’accento sulla semplificazione a suo avviso necessaria anche nel settore dell’università, che soffre da troppi anni di una stratificazione molto complessa di norme, nonostante la legge n. 240 del 2010 avesse l’intento di inaugurare una nuova fase nella governance, nei meccanismi del finanziamento, nel reclutamento e nella valutazione. Al riguardo, ritiene che, da un lato, la legge n. 240 abbia delegato a numerosi interventi di vario rango ordinamentale e amministrativo la concreta applicazione delle norme e, dall’altro, non si è trattato di un testo consolidato che ha abrogato quello che c’era prima, con il risultato che risultano ancora in vigore leggi assai risalenti, talvolta mai applicate. Cita, come esempio di complessità, le procedure dell’abilitazione scientifica nazionale (ASN), in occasione delle quali sono stati presentati numerosi ricorsi, con conseguente rallentamento dei meccanismi di assunzione mediante concorso sebbene dal 2008 non fossero più stati banditi concorsi. Il risultato di ciò è l’anzianità del corpo docente e una diminuzione complessiva, fra il 2008 e il 2013, del 15 per cento dei professori a seguito del mancato turn over. A ciò si aggiunge che il numero dei docenti e il rapporto studenti/docenti sono tornati sui livelli di inizio anni 2000, con pessime previsioni per i prossimi anni, in cui si verificheranno ulteriori fuoriuscite. Altro esempio di complessità dell’attuale sistema riguarda la formulazione dei criteri per l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR): nel confermare quanto esposto durante la presentazione della Relazione 2013 dell’Agenzia, reputa indispensabile scongiurare il rischio che essa diventi un controllore ex ante, mentre occorre potenziarne il ruolo di valutatore ex post. In questo contesto, rende nota la sua volontà di procedere ad azioni di semplificazione di almeno tre tipi: una semplificazione normativa sui meccanismi di accreditamento didattici di ogni ciclo, con conseguente spostamento degli obblighi nella rendicontazione in itinere ed ex post, in modo che le università conoscano prima su quali parametri, soprattutto di efficacia, saranno valutate; una semplificazione finanziaria, cosicché gli atenei virtuosi possano praticare una politica di bilancio che sia pienamente autonoma, impiegando anche risorse esterne al Fondo di finanziamento ordinario (FFO), con lo scopo di conseguire gli obiettivi che si sono dati nell’ambito degli indirizzi ministeriali e declinando le proprie capacità di intervento sulle specificità dei territori; una semplificazione nel reclutamento, al fine di accelerare i processi di ricambio e renderli più spediti. A tale ultimo riferimento, fermi restando il monitoraggio dell’ANVUR e gli obblighi di bilancio, giudica prioritario avviare una sorta di “liberazione” del reclutamento, che deve tornare ad essere primaria responsabilità dei singoli atenei. Ritiene dunque che gli abilitati debbano essere assunti con procedure snelle, simili a quelle della chiamata diretta, con piena responsabilità degli organi di governo dell’ateneo, sulla base del modello spagnolo, i quali, anche grazie a un ulteriore perfezionamento della valutazione della qualità della ricerca (VQR), devono entrare in un’ottica di premialità e penalizzazione. Chiarisce infatti che la valutazione con premi e penalizzazioni rappresenta l’antitesi dei tagli lineari. Nell’attesa che si concluda il primo e il secondo ciclo dell’ASN, afferma che successivamente, anche alla luce dell’esito di tali tornate, si compierà una riflessione sul sistema attuale.

Precisa peraltro che detti interventi di semplificazione impongono la possibilità concreta di programmare le risorse, tanto più che la variabile tempo è inevitabilmente il punto cruciale del futuro del sistema universitario in quanto spesso conta di più la prevedibilità delle risorse rispetto alla mera quantità.

Assicura perciò fin d’ora il suo impegno affinché la consistenza di qualunque finanziamento relativo al sistema universitario, al netto di interventi specifici dovuti a norme ineliminabili, sia su base pluriennale, almeno triennale. Propone pertanto la fissazione di una data entro cui concludere tutte le procedure  relative alla ripartizione delle risorse finanziarie e alle assunzioni, ipotizzandola al 31 marzo di ciascun anno. Prospetta altresì la possibilità che il decreto sulla ripartizione del FFO limiti i vincoli a poche voci che caratterizzino la politica d’indirizzo del Ministero, mentre il resto dovrà essere a disposizione degli organi dell’ateneo, coniugando così autonomia e reale capacità di programmazione, tanto più che gli atenei sono già chiamati a presentare una programmazione triennale al Dicastero.

Sempre sulla stessa falsa riga, occorre a suo giudizio programmare anche le politiche per il merito e per il diritto allo studio, rendendo quest’ultimo davvero effettivo, eliminando espressioni contraddittorie come “idoneo ma senza borsa” le quali testimoniano che lo Stato non è in grado di garantire un diritto chiave per l’emancipazione personale e sociale.

