Incontro con Mario Priore

Incontro con Mario Priore

a cura di Mario Coviello

prioreÈ possibile emozionare, divertire e appassionare i nostri ragazzi alla letteratura per l’infanzia, all’arte, alla scienza, al paesaggio e alla musica? Si possono creare dentro e oltre la scuola occasioni nelle quali i nostri bambini si cimentano in spericolate acrobazie del pensiero immaginifico e critico, imparano a stravolgere un problema, a mescolare ipotesi e a ricercare nuove e creative associazioni di idee? Qual è il valore educativo dell’impertinenza?

Lezioni impertinenti, a cura di Marnie Campagnaro,Corraini edizioni,maggio 2014, è un manuale di educazione alla creatività e alla curiosità, una rivendicazione del ruolo irrinunciabile, all’interno degli ambienti scolastici ed educativi, del pensiero multidimensionale, complesso, sviluppato su tempi e modalità più distesi e rallentati.

Il libro, diviso in cinque sezioni (Letteratura per l’infanzia, Arte, Scienza, Musica e Paesaggio) raccoglie saggi, proposte educative e laboratori di docenti, educatori,bibliotecari, designer,musicisti,illustratori, che da anni lavorano nelle scuole, biblioteche, università, con gruppi e associazioni culturali e ricreative.

Nella sezione del libro “ Esperienze e laboratori” si racconta Mario Priore, docente di Materie Letterarie dell’Istituto Comprensivo di Bella e anima della “ Bibliomediateca “ A. Malanga “ della scuola. La biblioteca da circa 20 anni opera nel territorio con Il Premio Nazionale di Letteratura per l’infanzia “ Città di Bella “, mostre del libro e, nell’ultimo periodo, con ben sette Tornei fra scuole in rete che si sfidano su libri per bambini e ragazzi e che si confrontano con autori come il premio Andersen 2012 Antonio Ferrara, Angela Nanetti, Emanuela Nava, Alfredo Stoppa, Federico Appel e tanti altri.

Il contributo di Mario Priore a “Lezioni impertinenti”, si intitola “In biblioteca con stile. Scritture impertinenti”. Gli abbiamo rivolto alcune domande sulla biblioteca scolastica, sui laboratori a scuola e sulle nuove tecnologie. Ecco le sue risposte

Chi è Mario Priore?

Partiamo male, perché è una domanda difficile! Però mi pare che la risposta sia già sinteticamente indicata nella presentazione che mi hai fatto. Si evince che la lettura è la mia passione, insieme alla ricerca didattica, aggiungo io. E di lettura mi è piaciuto (e mi piace) nutrire le mie schiere di allievi. Essere cultore della materia in Letteratura per l’infanzia presso l’Università di Padova è stato un riconoscimento che mi ha spronato a fare sempre meglio nella promozione del libro tra i bambini e i ragazzi. Faccio parte del Gruppo di Ricerca sulle Biblioteche Scolastiche (G.RI.B.S.) e con i colleghi veneti portiamo avanti numerose iniziative per la valorizzazione delle biblioteche nelle scuole. D’altra parte, la Bibliomediateca di Bella, di cui sono responsabile, ha rappresentato il terreno concreto su cui esercitare attività di ricerca e di confronto con i più qualificati rappresentanti della letteratura per ragazzi.

Perché fai l’insegnante per quasi 20 anni di scuola elementare e da due anni di scuola media ?

Preciso: ho insegnato per 29 anni nella scuola primaria. Posso dire che è stata un’esperienza formidabile rapportata alla mia passione per i libri. I bambini, più dei grandi, amano leggere e ti ascoltano rapiti quando leggi tu una storia o un racconto. Grazie a loro mi sono appassionato agli albi illustrati, da cui poi traggo ispirazione per fare laboratori di lettura e di scrittura. Ricordo ancora la disperazione di un bambino che aveva esaurito le letture di Roald Dhal in biblioteca ed era entrato in “crisi d’astinenza”. Crisi positiva però, perché ha imparato a scoprire nuovi autori, e poi gli abbiamo messo a disposizione anche nuovi titoli del suo autore preferito. Nella scuola media è opinione diffusa che si faccia più fatica a proporre il libro. La mia esperienza di bibliotecario e di insegnante testimonia, però, che anche per i ragazzi più grandi il libro può avere una sua forza attrattiva se mediato con passione e rielaborato attraverso modalità espressive proprie della multicanalità, che esercita un forte fascino sugli adolescenti.

Nel passaggio fra scuola elementare e media quali difficoltà hai incontrato ? Hai cambiato stile di insegnamento?

Essere responsabile del servizio bibliotecario mi ha permesso di lavorare con bambini e ragazzi, dalle materne alle scuole medie. Fondamentale è stata anche la collaborazione con i docenti dei diversi gradi scolastici. Quindi non ho incontrato particolari difficoltà di approccio con gli allievi più grandi delle medie.

