Se mia nonna avesse le ruote…

Se mia nonna avesse le ruote…

 

L’intervista sull’anticipo scolastico “Pontecorvo: per anticipare servono più docenti e una diversa didattica” mi ha richiamato alla mente l’irriguardoso quanto antico detto popolare “Se la mia nonna avesse le ruote sarebbe una carriola”.

Per tradurre.

La nonna sta per la scuola italiana dell’infanzia e primaria.
Le ruote sono le “molte condizioni accettabili” (organizzative, strutturali, professionali ecc.) di cui parla la Pontecorvo.
La carriola è l’anticipo a 5 anni della primaria che veicolerebbe il cambiamento richiestoci dall’Europa (?)

In genere queste interviste ad esperti psico-pedagogisti ecc. ruotano tutte intorno ad una domanda. Il bambino a 5 anni, oggi, può iniziare la scuola primaria? La domanda è astratta, infatti gli esperti rispondono astrattamente alcuni si altri no. Risposta ovvia, direi scontata in quanto riferita al bambino in sè, fuori dai contesti, a prescindere dalla situazione e dalla condizione della nostra scuola.
Alcuni esperti si espongono e dicono sì, si può, e motivano tirando fuori la precocità degli apprendimenti, i “nativi digitali”, l’iperstimolazione cognitiva ecc. ecc. Qualcuno di questi si avventura anche a sostenere che a 3 anni si può già “fare” la Divina Commedia (Manuela Cervi su sussidiario.net)ecc. ecc. In genere questi esperti vanno in difficoltà quando gli si fa notare che non esiste un bambino solo-cognitivo, anzi, il bambino è principalmente altro, è socio-affettivo, emozionale, relazionale, egocentrico, labile e incostante nell’attenzione e concentrazione, poco strutturato e soprattutto gioco-dipendente per la maggior parte delle acquisizioni, emotivo-dipendente dalla situazione familiare ecc. è animistico, è fantasia ecc. ecc., e da questo “altro” bambino dipende anche la qualità delle sue acquisizioni cognitive. Perché c’è cognizione e cognizione, apprendimento e apprendimento. C’è l’apprendimento meccanico e mnemonico, ripetitivo e per imitazione e c’è l’apprendimento significativo, strutturato e strutturante, su base motivazionale e non su base di interessi superficiali e passeggeri, incostanti, labili.
Poi ci sono altri esperti come la Pontecorvo che rispondono si-ma/no-ma. Dipende. Dipende dalle condizioni. Si potrebbe cominciare la primaria a 5 anni se….(segue l’elenco delle condizioni che assolutamente non esistono nella realtà scolastica italiana per colpa proprio di quei governi che ora invocano l’anticipo). Non si può cominciare a 5 anni se…dobbiamo solo conformarci al diktat “ce lo chiede l’Europa”, manca un progetto psico-pedagogico complessivo ecc. E le cose stanno proprio così.
Certo qui non si tratta di stabilire in astratto se il bambino a 5 anni è capace/non è capace. Intanto bisogna tener presente che qui si parla non al singolare ma al pluralissimo, si parla della scuola di tutti i bambini italiani. Certo che ci sono i genietti, come lo sono stati Mozart, Picasso, Piaget, Tasso ecc . Ma ci sono anche e soprattutto bambini (la stragrande maggioranza) che geni non sono nati, ma possono a diritto ambire a diventarlo, se la scuola della repubblica dà loro la possibilità, le opportunità attraverso una ragionevole scansione temporale dei cicli, attraverso un impianto pedagogico calibrato, equilibrato e flessibile nel quale possano trovare residenza e piena cittadinanza insieme precoci e lenti, una pedagogia che proprio per questo è auspicabile che sia piuttosto lumaca che turbodigitale, una scuola che sappia parlare e far crescere tutti insieme i bambini rispettando la loro natura multicolore, varia e per certi aspetti imprevedibile.
Non si può/deve fare una scuola su misura per tutti, anche se ci sono quelli che la chiedono (ognuno si faccia la scuola che vuole), ma una scuola in cui tutti i bambini possano trovare la propria misura, senza precocismi e forzature, senza subire diktat economici (non può esserci un’economia che sia nemica dei bambini).
Agli “esperti” che sono decisamente per il sì all’anticipo io consiglierei due cose: 1) rivedere attentamente le loro teorie per provarne la fallibilità alla luce del fatto che qui si tratta di decidere di un’istituzione, la scuola, di tutti e per tutti; 2) di avere più frequenti contatti con gli insegnanti che la scuola la frequentano tutti i santi giorni di tutti i santi anni (troppi, grazie quel genio tardivo della Fornero) per farsi raccontare le loro esperienze professionali e per farsi dire se ritengono che la scuola debba farsi lumaca, piuttosto che turbo.
Agli esperti che sono per il si-ma, vediamo, sarebbe possibile-ma bisognerebbe creare le condizioni (con tutto rispetto lo definisco brutalmente e irriguardosamente benaltrismo pedagogico) io rispondo tornando alla metafora iniziale.
La nonna (la scuola dell’infanzia/primaria), nemmeno se avesse le ruote (le condizioni necessarie che sono pura chimera nella situazione attuale e non sono assolutamente fattibili per appena un miliardo di ragioni) potrebbe mai essere un carretto (anticipare la primaria a 5 anni). Se vogliamo stare in questo mondo reale e non rifugiarsi nell’iperuranio o nella categoria filosofica della possibilità pura e assoluta.
Si tratta piuttosto di assumersi la responsabilità civile, politica, culturale, intellettuale e pedagogica di dire un sì o un no all’anticipo scolastico, senza se e senza ma.

 

Cosimo De Nitto

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