Evidenzia inoltre l’esigenza di far ripartire la Fondazione per il merito, attraverso la quale avvicinare il mercato del lavoro agli studenti migliori per consentire alle imprese di intercettare i talenti e agli studenti di avere percorsi preferenziali per il sostegno del percorso di studi e l’ingresso nel mercato del lavoro.  Collegata a ciò è, a suo avviso, la questione dei prestiti d’onore, uno strumento già praticato con successo in altri Paesi che ella intende diffondere anche in Italia, in un’ottica di parallelismo, non di sostituzione o supplenza, rispetto al diritto allo studio. Precisa infatti che mentre il diritto allo studio deve rappresentare la base di garanzia per tutti gli studenti capaci e meritevoli in stretta correlazione con il reddito, il prestito deve esser concepito come un sostegno meritocratico, a condizione che il sistema dei prestiti, appoggiandosi ad un Fondo di garanzia, sia complessivamente meno gravoso per gli studenti.

Focalizza indi l’attenzione sul tema delle risorse finanziarie a disposizione di studenti, laureati e dottorandi, richiamando il caso degli specializzandi di medicina per i quali si registra un crollo del numero di borse. Riferisce in merito che è in corso di definizione una road map chiara con le Regioni per semplificare l’attuale procedura e assicurare in futuro una rilevazione realistica e puntuale del fabbisogno nazionale di medici. Coglie peraltro l’occasione per informare che prima dell’estate sarà bandito il concorso nazionale – per titoli e prove – per l’accesso alle scuole di specializzazione, che avrà luogo realisticamente intorno a metà ottobre.

Si sofferma poi sull’orientamento, rilevando il basso numero di laureati in Italia   e l’elevato tasso d’abbandono fra primo e secondo anno della laurea triennale, che talvolta è indice di scelte sbagliate. Ritiene dunque prioritario orientare gli studenti sia dei licei che degli istituti tecnici non solo sui corsi di laurea di oggi, ma anche sui nuovi mestieri di domani.

Altro nodo centrale per qualificare l’autonomia dell’università, prosegue il Ministro, è la valutazione. In proposito, sottolinea la necessità di definire chiaramente gli ambiti di intervento dell’ANVUR e quelli del Dicastero, tenuto conto che l’Agenzia deve concentrarsi più sulla valutazione e sull’accreditamento, affinando le proprie metodologie, anche in una prospettiva di adeguamento degli standard di qualità con quelli europei, mentre il Ministero deve assumersi la responsabilità di intervenire, anche in maniera dura, sui corsi che non rispondono ai requisiti richiesti. Occorre infatti individuare parametri più flessibili relativamente alla programmazione pluriennale e gli strumenti valutativi esistenti devono diventare più dinamici, a cominciare dalla VQR, il cui ruolo da quest’anno è diventato decisivo per la ripartizione di ben quattro quinti della quota premiale. Sottolinea quindi l’esigenza di predisporre uno strumento valutativo correlato con la programmazione triennale che, al tempo stesso, sia in grado di monitorare in itinere il comportamento delle università; ciò significa evidentemente la disponibilità di una banca dati per il sistema sulla cui realizzazione assicura l’impegno del Dicastero.

Fa presente altresì che sebbene il raggiungimento dell’eccellenza sia misurato dall’ANVUR, esso non dipende da questa valutazione, anche perchè esistono ambiti ancora non chiaramente valutabili come l’eccellenza nel settore della didattica. Nel ravvisare perciò la mancanza di una reale competizione in questo campo, reputa opportuno favorire percorsi di formazione d’eccellenza, in cui incentivare la qualità della formazione specialistica e il suo raccordo con il mondo del lavoro, in modo da combinare in maniera virtuosa autonomia e valutazione.

Si sofferma poi in particolare sulla valutazione delle discipline umanistiche, che non può a suo avviso essere ricondotta in modo forzoso ai criteri quantitativi e bibliometrici caratteristici delle discipline scientifico-tecnologiche: rivendica pertanto l’importanza, a tutti i livelli, di salvaguardare la specificità delle scienze umane e sociali, considerando peraltro che in altri contesti, come quello anglosassone, sono stati introdotti parametri qualitativi.

Enfatizza inoltre la stretta connessione tra la buona programmazione, la sana semplificazione e la corretta valutazione, nella consapevolezza che l’università non è estranea rispetto al contesto entro cui si trova ad operare. Alla vigilia del semestre di Presidenza italiana dell’Unione europea, l’Italia deve proporre innovazioni forti in merito ad alcuni pilastri della formazione e della ricerca, incentivando anche l’apertura del sistema universitario verso l’Europa ad esempio attraverso la mobilità degli studenti e dei ricercatori, anche mediante i nuovi strumenti europei come Erasmus-plus, i bandi Marie Curie e i grant dell’European Research Council (ERC), che sono uno degli strumenti fondamentali del “pilastro” sull’Excellent Science di Horizon 2020. Parimenti, bisogna puntare a suo giudizio sull’apertura verso nuove metodologie della formazione, mettendo a frutto esperienze d’eccellenza che già esistono nel nostro Paese, nonchè sull’apertura nei confronti del mondo dell’impresa e dell’autoimprenditorialità, nella prospettiva occupazionale, fruendo anche di appositi flussi di finanziamento europei come la Garanzia Giovani e i fondi strutturali.

