16 luglio Interrogazione del Ministro alla Camera

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (Camera, 16.7.14)

Intendimenti in merito alla riforma della professionalità del docente, anche alla luce di recenti dichiarazioni di esponenti del Governo sull’orario di lavoro nelle scuole – n. 3-00950

ELENA CENTEMERO. Presidente, ci rivolgiamo alla signora Ministra in relazione a ciò che il Governo ha affermato all’inizio del suo insediamento, quando ha detto di voler rivoluzionare la scuola, ponendo al centro della stessa la valorizzazione dei docenti, che si è tradotto, pochi giorni fa, in un’intervista su un quotidiano nazionale in cui il sottosegretario Reggi ha posto come rivoluzione l’aumento dell’orario di servizio, di lavoro, dei docenti a 36 ore (da 18 e 24), l’apertura delle scuole dalle 7 alle 22, undici mesi su dodici. Questo, ovviamente e auspicabilmente, con un aumento di stipendio non quantificabile allo stato attuale, perché il contratto collettivo nazionale di lavoro è ancora quello del 2006-2009, ed è bloccato, allo stato attuale. E all’interno di questo contratto, all’articolo 29, ci sono le attività funzionali all’insegnamento, che sono quelle che vengono indicate dal sottosegretario, ma non si capisce come si possa realizzare questo cambiamento senza neanche confrontarsi con quella che è la realtà all’interno dell’Unione europea.
Per questo chiedo alla signora Ministra come e in che termini il Ministero intenda attivarsi per la riforma complessiva della professionalità del docente.

PRESIDENTE. La Ministra dell’istruzione, dell’università e della ricerca, Giannini, ha facoltà di rispondere.

STEFANIA GIANNINI, Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca.
Signor Presidente, ha molto ben colto la questione, l’onorevole Centemero, ricordando che questo Governo mette e ha messo la scuola, fin dall’inizio, al centro della propria agenda politica, a partire da una valorizzazione di chi nella scuola opera ogni giorno (chi insegna, chi studia) e quindi tutto il bisogno di riprogettare un modello educativo che sia adeguato alla società, che dia sostanzialmente quello sviluppo qualitativo, quindi lo sviluppo economico ma anche lo sviluppo umano, sociale, e quella crescita economica di cui la scuola è una delle leve fondamentali.
Per questa ragione, all’interno del Ministero che ho l’onore di presiedere, si è lavorato immediatamente per cercare di affiancare all’inesorabile ed inevitabile attività emergenziale che il mondo della scuola, tra gli altri, ci presenta ogni giorno, una visione strategica e una visione di programmazione.
Quindi, ad oggi, io credo che vi siano alcune emergenze, che ho premura di ricordare in questo momento e che questo Governo sta cercando di affrontare per le vie che saranno possibili nei tempi più brevi, come quella della « quota 96 », della possibilità quindi di mandare finalmente in pensione questi 4 mila insegnanti che lo chiedono e che sono stati vittime, come in altri settori, di un errore di Governi precedenti, il che risolverebbe un problema vecchio, permettendo di immettere 4 mila giovani nel mondo della scuola.
Ecco, oltre a queste urgenze sulle questioni del reclutamento e della valorizzazione della professionalità dei docenti, dell’autonomia e della governance delle scuole da rivisitare, delle competenze che vogliamo che la scuola trasmetta ai nostri ragazzi e quindi di un modello educativo, come dicevo prima, che va ripensato, su tutto questo si è aperta un’ampia riflessione che è interna al Ministero e su cui consegneremo al Presidente del Consiglio un documento articolato nei prossimi giorni, avendo già avuto occasione di offrirgli una sintesi su questi spunti, e che sarà il contributo del Ministero ad un ampio dibattito necessario per il mondo della scuola, come per tutti i settori vitali, per poter avviare questa programmazione di tipo riformista.
Credo sia assolutamente importante che si lavori, per esempio, all’organico di diritto, al superamento della dicotomia tra organico di diritto e organico di fatto, a costituire finalmente gli organici dell’autonomia, a incentivare la formazione in servizio e a prevedere la formazione nella carriera degli insegnanti: insomma tutti temi a lei, onorevole Centemero, credo ben noti e credo anche molto cari.
Per quanto riguarda la misurazione dell’orario di lavoro e anche dell’apertura comunque in termini così precisi di orario scolastico, essa non è stata finora uno dei punti di discussione, se non nell’ambito di un dibattito pubblico legittimamente legato anche alle interpretazioni giornalistiche, e non intende esserlo nei prossimi mesi all’interno di questa più ampia discussione che stiamo attivando.

PRESIDENTE. L’onorevole Centemero, cofirmataria dell’interrogazione, ha facoltà di replicare.

ELENA CENTEMERO. Signor Presidente, innanzitutto ringrazio la signora Ministra per essersi soffermata sull’orario di insegnamento dei docenti e sulla necessità che l’orario di insegnamento e l’orario di servizio siano sottoposti ad un’ampia riflessione con le parti in causa ma anche con il Paese.
Io parlo da insegnante, da dirigente scolastico, non parlo da sindaco come il sottosegretario Reggi, quindi ho a cuore la qualità della formazione dei nostri studenti, la qualità dell’offerta formativa.
Credo che questi obiettivi vadano perseguiti attraverso interventi concreti, norme precise, interventi anche non normativi, ma comunque linee d’indirizzo del Ministero e non attraverso le pagine dei giornali, perché questo può creare un dibattito certo ma anche parecchio sconcerto in chi opera all’interno del mondo della scuola.
Anche noi abbiamo presentato in questi giorni – e vorremmo contribuire al dibattito pubblico perché la scuola è di tutti – un patto per la scuola che ci trova concordi su alcuni dei punti che lei ha enunciato.
Innanzitutto, il tema dell’autonomia, con la riforma della governance e del fondo per l’autonomia scolastica; poi, accanto a questo, la parità scolastica e, insieme a questo, il costo standard, che credo sia uno dei punti fondamentali. Ma per valorizzare i docenti io credo che gli interventi normativi precisi, preceduti da un dibattito pubblico, debbano incentrarsi sulla valorizzazione dei docenti attraverso uno status giuridico anche confrontato con quello europeo, attraverso una carriera, attraverso una valutazione e attraverso una formazione. La formazione appartiene all’università ma il reclutamento, la selezione appartiene al Ministero dell’istruzione, appartiene alle scuole, quindi noi dobbiamo mandare in classe solo chi sa insegnare, anche con periodi, non solo piccoli tirocini, ma un anno intero di formazione all’interno delle scuole in cui si veda veramente chi sa insegnare; e solo queste persone possono fare un concorso, solo queste persone possono entrare nella scuola.

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