Maestra, oggi ti vedo

MAESTRA OGGI TI VEDO

di Umberto Tenuta

 

Maestra, oggi ti vedo!

Oggi ti vedo uscire da casa, in fretta.

Ti vedo con la cartella sotto il braccio sinistro, la mano destra intenta a chiudere la porta di casa, a fare entrare la testa nel berretto.

Ti vedo con la mano destra pronta ad aprire la porta dell’auto, ad avviare il motore, a partire veloce, per arrivare presto a scuola, prima della tua scolara mattiniera, ansiosa di vederti per prima, per correrti incontro, per abbracciarti, per darti il primo bacio della tua amata scolaresca.

Arrivano gli altri, le altre e gli altri tuoi alunni, ti fanno festa, ti gridano la loro gioia:

-Maestra, maestra, buongiorno, buona giornata, buona giornata a te, buona giornata a noi!

-Maestra, andiamo, andiamo, andiamo presto nella nostra scuola bella che più bella non si può.

-Abbiamo portato i fiori per te, o Maestra, le pratoline, i ciclamini di bosco, per fare ancora più bella la nostra aula, più bella come te, nostra maestra bella, nostra maestra cara!

-Quanto noi ti vogliamo bene, o maestra, che le favole belle ogni giorno ti inventi e ci racconti, che le poesie scrivi la notte ed ogni mattina ci leggi a scuola.

-O maestra, ogni mattina ci fai sentire la bellezza di questa nostra terra, di questo nostro cielo, di queste nostre pianure, di queste nostre colline; la bellezza di questa nostra famiglia di cui tu sei la madre amorosa.

-Maestra, sai che cosa stamattina noi vogliamo fare? Noi vogliamo costruire la Tavola pitagorica del SETTE.

-Sì, maestra, quanto è facile la tabellina del 7, del 7 come i 7 giorni della settimana:

lunedì. martedì mercoledì giovedì venerdì sabato domenica

-Una settimana −sette giorni− finisce ed un’altra settimana comincia.

-Noi arriviamo a dieci settimane!

-Noi abbiamo scritto così:

LUNEDì MARTEDì MERCOLEDì GIOVEDì VENERDì SABATO DOMENICA 7
LUNEDì MARTEDì MERCOLEDì GIOVEDì VENERDì SABATO DOMENICA 14
LUNEDì MARTEDì MERCOLEDì GIOVEDì VENERDì SABATO DOMENICA 21
LUNEDì MARTEDì MERCOLEDì GIOVEDì VENERDì SABATO DOMENICA 28
LUNEDì MARTEDì MERCOLEDì GIOVEDì VENERDì SABATO DOMENICA 35
LUNEDì MARTEDì MERCOLEDì GIOVEDì VENERDì SABATO DOMENICA 42
LUNEDì MARTEDì MERCOLEDì GIOVEDì VENERDì SABATO DOMENICA 47
LUNEDì MARTEDì MERCOLEDì GIOVEDì VENERDì SABATO DOMENICA 56
LUNEDì MARTEDì MERCOLEDì GIOVEDì VENERDì SABATO DOMENICA 63
LUNEDì MARTEDì MERCOLEDì GIOVEDì VENERDì SABATO DOMENICA 70

-Hai capito, tu, o maestra, che cosa è la tabellina del 7?

-Maestra, ora che la Tabellina del 7 abbiamo costruito e abbiamo imparato, più non dimentichiamo, perché sempre la possiamo costruire!

-Ora, maestra, ora che cosa facciamo?

-Che cosa ti sei inventata, stanotte?

-O maestra, abbiamo capito, abbiamo capito perché ieri ci hai detto, mentre uscivamo: domani portate una piantina, una piantina con le radici, con il fusto, con la foglie e possibilmente con i fiori.

-Maestra, io portato una piantina, piccola piccola di pesco!

-Maestra, io ho portato una piantina di pero!

-No, maestra io portato la piantina di…

Oh, quante piantine, stamattina, in classe!

-Che cosa dobbiamo farcene, maestra?

-Sì, abbiamo capito, la prima cosa da fare è non fare male alle piantine!

−Sì, soffrono, emettono le lacrime, no la linfa, come il nostro sangue!