Rileva comunque che l’internazionalizzazione deve prevedere un drastica semplificazione degli strumenti attualmente esistenti per la mobilità e favorire “la circolazione dei cervelli”, anche per ciò che attiene alla questione dei visti destinati a studenti e ricercatori, i quali sono sottoposti a lungaggini burocratiche eccessive. Ricorda poi le origini del progetto Erasmus, che è stato uno degli strumenti più importanti con cui è stato trasmesso ai giovani il senso di una Europa “terra delle opportunità” e che quindi ora occorre rilanciare. In tal senso ipotizza la previsione di una sorta di “Erasmus curriculare” in virtù del quale i mesi di Erasmus rientrerebbero a pieno titolo nel curriculum di studi degli studenti. Evidentemente, se ciò andasse in porto, il Ministero dovrebbe aggiungere opportuni finanziamenti premiali.

Sul piano dell’innovazione delle metodologie didattiche, servono le condizioni perché le istituzioni di formazione superiore pubblichino molte più open educational resources di quanto non abbiano fatto finora. Giudica altresì necessario rivedere il materiale didattico digitale, anche al fine di aumentare la visibilità internazionale del sistema educativo italiano, ritenendo poi auspicabile l’apertura verso i cosiddetti massive online courses (MOOC), quanto meno per alcuni corsi di studio.

Caldeggia indi i corsi universitari che prevedono insegnamenti in lingua inglese, anche per rendere il sistema di istruzione superiore, università e ricerca più attrattivo nei confronti dei Paesi esteri. Nel ritenere sterile la competizione tra lingua madre e lingua inglese, ritiene indispensabile superare le difficoltà che alcuni atenei incontrano nel proporre la didattica interamente in inglese.

Accenna poi brevemente alla possibilità di un pieno e immediato riconoscimento dei titoli nonchè all’apertura verso l’impresa, che comporta la ricerca di risorse di provenienza diversa rispetto a quella pubblica.

Passa quindi ad esaminare un’altra priorità a suo avviso decisiva per il Paese,  quella della ricerca, che può costituire il terzo pilastro per il nostro futuro. Applicando anche in questo campo i principi di semplificazione, programmazione, valutazione ed apertura,  segnala la necessità di dare concretezza agli interventi volti a semplificarne le procedure, nel quadro del Programma nazionale della ricerca (PNR) e delle sinergie tra impiego dei fondi strutturali e competizione per i fondi di Horizon 2020.  Si tratta infatti di circa 60 miliardi di euro che vanno ad assommarsi al portafoglio settennale della nuova programmazione europea che sfiora gli 80 miliardi di euro complessivi.

Nel rilevare con preoccupazione come, nonostante queste disponibilità, l’innovazione stenti a decollare, rammenta che nella media degli ultimi cinque anni la quota italiana di spesa in ricerca e sviluppo rispetto al PIL è inferiore alla media europea e a quella dei principali Paesi industriali, collocandosi al diciannovesimo posto su 23 Paesi considerati. Pur segnalando le notevoli differenze a livello regionale, ravvisa uno scarso coordinamento tenuto conto che il PNR è un contenitore di interventi espressi da numerosi enti vigilati sia dal Ministero dell’istruzione, dell’università sia da altri Ministeri, a cui si aggiungono le università e tanti portatori di interesse. Sebbene ciò testimoni un tangibile interessamento nel settore ricerca, afferma che la programmazione è complessa e, senza un reale coordinamento, spesso può risolversi in una associazione puramente meccanica di indirizzi di spesa. La  semplificazione deve dunque essere compiuta su più livelli: una semplificazione finanziaria, in cui le risorse devono confluire in un piano finanziario della ricerca unico; una semplificazione gestionale, in base alla quale razionalizzare i soggetti che operano intorno al mondo della ricerca e il numero degli enti pubblici di ricerca; una semplificazione normativa, nella quale regolamentare alcuni processi omogenei nell’emanazione dei bandi evitando asimmetrie, specie in vista dell’avvio dei nuovi interventi sui Programmi operativi nazionali (PON) della nuova programmazione europea 2014-2020.

Ella lamenta poi l’incapacità di assicurare una programmazione ciclica e regolare dei fondi, pur essendoci strumenti normativi del tutto idonei allo scopo. L’Italia sconta infatti – a suo avviso – una cronica incapacità di assegnare cifre stabili nei relativi capitoli di bilancio, a causa di tagli imprevedibili operati attraverso la legge di stabilità, con il risultato di una perdurante incertezza.

Il Ministro si sofferma indi sulla programmazione dei fondi comunitari che avrà un impatto per i prossimi 7 anni in linea con l’8° Programma Quadro europeo, Horizon 2020. Al riguardo, nel rilevare che l’Italia si colloca solo al 16° posto a livello europeo come capacità innovativa del tessuto imprenditoriale, comunica con rammarico che per questo ciclo l’Italia avrà a disposizione solo 1,7 miliardi, pari a circa la metà delle risorse disponibili nello scorso ciclo.

