Scuola Scuola Maestre Maestri

SCUOLA SCUOLA MAESTRE MAESTRI

di Umberto Tenuta

Scuola, Scuola, ti sto cercando, ti sto scrivendo, ti sto chiamando, con i miei piccoli appelli, con i miei piccoli scritti, con i miei piccoli canti, canti del cuore innamorato della mia sempre giovane Scuola!
E ti sto gridando il mio amore, il mio amore per te, creatura meravigliosa, per te, donna generosa, grande che nel tuo grembo ti prendi tutti figli di donna per la loro seconda gestazione, dopo quella del grembo materno.
Oh, nessuno potrà mai sostituirti, o madre grande, madre che accogli i figli di donna e li aiuti, assieme alle tue maestre ed ai tuoi maestri, te li tieni stretti stretti al cuore, al tuo cuore generoso, e li ami tutti, senza fare distinzione alcuna, né di nascita, né di genere, né di colore, né di doti, né di alcuna altra cosa. 
Te li tieni dentro il tuo grembo, parli il loro linguaggio, li ascolti amorevolmente, non dai mai risposte, ma li aiuti sempre a cercarle, perchè non vuoi crescere robot, ma uomini intelligenti, capaci di fare da soli, capaci di imparare da soli per tutto il corso della loro vita, capaci di vivere fraternamente assieme a loro fratelli sparsi nel mondo, capaci di amare ogni cosa bella, buona e santa. 
Tu, o Scuola, vuoi che tutti i tuoi ospiti siano a loro agio, si sentano tutti compresi, tutti ammirati, tutti aiutati ad alimentarsi alle fonti della cultura, fatta di conoscenze, di capacità e di atteggiamenti umani. 
Hai messo sul tuo portone l’insegna:
FATTI NON FOSTE A VIVER COME BRUTI MA SEGUIR VIRTUTE E CANOSCENZA
E i giovani, tutti i giovani, bambine e bambini, fanciulle e fanciulli, preadolescenti e adolescenti ti amano, o Scuola, ti amano con tutto il loro cuore.

E il sabato piangono all’uscita, perché la domenica non possono ritornare alla loro amata scuola. 
Quale gioia è per i giovani vivere le loro giornate nelle tue splendide aule, aule piene di luce e di sole, di colori e di forme che piccoli grandi artisti hanno creato!
Nelle tue splendide aule i giovani pregano, cantano, ascoltano le poesie dolcissime che i tuoi docenti recitano loro e che essi imparano subito, le ripetono senza ripeterle venti volte, perché le hanno assorbite nel cuore non appena i tuoi docenti le hanno fatte gustare nella loro meravigliosa bellezza.
Ed i giovani ascoltano, incantati, le fiabe che i tuoi docenti raccontano, le fiabe più belle, tutte le fiabe del mondo, mica solo quelle nostrane!
Ascoltano le fiabe e chiedono subito alle mamme di comprare loro il libro illustrato che tutte le contiene.
E sempre le mamme dolcissime li accontentano!
Quando, quando i tuoi maestri propongono di fare le loro scoperte del mondo incantato della natura, essi, i tuoi studenti, si avviano per prati e per boschi a scoprire le erbe, le piante, i fiori, le foglie, i tronchi, le radici.
E nel tuo giardino corrono, lo puliscono, lo zappettano,  seminano le violacciocche, piantano i gelsomini, potano le rose.
Oh, quante cose scoprono, tutta la botanica!
Ma là, in fondo al giardino, le case dei criceti curano e tanti altri animali allevano, ne studiano i movimenti, le forme, le caratteristiche tutte.
Altro che enciclopedie di botanica e di zoologia!
Volete sapere che fanno con la matematica?
La loro materia più bella, più amata, perchè hanno capito che sempre più intelligenti li fa diventare coi suoi diagrammi di Venn, coi suoi numeri infiniti, con le sue simmetrie, con le sue forme che i palazzi e le città adornano. 
Ed i problemi sono la loro gioia più grande!
Sì, perchè hanno capito che i problemi fanno crescere la loro fantasia, la loro intelligenza, le loro capacità creative e logiche. 
Ma, poi, quante altre avventure tu, adorata scuola, fai correre ai tuoi studenti, avventure di terre vicine e di terre lontane, di soli infiniti nell’universo cosmo!
E avventure di uomini, dei figli di Luky, che dall’Africa sono partiti e il globo terracqueo hanno conquistato, solo con la parola, dono divino.
Ma, io, ora, o Scuola, mi smarrisco nel tuo infinito universo di conoscenze e di virtù che nelle tue stanze crescono nelle menti e nei cuori dei tuoi giovani studenti.
E una cosa, però, voglio ricordarti, o Scuola!
Voglio ricordartela, perché tu la abbia sempre presente, e presente la abbiano coloro che ti governano. 
Tu sei la più grande creatura dell’ingegno umano!
In te nascono poeti e scienziati, in te nascono i lavoratori ed i cittadini delle nazioni e del mondo.
In te crescono gli uomini di domani!
Ma, anche questo voglio ricordarti, tu sei quella che ti fanno essere le Maestre ed i Maestri.
Tu non saresti un bel niente, tu non assisteresti proprio se in te maestre e maestri, grandi, generose e generosi, non si prendessero ogni giorno cura dei tuoi studenti!
Questo, o Scuola, non dimenticare!
E non lo dimentichino coloro che di te si debbono occupare! 
Perché le maestre ed i maestri sono le ostetriche che, o Scuola, ti aiutano a far partorire uomini grandi in virtù e conoscenze. 
Assieme alle Mamme, Tu, o Scuola, sei la madre degli Uomini, dei Lavoratori, dei Cittadini della Società di domani.
Grazie, o Scuola, grazie, o Maestre, grazie, o Maestri!

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