-Hai ragione, maestra!

-Ho visto un fico tagliato con un coltellino: Quando sangue versava! Era bianco, Maestra, mica rosso come il nostro sangue! E poi era appiccicoso.

-Maestra, chissà perché!

E tu, Maestra: Ah, vediamo che cosa dice Francesco, là, in fondo all’aula!

−Sì, Francesco, tu dici che il sangue bianco della pianta del fico si raggruma, come il nostro sangue che esce dalla ferita, si raggruma per non far perdere molto sangue e non far morire la pianta.

-Sì, maestra, ho visto che nella grande pianta di fico del mio giardino ci sono tante grumi di ferite rimarginate come quelle sul mio braccio destro.

-Ma, o maestra, mica le piante hanno il cuore come noi!

−O, vediamo, vediamo da dove viene il sangue, scusate, la linfa delle piante!

-Dalle radici, maestra! Le radici succhiano dalla terra

−E poi che fanno?

-Il liquido che assorbono con le radici lo trasformano in linfa!

-Sì, maestra, anche noi abbiamo i vasi linfatici!

-Che bello, maestra, noi somigliamo alle piante, ma noi siamo animali, come i nostri criceti, e noi abbiamo anche un cuore.

-Le piante sono vegetali e noi siamo animali.

-Maestra, ora tu non ci fai nessuna lezione?

-No! Tu ci fai scoprire da soli tutte le cose! E, così, non abbiamo bisogno di imparare a memoria sul sussidiario! Le scopriamo noi e le ricordiamo per sempre.

-Ma ora, maestra, ora la ricreazione, che guaio!

-Maestra, noi ci siamo già ricreati, non hai visto che non ci siamo stancati affatto?

-Beh, come vuoi tu, tu sei sempre generosa, come le mamme nostre!

I bimbi sono in festa nell’aula, nei corridoi, si mescolano coi bimbi delle altre classi, parlano, dialogano, sorridono sempre!

Tu, maestra, prendi un caffé macchiato e chiacchieri con la tua collega dall’aula accanto; sì, vi raccontate un poco quello che avete nel cuore, riposate. Poi rientri in aula, ove i bimbi e le bimbe sono già ai loro posti ad attenderti con le mani appoggiate sul piano del tavolo intorno al quale siedono a quattro a quattro.

Ora si ricomincia subito.

−Che dici, tu, bimbo del terzo tavolo?

-Maestra, come è caro il fico!

-Maestra, ce la leggi, tu che sei così brava, una poesia del fico?

−Sì, o bimbe care, o bimbi cari, quando vedo che siete tutti attenti, ve la leggo, anzi ve la recito, ve la recito, io che sono brava come Gassman!

−Pronti?

ficoIL FICO ( Diego Valeri)

Laggiù al paese, nell’orto,

i miei mattini erano sul fico

largo di foglie, bruno, chiazzato

di neri frutti. Mi nascondevo nel folto

del grande albero amico. Il sole

montava alto, più alto del fico,

di me sul fico.

Guardavo il mondo, l’orto del vicino,

di là dal muro. Ogni tanto coglievo

un frutto, che gemeva latte

dal picciuolo spezzato e sangue denso

dalla ferita di sotto.

Ero un piccolo Pan, gracile, anemico,

nel primo sboccio timido dei sensi;

re del mondo, dell’orto;

il solo vivo sulla terra

nel tutto mio mattino d’estate.

 

Maestra, i tuoi alunni ti hanno chiesto un po’ di tempo, perchè vogliono leggere anch’essi la poesia che tu hai dato in fotocopia con le immagini a colori del fico, e così, con poche letture la imparano a memoria, e la ripetono alle loro mamme.

Maestra, la tua giornata di scuola, di gioia di essere maestra, è finita e tu, mesta come i tuoi alunni, ritorni a casa, con una gioia grande nel cuore, la gioia che tu hai letto nel volto e nei cuori di tutti i venticinque marmocchi che all’uscita della scuola ti hanno dato un bacio e ti hanno ricordato:

-Maestra, tu sei nei nostri cuori, ti aspettiamo domattina, ma arriva presto, non farci aspettare!

−Buon pranzo!

-Buon riposo, o maestra cara!

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