Quanto alle risorse alternative, ella cita il Fondo per la ricerca scientifica e tecnologica (FIRST) e i Progetti di ricerca di interesse nazionale (PRIN) che, a valere sul FIRST, finanziano la ricerca di base. In proposito, ella riferisce che attualmente il FIRST è alimentato esclusivamente dai fondi originariamente destinati ai PRIN. Nel 2013 il FIRST è stato pressoché unicamente dedicato al finanziamento di bandi innovativi per i giovani: oltre 48 milioni di euro per il finanziamento di specifici interventi atti a garantire il ricambio generazionale e l’autonomia scientifica dei giovani ricercatori. Il Ministro rimarca peraltro che il Fondo può essere analogamente rifinanziato per il 2014, ma che comunque l’orizzonte temporale è sempre troppo limitato.

Dopo aver accennato al Fondo per l’agevolazione alla ricerca (FAR), destinato alla ricerca industriale, non più rifinanziato dal 2010, ella ribadisce quindi l’esigenza di coordinare l’attività dei 24 enti di ricerca attualmente esistenti, nell’ambito di una politica strategica del Paese che sappia rispondere alle prospettive di Horizon 2020 e dei fondi strutturali.

Nel rinviare alla relazione scritta per le successive considerazioni su questo profilo tematico, il Ministro si sofferma indi sulla valutazione, affermando che l’attività dell’ANVUR dovrebbe essere estesa a tutti i soggetti della ricerca pubblica ed incidere, mediante criterî e parametri specifici, sull’assegnazione di quote crescenti del Fondo ordinario per gli enti di ricerca (FOE). In particolare, la valutazione deve mirare al raggiungimento di standard di qualità e di competitività rispetto ai quali il Ministero deve esercitare una compiuta politica d’indirizzo, tenuto anche conto delle priorità dell’Esecutivo e dei principali stakeholders nel settore.

Per quanto attiene alla valutazione di specifici progetti di ricerca di base ed industriale presentati a fronte di specifici bandi, il Ministro ritiene fondamentale continuare nell’opera di allineamento alle migliori procedure di valutazione a livello europeo attraverso la valorizzazione del meccanismo della peer review.

Passando al tema dell’apertura, reputa che debba essere incoraggiata la mobilità dei ricercatori all’interno degli enti e fra gli enti e le università, con appositi incentivi; inoltre, preannuncia l’intenzione di continuare a proporre lo specifico finanziamento delle chiamate dirette, che rappresentano a suo avviso un istituto importante per promuovere la qualità degli enti di ricerca.

Soffermandosi in particolare sull’Agenzia spaziale italiana (ASI), pone l’accento sull’esigenza di assicurarle quanto prima una governance stabile e competente attraverso il meccanismo del search committee, in nome del carattere strategico della politica spaziale anche nel consesso internazionale.

Dopo aver accennato alla tematica dei lanciatori VEGA, rinvia nuovamente, per motivi di tempo, alla relazione scritta, intendendo dedicare l’ultima parte del suo intervento al settore dell’Alta formazione artistica e musicale (AFAM). Al riguardo, nell’esprimere rammarico per la scarsa attenzione dedicata al comparto negli ultimi anni da parte di una politica a volte inopinatamente distratta, rammenta che gli studenti nel complesso sono più di 80.000, mentre i docenti sono approssimativamente 5.400. La mobilità internazionale, le iniziative promozionali, i premi testimoniano una grande vivacità di alcune istituzioni, incluse quelle private, cui tuttavia non corrisponde una adeguata funzionalità organizzativa.

Ad esempio, il reclutamento è bloccato da un quindicennio, con il risultato di un elevatissimo tasso di precariato e di conflittualità, con commissariamenti frequentissimi.

Alla autonomia, che in linea di principio dovrebbe accostare il modello AFAM a quello universitario, corrisponde del resto una forte centralizzazione nella distribuzione delle risorse, nella nomina degli organi e financo nel reclutamento.

A fronte di questa situazione, che rischia oramai di far definitivamente collassare questo settore, il Ministro assicura dunque il proprio impegno sulle quattro voci già indicate come fondamentali per gli altri settori: la semplificazione, la programmazione, la valutazione e l’apertura.

Prima di tutto, la governance del sistema va profondamente rivista e vanno definiti i rispettivi poteri degli organi di indirizzo e di quelli gestionali, rivedendo il rapporto fra rappresentanza didattica da un canto, vertice politico e vertice amministrativo dall’altro.

Va poi affrontato il riordino dei canali di immissione in ruolo e di abilitazione; la distribuzione delle risorse, nel mondo AFAM così come per la scuola e l’università, non dovrebbe più avvenire secondo criteri storici, bensì dovrebbe essere correlata alle dimensioni e alle attività degli istituti.