La biblioteca, che è il luogo per eccellenza dove si mettono a disposizione risorse per supportare i processi di insegnamento e di apprendimento, è un crocevia di stili, metodi e modi diversi di veicolare informazioni. Ciò mi ha consentito di conoscere meglio i ragazzi, le loro richieste, i loro problemi, non solo come alunni, ma come persone portatrici di valori, che desiderano essere ascoltate, ma che vogliono anche diventare protagoniste nel loro percorso di apprendimento. Il passaggio alla scuola media è stato dettato proprio dalla voglia di mettersi in gioco con una fascia d’età più problematica, che è quella adolescenziale, rispetto alla quale occorre adattare il proprio modo rapportarsi. L’insegnante, con il suo comportamento, la sua passione per la disciplina, la capacità di prestare attenzione non solo al programma ma alle singole individualità, può diventare per i ragazzi un riferimento positivo o, al contrario, generare distacco e indifferenza. In questo secondo caso ci sarebbe da preoccuparsi.

Serve la scuola alle nuove generazioni? Come deve essere la scuola per coinvolgere, motivare, interessare?

Se rivolgessi questa domanda a loro, agli alunni, molti potrebbero rispondere di no. La scuola fa fatica ad appassionare ed oggi soffre la concorrenza di altre agenzie formative. Però può essere di fondamentale importanza per la formazione del pensiero critico, per l’esercizio della cittadinanza, per lo sviluppo di competenze, se l’alunno fosse veramente posto al centro dell’azione didattica. Questo implica un ripensamento degli attuali modelli di organizzazione scolastica, troppo orientati verso il paradigma dell’uniformità (classi, lezioni frontali, aule, raggruppamenti di alunni per età…). Ma comporta anche un cambiamento della didattica, ancora schiacciata sul modello della lezione frontale piuttosto che su approcci metodologici che promuovono il problem solving, il lavoro di gruppo, la capacità di ricercare, valutare e rielaborare l’informazione.

Di cosa ha bisogno la scuola pubblica italiana per educare ed istruire le giovani generazioni?

Sicuramente non dell’accanimento riformistico degli ultimi anni, che non ha inciso in maniera significativa sugli assetti pedagogico-didattici e metodologici. D’altra parte le cosiddette riforme pare siano state dettate più da esigenze di risparmio sulla spesa che da un reale convincimento che l’istruzione pubblica sia un fattore determinante per la crescita economica e sociale di uno stato moderno. La scuola ha bisogno di recuperare quella credibilità che è venuta a mancare negli ultimi anni. I docenti non sono riconosciuti come professionisti dell’istruzione e la scuola stessa è sentita ancora come un obbligo e non come un’opportunità di crescita delle nuove generazioni. Ciò è anche il frutto di politiche scolastiche contraddittorie e di una campagna mass-mediatica che esalta alcune criticità e fa passare in secondo piano l’impegno di tantissimi docenti, dirigenti e allievi che vivono la scuola con passione e senso del dovere.

Nel tuo contributo parti proprio da due tue idee forti “laboratorio“ e “competenza comunicativa“. Ce le vuoi spiegare?

L’idea di laboratorio non è associata solo ad uno specifico luogo fisico, ma ad un’impostazione didattica aperta alla ricerca e alla sperimentazione di modelli capaci di favorire la comunicazione, sia essa scritta, verbale o multimediale. Nel caso specifico, il laboratorio di comunicazione ed espressione, svolto interamente nella biblioteca scolastica, ha fatto leva sul vissuto dei ragazzi, sulle loro esperienze reali, per approdare a forme di scrittura che reinventano modelli narrativi preesistenti. Le Indicazioni Nazionali per il curricolo evidenziano lo stretto rapporto esistente tra la lettura e la scrittura. L’allievo che ha la possibilità di fruire di una larga varietà di testi è messo nelle condizioni di individuare le strutture narrative, ovvero i modelli che ne sono alla base, che poi vengono assunti come riferimenti nelle produzioni comunicative. Come si può vedere, ancora una volta il ruolo della biblioteca si rivela determinante per la qualità delle risorse che può mettere a disposizione.

Nel tuo contributo sottolinei ..” Si tratta di far parlare i ragazzi su tematiche per loro significative. Farli aprire, dar loro fiducia, fare in modo che si sentano persone e non solo alunni, aiuta a farli parlare..”Sappiamo bene che per i ragazzi il linguaggio più usato è quello degli sms, il linguaggio del corpo e soprattutto siamo consapevoli che i ragazzi non si fidano degli adulti..con essi sono reticenti..si nascondono. Nella esperienza di scrittura impertinente che racconti in Lezioni impertinenti “l’arrabbiatura di un professore per un comportamento poco corretto di alcuni alunni”, parti proprio dalla vita vera della scuola e chiedi agli alunni di raccontarla, di elaborarla. E’ questa la chiave per interessare, coinvolgere, far scrivere e parlare i ragazzi?

