Márquez, in nome dell’uomo

Márquez, in nome dell’uomo

di Antonio Stanca

 

marquezGiovedì 17 Aprile 2014 in una clinica di Città del Messico è morto lo scrittore colombiano Gabriel García Márquez. Aveva ottantasette anni, era nato nel 1927 ad Aracataca, un piccolo paese della Colombia Settentrionale. Era cresciuto, aveva studiato, si era formato in posti diversi della sua nazione. Aveva abbandonato gli studi universitari perché altri interessi lo avevano attirato quali quelli di un’attività giornalistica volta a denunciare, a cercare di migliorare, di risolvere le gravi situazioni di arretratezza, di sfruttamento sofferte da alcune popolazioni latinoamericane o asiatiche. A tal fine si era impegnato anche in politica, si era mosso tra Europa ed America perché importante era divenuto per Márquez lavorare, collaborare per far giungere la giustizia, la libertà dove mancavano, per mostrarle come valori necessari, indispensabili nei luoghi, negli stati che ne erano privi. La difesa, la diffusione dei principi fondamentali della vita, della storia hanno animato Márquez giornalista e politico e da questi interessi sarebbero venuti i motivi ricorrenti nelle sue opere di scrittore. Oltre alla narrativa, racconti e romanzi, si è dedicato anche alla saggistica ma soprattutto nella prima produzione è risaltata una maniera che lo ha distinto fino alla fine. Si sarebbe parlato di “realismo magico” volendo intendere lo stile di uno scrittore capace di procedere esprimendo tutto quanto faceva parte della sua gente, della storia, del mito, delle leggende, delle favole, delle religioni, delle credenze, dei misteri di questa, tutto quanto era la sua vita. Con Márquez scrittore l’uomo latinoamericano è visto in ogni suo aspetto, è il protagonista della vita, è il suo attore principale, ne è anche la vittima ma suo rimane l’ambito di ogni situazione.

Dopo alcuni racconti iniziali il romanzo Cent’anni di solitudine del 1967 avrebbe mostrato e fissato per sempre tale tipo di scrittura. Nel 1982 il Premio Nobel per la Letteratura l’avrebbe riconosciuta come di alto livello e valore. In seguito altri lavori di narrativa ed altri riconoscimenti sarebbero venuti.

Márquez ha sorpreso, ha interessato fin dall’inizio della sua attività di scrittore perché diverso, nuovo era rispetto ad una narrativa quale quella che altrove era allora diffusa. Questa si era fermata a dire della crisi dei valori morali sopravvenuta nei paesi più emancipati, nelle società più evolute a causa degli sviluppi della scienza, della tecnica, dei danni comportati dalla massificazione dei costumi, dalla sempre maggiore diffusione di interessi legati alla materia. Sconfitto era in questa letteratura l’uomo che era rimasto legato ai valori dello spirito, l’intellettuale, l’artista che ne parlava e si trasformava spesso nel protagonista delle sue opere. Una vittoria, invece, rappresentava quella di Márquez perché il suo uomo agiva nella vita, nella storia, credeva nelle sue capacità, era convinto di queste. Un nuovo umanesimo s’iniziava con Márquez ed altri autori dell’America Latina di quel momento. Il fenomeno non poteva che suscitare ammirazione. Anche la morte, quindi, ha rappresentato un’occasione perché si tornasse a dire di quanto importante è stata l’opera di questo autore in un contesto che le era completamente diverso, del significato, del valore che ha assunto per sempre.

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