In materia di valutazione, reputa opportuno adottare criterî rigorosi, fornendo precise regole per l’accreditamento ex ante e la valutazione ex post dei corsi di studio. Inoltre, andranno seguiti parametri fissi e riconosciuti anche a livello internazionale, con particolare riguardo per le numerose istituzioni private che chiedono il riconoscimento legale.

Infine, un sistema aperto di Accademie e Conservatori deve contemplare, a suo giudizio, forme di mobilità che prevedano lo scambio di esperienze della docenza ma anche l’ingresso di talenti dall’estero che portino nuova linfa nei nostri istituti.

Nel concludere il proprio intervento, il Ministro tiene a sottolineare l’importanza di definire un corretto rapporto fra istruzione musicale di base, che dovrebbe a suo avviso essere sempre più integrata nella didattica scolastica, e formazione universitaria, da affidare interamente al sistema delle Accademie e dei Conservatori.

—————

(7a Senato, 27.3.14) Il ministro Stefania GIANNINI rivolge un saluto informale, oltre che formale, a tutta la Commissione, di cui ha fatto parte in questa legislatura, riconoscendo la qualità e la quantità dei contributi che provengono tanto dalla maggioranza quanto dall’opposizione. Nel ritenere cruciale il ruolo del Parlamento, afferma che nella democrazia parlamentare ciascun Ministro deve rispettare e valorizzare le prerogative parlamentari.

Rivendica poi che l’attuale Esecutivo, per la prima volta nella storia della Repubblica ha messo l’istruzione al centro dell’agenda politica del Paese, sulla base di una scelta non casuale ma coerente con una precisa visione della società italiana. Nel presupposto che il sistema educativo diventi la leva più efficace per lo Stato e per i cittadini, giudica infatti prioritario perseguire gli obiettivi di crescita civile, sviluppo economico ed equità sociale.

Rileva peraltro con preoccupazione che il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca è da anni il “Ministero delle emergenze” a causa di una criticità cronica e di un logorio costante nel dettaglio burocratico e amministrativo. Per tali ragioni, uno dei pilastri del Dicastero, la scuola, è afflitta da un precariato stabile ma non stabilizzato che determina una sorta di “guerra tra poveri” e legittima un elenco inesauribile di rivendicazioni.

Registra altresì che l’università ha dinanzi un allarmante decremento di iscrizioni, anche a causa di un sistema ingessato e incapace di dotarsi di strumenti di programmazione strategica e finanziaria di medio termine. Quanto alla ricerca, pur riconoscendo l’eccellenza dei ricercatori italiani, sottolinea lo scarso coraggio nell’investimento costante e duraturo.

Afferma inoltre che l’Europa rappresenta il contesto geopolitico di riferimento primario per l’Italia e descrive quattro principi ispiratori della propria azione di Governo: la semplificazione, la programmazione, la valutazione e l’internazionalizzazione. In ordine al primo principio, evidenzia la necessità di resistere alla tentazione dell’ipertrofia normativa, reputando più opportuno concentrarsi sull’attuazione di provvedimenti già approvati e ridurre gli spazi di incertezza. Occorre altresì a suo avviso dotarsi di un orizzonte temporale e finanziario per dare soluzioni strutturali ai diversi problemi, senza rincorrere continuamente le emergenze, in ossequio al principio della programmazione. In merito alla valutazione, pone l’accento sulla esigenza di ridurre i controlli ex ante privilegiando la valutazione ex post, con l’effetto di assegnare risorse in base ai risultati. In ultima analisi, enfatizza il principio dell’internazionalizzazione, in quanto un sistema aperto alla competizione e alla comparazione genera maggiore qualità sul piano didattico, scientifico e strutturale.

Ciò premesso, passa dunque a delineare gli indirizzi programmatici in materia di scuola, a torto considerata troppo spesso come una spesa, e non come un investimento nel capitale umano del Paese, nella quale gli insegnanti sono visti come dipendenti pubblici demotivati e sindacalizzati, senza tener conto di quale sia in realtà il processo educativo. Assume dunque fin d’ora l’impegno a lavorare in modo che la scuola torni a formare le coscienze dei cittadini adulti di domani, che i dirigenti scolastici siano sostenuti nel loro compito direttivo e di supporto agli insegnanti, e che questi si sentano spalleggiati nel loro ruolo di formazione diretta degli alunni.