La scuola che vuole promuovere competenze non può prescindere dal contesto esperienziale dei ragazzi. Quando si parla di competenze si parla anche di compiti significativi e di valutazione autentica, che sottendono il riferimento a situazioni della vita reale. E’ vero che i ragazzi sono piuttosto reticenti a parlare di sé, ma la comunicazione può essere stimolata ricorrendo a strategie diverse. C’è chi interviene senza problemi in una conversazione, chi ha bisogno di essere spronato, chi racconta il suo vissuto attraverso la scrittura, chi con un breve video. Maria fa fatica ad esporre oralmente il contenuto di un argomento di studio, ma scrive la sceneggiatura di un cortometraggio di 26 pagine. Luigi fa ancora errori ortografici, ma compone delle splendide poesie. Dobbiamo abituarci a non chiedere a tutti la stessa cosa, perché questo significa negare le specificità di ognuno.

Sei il responsabile della biblioteca di Bella. La biblioteca è la tua vita. Perché hai dedicato tanti anni della tua vita alla sua creazione e al suo sviluppo?

Perché ho creduto inizialmente in un progetto – la promozione della lettura – e successivamente in un servizio: la creazione di un ambiente di apprendimento aperto alla multimedialità, dove il libro dialoga con le nuove tecnologie, dove alunni e docenti sperimentano percorsi di ricerca dell’informazione, dove si mettono a disposizione dei docenti e degli allievi risorse informative e si documentano le attività svolte. Se penso allo stato di sofferenza attuale della nostra biblioteca, privata del personale durante l’anno scolastico, mi viene da considerare che tutto il lavoro di quasi 20 anni sia stato inutile. Poi ripercorro mentalmente le tappe che hanno portato la biblioteca scolastica di Bella ad essere un’eccellenza sul territorio italiano, e allora rivedo le migliaia di bambini e ragazzi che hanno avuto l’opportunità di fruire di una vasta scelta di libri, di incontrare tantissimi autori e illustratori, di praticare attività di ricerca. E poi la condivisione delle attività con colleghi meravigliosi che hanno offerto generosamente la loro collaborazione, hanno creduto nelle potenzialità formative della lettura e testimoniato con la loro presenza assidua, insieme ai propri alunni, che la biblioteca è un vero ambiente di apprendimento. Non potrei immaginare una scuola senza una biblioteca funzionale alla realizzazione del curricolo scolastico. Purtroppo accade che anche le migliori realtà siano penalizzate da politiche scolastiche incongruenti, a cominciare dal mancato riconoscimento del ruolo del bibliotecario. Il destino delle biblioteche, in Italia, si gioca tutto sulla provvisorietà degli interventi e sulla mancanza di norme chiare e definite.

Qual è il tuo rapporto con i libri? Quale è stato il primo libro che hai letto. Qual è il tuo libro più importante?

Il mio rapporto con i libri? Di dipendenza assoluta. Non riesco a smettere, nonostante i tentativi di disintossicazione a base di pc e iPad. Segno che le nuove tecnologie non sono concorrenziali con i libri e la lettura. Lo diventano se non si propongono valide alternative, se la lettura diventa imposizione e non condivisione. Produrre un booktrailer, ad esempio, comporta che i ragazzi abbiano letto o ascoltato un libro, operato la selezione di frasi significative, cercato immagini e video che dialogano con le musiche e con i testi, rielaborato il tutto in chiave multimediale con l’uso delle nuove tecnologie. È una modalità di lettura trasversale, dove il testo scritto dialoga con altri linguaggi, si integra con essi e ne potenzia l’efficacia comunicativa. È una delle possibili alternative alle classiche schede di comprensione che, soprattutto alla scuola media, finiscono per allontanare i ragazzi dal libro. Ricordo che la lettura del mio primo libro, Senza Famiglia, è avvenuta proprio al di fuori del contesto scolastico, che non offriva occasioni di lettura in quanto privo di biblioteca. Anche in età più adulta ho continuato a leggere per conto mio. Non ricordo un maestro o una professoressa che abbia mai letto in classe. Non ho un libro più importante. Certo, ce ne sono alcuni che magari ho letto più volte perché in certi momenti li hai sentiti più vicini al tuo personale vissuto. Ho imparato, col tempo e con il contatto con grandi divulgatori come Livio Sossi, che un libro non si sceglie solo per il contenuto, ma soprattutto per la forma, per lo stile, per il modo in cui racconta le cose. E questo mi ha aiutato molto a distinguere i buoni dai cattivi libri.

Quali libri consiglieresti ai docenti e ai tuoi alunni?

Le lacrime dell’assassino, Aquiloni nella notte, L’uomo che coltivava le comete, Il volo dell’angelo, La schiappa, Stargirl, Bocciato… Li consiglio a tutti, docenti e alunni, per la delicatezza del linguaggio che dà forza espressiva al contenuto. Un consiglio, scontato, ai miei colleghi: dovrebbero leggere di tutto e conoscere le pubblicazioni per i ragazzi. Per questo è importante la presenza della biblioteca nella scuola. Diversamente, non vedo come si possa veicolare la lettura e farla amare ai propri allievi.

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