Nel ribadire che il Ministero è stato fin da subito gravato dalla improrogabile necessità di risolvere alcune gravi emergenze, menziona il caso dei 24.000 lavoratori ex LSU impiegati nei servizi di pulizia delle scuole, per i quali con il ministro Poletti è in corso di elaborazione un Piano straordinario biennale che consenta la programmazione a più lungo termine di interventi di piccola manutenzione ordinaria nelle scuole, in cui poter utilizzare i lavoratori una volta riqualificati. Cita altresì il personale ATA, nei confronti del quale è stata risolta – grazie anche al contributo del Senato – l’annosa questione delle loro posizioni economiche, evitando che 15.000 lavoratori fossero costretti a restituire somme già percepite nel corso dei precedenti anni scolastici, per mansioni aggiuntive già espletate. Menziona inoltre l’emergenza dell’edilizia scolastica, ricordando che, secondo dati del 2012, oltre 27.000 edifici scolastici sono stati costruiti prima del 1980, che più di 1.400 risalgono ai primi del Novecento e che più di 5.000 sono ospitati in immobili costruiti inizialmente per un altro scopo e pertanto inadeguati. Tiene a precisare che l’azione del Governo su tale priorità non è frutto di una reazione meramente emotiva, ma di un problema strutturale reale. In quest’ottica, sottolinea di aver disposto una proroga di due mesi per consentire a tutti i Comuni e a tutte le Province collocate nella graduatoria dei quasi 700 vincitori, di poter aggiudicare le gare e fare i lavori immediatamente cantierabili che erano già stati indicati precedentemente, per un ammontare di 150 milioni di euro. Annuncia inoltre che il Governo sta predisponendo un Piano pluriennale che porterà a fare interventi in altre 10.000 scuole su tutto il territorio nazionale.

Evidenzia poi che tale complesso procedimento sta funzionando non solo perché sono state individuate le risorse, ma anche perché le procedure di aggiudicazione sono rapide, per cui ne sarà valutata un’estensione anche per gli altri interventi di edilizia scolastica, in conformità al summenzionato principio di semplificazione. A tale ultimo riguardo, si sofferma sull’Anagrafe dell’edilizia scolastica, che permetterà di rilevare un censimento generale delle scuole e di registrare le loro vulnerabilità e i corrispondenti interventi di manutenzione necessari per superarle. A ciò si aggiunge – prosegue il Ministro – l’esigenza di assicurare la sicurezza sui luoghi di lavoro, partendo dall’attuazione del decreto legislativo n. 81 del 2008, rapportato alle specifiche esigenze della scuola.

Nel reputare essenziale dotarsi di strumenti snelli, richiama la governance della scuola e la revisione degli organi collegiali, dove sembra utile garantire la piena funzionalità dell’organo consultivo a livello nazionale, nonché degli organismi necessari ai diversi livelli di intervento locale. Sempre in quest’ottica giudica quanto mai improcrastinabile operare – in stretta collaborazione con il Parlamento – un aggiornamento del Testo unico sulla scuola, risalente al 1994, onde evitare continue stratificazioni normative e garantire la certezza del diritto, semplificando le regole ed eliminando le contraddizioni.

Occorre altresì a suo avviso entrare nel merito dei processi fondamentali che rappresentano l’essenza della scuola e dell’istruzione, insegnare e imparare, nel presupposto che a scuola si trasmettono dottrina e metodo alle nuove generazioni. Puntando alla valutazione dei risultati e dei procedimenti adottati per ottenerli, afferma che ciò è possibile solo dotando il Paese di una scuola moderna nella funzionalità e negli obiettivi e anche nella sua missione fondante. In questo contesto, sottolinea il passaggio da “una scuola per tutti” ad “una scuola di qualità per tutti”, in cui il momento della valutazione diventa decisivo, considerando peraltro che nell’ultimo decennio sono stati introdotti i test INVALSI, in modo da svolgere rilevazioni sull’apprendimento, ed è stata garantita la partecipazione dell’Italia alle rilevazioni internazionali. Ritiene comunque che occorra consolidare il sistema di misurazione degli apprendimenti tramite le prove INVALSI, promuovendo un maggior coinvolgimento delle scuole. In proposito, annuncia l’intenzione di aiutare i singoli istituti ad analizzare i propri assetti organizzativi e la qualità dei servizi che erogano, promuovendo in questo modo un ciclo di autovalutazione.

Ricorda poi che, dopo più di un decennio, è stato messo a punto uno specifico regolamento sulla valutazione, n. 80 del 2013, di cui si impegna ad assicurare l’applicazione in tutte le scuole a partire da settembre. Sostiene inoltre che la questione della valutazione e della valorizzazione delle persone sia legata a quella dei contratti, per cui giudica prioritaria una riflessione sul contratto degli insegnanti, in modo che la relativa retribuzione non sia più basata solo sull’anzianità. Parallelamente ritiene opportuno affrontare le nuove modalità di reclutamento dei docenti e valutare, insieme al Parlamento, una modifica del loro status giuridico, unitamente alla predisposizione di nuove regole per la selezione dei dirigenti scolastici.

Dopo aver rilevato criticamente che l’azione del Dicastero è costantemente in bilico tra soccombere all’emergenza o programmare, pone l’accento sull’esigenza pressante di superare il precariato della scuola, che rappresenta un problema rilevante sotto il profilo quantitativo e drammatico per le vite di molte persone e di molte famiglie. Fornisce dunque alcuni dati, secondo cui tra ATA e docenti, il precariato nella scuola arriva a più di mezzo milione di persone: in dettaglio si tratta di circa 50.000 ATA; di poco meno di 170.000 docenti inseriti nelle graduatorie ad esaurimento di I,  II, III fascia e IV fascia aggiuntiva, che costituiscono il cosiddetto “precariato storico” e che verosimilmente grazie al turnover saranno immessi in ruolo nei prossimi dieci anni; di più di 460.000 insegnanti inseriti nelle graduatorie di istituto e utilizzati per le supplenze annuali e fino al termine delle lezioni, di cui 168.000 iscritti nelle suddette graduatorie ad esaurimento; di oltre 10.000 abilitati a seguito del tirocinio formativo attivo (TFA); di quasi 70.000 che hanno maturato titoli di servizio utili all’abilitazione grazie ad un percorso abilitante speciale (PAS); di 55.000 diplomati magistrali; di 40.000 idonei di vecchi concorsi.

L’obiettivo politico necessario per affrontare il problema è a suo avviso il riassorbimento dei precari, fermo restando che, in un’ottica di lungo periodo, devono essere banditi solo concorsi a cattedra. Occorre infatti a suo giudizio predisporre un Piano di medio termine per il reintegro dei precari e il loro inserimento all’interno di “organici funzionali”, che permettano ai dirigenti scolastici una miglior gestione delle supplenze e un aumento dell’offerta formativa. Ritiene del resto che l’organico funzionale serva ad affrontare il tema del sostegno e dell’integrazione, assicurando continuità didattica e formazione specifica per le diverse disabilità, e si traduca nella creazione di un gruppo professionale qualificato, operante in una rete di scuole.

Nella consapevolezza che questa strada comporta un significativo impegno finanziario, tiene a precisare che, attraverso una seria due diligence sui costi attuali per le supplenze brevi e l’integrazione degli alunni disabili, si possa arrivare ad un effettivo bilanciamento finanziario rispetto al fabbisogno necessario per l’attuazione dell’organico funzionale di istituto e di rete. Rammenta in proposito che l’articolo 50 del decreto-legge n. 5 del 2012 istituiva l’organico dell’autonomia, ma non è stato ancora pienamente attuato per mancanza di risorse finanziarie.

Invita peraltro a prestare particolare attenzione alla formazione di una nuova generazione di insegnanti, per la quale annuncia l’avvio di un’ulteriore tornata di TFA per il prossimo anno accademico, ritenendo doveroso offrire ai giovani laureati la possibilità di conseguire il titolo abilitativo. Pur giudicando corretto il principio, sotteso al TFA, secondo cui l’abilitazione si ottiene dopo aver dimostrato in aula di avere la preparazione e l’attitudine all’insegnamento, prefigura per il futuro l’introduzione di un modello più snello, basato sull’inserimento di un periodo di tirocinio direttamente nel percorso della laurea magistrale universitaria con cui ottenere anche l’abilitazione.

Il Ministro rimarca poi che programmare nella scuola vuol dire poter disporre di risorse finanziarie certe e adeguate. In tale ottica, segnala in particolare l’esigenza di reintegrare i Fondi destinati al miglioramento dell’offerta formativa, riportandoli all’ammontare del 2011, che era pari a circa 1,5 miliardi di euro. Ritiene infatti che l’aver dirottato, nell’emergenza, tali risorse su altre finalità, sia pur legate al mondo della scuola, non può adesso giustificare una minore capacità del Ministero e del Paese di investire sulla qualità dell’educazione.

La disponibilità di risorse è del resto essenziale, prosegue il Ministro, anche per dare un reale regime di autonomia alla scuola, che attualmente non può realizzare i suoi progetti e le sue scelte per i troppi vincoli e per la mancanza di mezzi. Reputa quindi essenziale prevedere l’assegnazione di stanziamenti certi già all’inizio dell’anno scolastico in un budget unico, senza vincoli di spesa, se non quelli fissati dalla scuola e finalizzati al miglioramento dell’offerta formativa, anche con la possibilità di utilizzare contratti d’opera laddove essi siano utili.

Sempre al fine di rafforzare l’autonomia scolastica, ritiene importante trasferire il budget orario previsto per il personale e favorire l’utilizzo condiviso di risorse strumentali e umane tra reti di scuole, anche nell’ottica di garantire continuità alle supplenze, nonché la presenza di insegnanti di sostegno specializzati, docenti per l’apprendimento nelle lingue straniere (CLIL) e tecnici di laboratorio.

Il Ministro pone poi l’accento su un altro aspetto della programmazione, legato all’investimento di adeguate risorse sui più piccoli, ampliando l’offerta che oggi vede disparità inaccettabili tra le diverse aree del Paese. Da servizio a domanda individuale, questo segmento va a suo giudizio trasformato in diritto educativo delle bambine e dei bambini. A tal fine, i comuni non devono essere lasciati soli, mentre deve essere pienamente applicato il principio di sussidiarietà. In questo senso, ella garantisce tutto il proprio impegno per favorire una maggiore sinergia tra pubblico, privato ed enti locali, anche incentivando e – laddove possibile finanziando – i meccanismi delle convenzioni, dove lo standard di qualità del servizio è identico indipendentemente dalla gestione. Rammenta del resto che tutti gli studi dimostrano che la dispersione si combatte a partire dai nidi di infanzia e si sofferma in particolare sui dati allarmanti delle Regioni dell’Obiettivo convergenza. Preannuncia pertanto l’intenzione di attivare la gestione dei fondi europei destinati a un grande Piano infanzia.

Infine, ella ritiene che programmazione significhi anche monitorare quello che è già stato deciso, ma non è stato ancora del tutto realizzato. In proposito, cita l’esempio del decreto “Istruzione” (n. 104 del 2013), che ha rappresentato una prima inversione di tendenza nell’investimento in istruzione, ma il cui processo di attuazione tramite decreti ministeriali non è stato ancora completato. Comunica perciò di aver attivato un’azione di monitoraggio dell’applicazione di quei provvedimenti per arrivare in tempi brevi ad un loro efficace utilizzo e assicurare alle scuole e alle università, agli insegnanti e alle famiglie tutte le risorse che lì erano previste, nonché verificare quali azioni necessitano di un ulteriore finanziamento.

Passando all’ultimo capitolo della sua relazione dedicato alla scuola, il Ministro richiama l’esigenza di una scuola aperta, al fine di rispondere alle esigenze degli studenti e di contrastare la dispersione scolastica – la quale si aggira su una media nazionale di oltre il 16 per cento – lasciando le porte aperte oltre l’orario delle lezioni e sviluppando progetti e programmi dedicati.

Una scuola aperta deve essere, a suo giudizio, vicina anche alla disabilità e quindi non esaurirsi nel sostegno a scuola, ma comprendere anche la presenza negli ospedali e nelle case dei ragazzi malati o disabili, per contrastare l’abbandono scolastico dovuto alla malattia e all’ospedalizzazione.

Dopo aver accennato all’importanza che le scuole siano aperte anche al territorio nel quale sono inserite, attraverso attività rivolte non solo agli studenti, ma anche alla cittadinanza, ella invita a vedere la diversità come una ricchezza. In questo senso, la scuola deve essere il luogo dell’integrazione e della creazione di una diffusa cultura del rispetto delle diversità. Ella informa altresì che il Ministero ha attivato percorsi di formazione degli educatori, dei dirigenti scolastici e delle figure apicali dell’Amministrazione, che ella intende proseguire, anche con riferimento alla diffusione della cultura della legalità e del rispetto delle regole.

Il Ministro si sofferma poi sull’importanza dell’alfabetizzazione motoria e sportiva nella scuola primaria, ricordando che l’Italia è tra i Paesi europei con più ragazzi obesi (10 per cento). In proposito, dà conto della collaborazione con EXPO e rammenta che il 2014-2015 sarà l’anno scolastico dell’educazione alimentare.

Ella afferma indi che apertura significa anche tornare ad incoraggiare lo studio della filosofia, della storia dell’arte e della musica, materie sacrificate da tempo nel quadro dei vecchi programmi e diventate assolutamente sporadiche, quando non estinte.

Una scuola aperta significa infine, prosegue il Ministro, una scuola capace di allargare l’orizzonte e lo sguardo, e quindi una scuola primaria, o addirittura dell’infanzia, dove i bambini possano apprendere una lingua straniera attraverso l’insegnamento di una disciplina non linguistica che garantisca la continuità dell’insegnamento per tutto il percorso scolastico.

Dopo essersi soffermata sulla scuola digitale, ella invita a guardare con molta attenzione al mondo del lavoro e dell’impresa, richiamando l’impegno congiunto con il ministro Poletti per l’attuazione della Garanzia Giovani, il piano che mira ad assicurare a tutti i nostri giovani un’offerta qualitativamente valida di lavoro o di formazione entro 4 mesi dall’uscita dal sistema di istruzione formale o dall’inizio della disoccupazione.

Nel dar conto delle prime sperimentazioni di apprendistato all’interno delle scuole che partiranno proprio nei prossimi giorni, per dare ai ragazzi un’opportunità di lavoro non dopo, ma durante la formazione scolastica, ella sottolinea poi la crucialità dell’orientamento scolastico, inteso quale strumento complementare.

Infine, il Ministro pone l’accento su un aspetto strategico quale la formazione tecnica, preannunciando l’istituzione una struttura interdipartimentale, che possa lavorare con le scuole ed in sinergia con le principali associazioni degli imprenditori per arrivare ad una profonda revisione degli istituti tecnici e ad una ulteriore valorizzazione degli Istituti Tecnici Superiori (ITS), migliorandone attrattiva e qualità anche attraverso la creazione di poli tecnico-professionali.

Così come nel Novecento gli istituti tecnici hanno formato i tornitori e gli elettricisti che sono stati protagonisti del successo industriale italiano, così oggi gli stessi istituti dovrebbero a suo avviso insegnare ai nostri giovani a stampare in 3D, a tagliare al laser, ad usare Arduino e l’hardware open source, permettendo alla nostra manifattura di essere leader anche nel XXI secolo.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.