Aspettando la “Buona Scuola”

ASPETTANDO LA “BUONA SCUOLA”: L’ORGANICO FUNZIONALE. RIFLESSIONI E PROPOSTE

di Pasquale D’Avolio

L’eliminazione delle supplenze annuali e del precariato nella Scuola costituisce uno dei punti qualificanti del Documento sulla “Buona scuola” e a tale questione è dedicata tutta la prima parte del Documento ministeriale (i primi 3 punti).
La strada per arrivarci è indubbiamente quella dell’organico funzionale, vale a dire l’assegnazione alle scuole o reti di scuole di un organico che vada oltre la corrispondenza tra docenti e cattedre di insegnamento. Non si tratta solo di immettere nei ruoli tutti gli aspiranti delle GAE e una quota di vincitori di concorso (150.000 a settembre 2015), ma di garantire che non ci siano più, o siano ridotte al minimo, assunzioni temporanee da parte delle scuole all’inizio dell’anno o nei periodi di assenza del titolare, sulla base di graduatorie di Istituto, con una procedura defatigante per i Presidi e con l’alternarsi magari di più docenti nel corso dell’anno. E’ come l’uovo di Colombo, si direbbe, e la proposta di un “organico funzionale” rientra infatti tra le rivendicazioni delle OOSS da molti anni
Lodevole intento, ma tra il dire e il fare …….
Forse non tutti ricordano quanto prevedeva il ddl del febbraio 2012 (Governo Monti) che tante speranze aveva suscitato
Richiamo le tre grosse novità del Decreto: l’organico dell’autonomia (o funzionale), le reti territoriali con l’organico di rete, e, last but not least, la stabilità triennale degli organici: una vera rivoluzione!
Cosa ne è stato del ddl del 2012 e perché non è stato applicato? Un primo motivo sta nella premessa ai punti surriportati che aveva come presupposto che il tutto doveva rientrare “ nei limiti previsti dall’articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni e integrazioni”. In sostanza il primo scoglio sono le risorse occorrenti, risorse che il Documento sulla Buona scuola individua in questo modo: i 150.000 da assumere stabilmente in effetti sono già oggi in servizio e non ci sarebbe un aggravio nel bilancio del MIUR (almeno nei primi anni); inoltre bisognerebbe conteggiare le minori spese per le supplenze temporanee che corrispondono annualmente a 300/350 milioni di Euro l’anno (Documento pag. 35) .
Dando per risolto il problema finanziario (ma sarà così?), il vero problema si presenta successivamente nella gestione di questo organico potenziato e qui le osservazioni di Mario Pirani (“Repubblica” 15 settembre 2014) sono certamente pertinenti. Provo ad elencarle così come lui le presenta, cercando di prevedere le possibili soluzioni.
a) Parto dalla sua obiezione di fondo: un impegno alla cieca delle risorse (docenti) “per un generico e difficilmente attuabile, ampliamento dell’offerta formativa ripropone il tema di una scuola fatta più per gli insegnanti che per gli studenti”
Certamente l’enfasi posta sulla assunzione di 150.000 docenti, che diventa l’obiettivo di fondo del Documento, rischia di mettere in secondo piano quello che il Documento stesso sottolinea, forse non in maniera adeguata, e cioè che con l’organico funzionale si intende raggiungere un risultato importante dal lato della “buona scuola”, vale a dire la continuità didattica.
Le supplenze da eliminare, su questo siamo tutti d’accordo, sono quelle che durano anni, che portano l’insegnante a migrare tra una scuola e l’altra senza riuscire davvero a lasciare un vero imprinting, come si richiede a un docente vero! Il Documento giustamente insiste sul valore della “continuità didattica”, che viene a mancare quando più di 1/4 dei docenti soggiornano nel limbo delle graduatorie, provvisorie o permanenti. E così ci sono scuole dove, come è successo a chi scrive, ogni anno vedono rinnovato l’intero Collegio Docenti. Nel libro “La fabbrica degli ignoranti” del 2008, Giovanni Floris (quello già di Ballarò) citò la Scuola Media di Paularo (UD), di cui sono stato Dirigente per qualche anno, come detentrice del record mondiale del turn-over dei docenti: il 100%, a parte la docente di religione.
Superamento del precariato e della discontinuità didattica sono obiettivi essenziali e collegati tra di loro; se avessi steso il documento, avrei insistito più sul secondo aspetto rispetto al primo, fugando ogni accusa di battage elettorale. Ma tant’è! L’importante è sottolineare come il precariato nuoccia, oltre che ai docenti, soprattutto ai discenti. Su questo forse anche Pirani converrebbe!
b) Altra obiezione di Pirani altrettanto condivisibile: nel documento governativo, egli dice, “si parla molto del sullodato ampliamento, ma senza tenere il minimo conto dell’assenza delle strutture indispensabili anche per il funzionamento normale”.
Non occorre citare esempi di mal funzionamento della macchina amministrativa centrale e periferica del MIUR: le nomine in ritardo sull’inizio dell’anno scolastico, i contenziosi infiniti con ricorsi al TAR che si concludono di solito con la condanna del Ministero, i concorsi infiniti ecc. Verrebbe da dire, parafrasando D’Alema: a noi basta una “scuola normale”; ma se non si riforma l’apparato, se non si semplificano davvero le procedure, se non si riforma dal profondo la macchina amministrativa (almeno 3 riforme del MIUR negli ultimi dieci anni con esiti deludenti) non se ne esce.
c) Da qui discendono una serie di interrogativi sempre di Pirani:
“Nelle 5 o 6 ore aggiuntive al mattino, cosa dovranno fare gli insegnanti aggiuntivi? Quali materie approfondire? Si dovranno aprire le scuole il pomeriggio? Ma i nostri innovatori sono a conoscenza che nelle scuole secondarie superiori non ci sono mense? E che gli orari delle scuole sono concordate con i servizi di trasporto?” Quanto alla possibilità dei docenti neo assunti di insegnare materie “affini” a quelle in cui sono abilitati, Pirani lo considera una delle debolezze della scuola italiana per non parlare del fatto messo in luce da qualcuno recentemente: una buona parte degli iscritti nelle GAE (si parla del 20-30%) non insegna da anni e chissà se è interessata o comunque “qualificata” a insegnare. Occorrerebbe un filtro, ma la cosa è molto improbabile.
Domande legittime e sensate, alle quali se ne potrebbero aggiungere altre: come e dove verranno assegnati i nuovi docenti dal punto di vista geografico e come imporre la mobilità?
Le risposte a tali domande non le si può trovare certamente nella legge, ma è necessario cominciare a dipanare alcune questioni.
1) La assegnazione dei contingenti “aggiuntivi” alle singole Regioni ha bisogno di criteri che potranno essere indicati dalla Conferenza Stato-Regioni e sappiamo quanto l’operazione è complicata. La maggioranza di personale precario è concentrata al Nord, mentre gli organici sono pressoché “saturi” nelle Regioni meridionali. Stesso discorso per il “tempo pieno” che sarebbe necessario espandere al Sud, ma qui ci sono ostacoli di natura logistica,visti i modesti investimenti dei Comuni nel Sud nelle mense e nei trasporti. Per non parlare delle scuole di montagna, notoriamente sprovviste di personale a t. i. (vedi sopra). Si riuscirà a coprire quelle sedi disagiate dove non c’è grande richiesta da parte dei docenti? E come? Inoltre, si terrà conto dei tassi di dispersione, visto che un possibile utilizzo del personale assunto dovrà occuparsi proprio di combattere la dispersione? Aggiungerei, ma qui il problema è molto complicato, che anche i tassi di assenteismo nelle varie realtà scolastiche sono diversi e quindi il problema della copertura delle assenze temporanee non si presenta allo stesso modo. Sono alcune delle questioni che ci si troverà ad affrontare in tempi molto ristretti: tra gennaio e aprile, quando vengono assegnati gli organici si riuscirà a dipanare tutte queste difficoltà? Conoscendo i lavori della suddetta Conferenza e la inevitabile querelle tra le Regioni, ho molti dubbi e probabilmente occorrerà procrastinare tutte le operazioni conseguenti con rischi per l’inizio effettivo del prossimo anno scolastico.
2) L’assegnazione degli organici alle singole scuole o alle reti all’interno delle Regioni è un compito che spetta agli USR e anche qui sappiamo che i tempi sono estremamente problematici con defatiganti riunioni con le OOS, le Province (che ancora esistono) i Comuni e le Scuole. La prima domanda è: la scuola avrà l’organico funzionale e poi deciderà cosa fare oppure il procedimento dovrà essere al contrario? Prima si verificano i bisogni delle scuole e poi la richiesta di insegnanti? E come arrivare eventualmente alla definizione dei “bisogni”? Occorreranno dei criteri per evitare l’”assalto alla diligenza” come l’esperienza pregressa ci insegna. Non è un problema da poco e bisognerà che sia chiarito prima della assegnazione degli organici alle Scuole .
3) l’utilizzo razionale e efficace delle risorse aggiuntive assegnate dall’USR alle singole scuola è un compito che spetterà a queste ultime, singole o in rete. Qui si richiede una governance forte all’interno delle singole scuole, ma io ritengo soprattutto a livello locale, come dirò dopo. Occorre una dirigenza scolastica di alto livello per le scuole autonome che sappia indicare delle soluzioni razionali e corrispondenti ai bisogni della comunità scolastica, e non solo, e che sappia coinvolgere nelle scelte tutti i soggetti interessati, superando particolarismi e resistenze anche di ordine sindacali, che non mancheranno.
Esistono poi questioni che attengono alla specificità delle scuole, che come sappiamo non sono tutte uguali. Una prima distinzione la si dovrà fare a) tra Scuole primarie e secondarie, una seconda ritengo essere importante ed è quella b) tra piccole e grandi scuole. Mi riferisco in questo caso al “dimensionamento” e alla differenza tra scuole di “città” con grandi numeri, sia di alunni che di docenti, e scuole montane o di periferia con un organico limitato (in montagna le Scuole possono avere fino a 400 alunni e sappiamo che ce ne sono ancora di più piccole!)

a) nelle scuole primarie l’utilizzo del personale per i diversi compiti, in particolare per le supplenze, presenta meno problemi. L’organico funzionale in effetti non è una novità per le scuole primarie e fino a pochi anni fa con una dotazione organica aggiuntiva adeguata si riusciva a coprire in parte alle esigenze “funzionali” delle scuole. Il taglio attuato dal 2008 ha reso aleatoria tale possibilità. Con l’organico funzionale “potenziato” tutti i docenti dovrebbero essere in grado di sostituire temporaneamente i colleghi assenti, salvo per gli insegnamenti specifici (musica, arte, educazione fisica) o dedicarsi ad attività di recupero-sostegno agli alunni o alle compresenze o al tempo pieno. Quanto agli insegnamenti specialistici il problema è più di ordine didattico, problema a cui nel Documento si presta scarsa attenzione. Dopo aver giustamente combattuto il “maestro unico” non si arriverà a una pletora di insegnanti sulla stessa classe? Oltre alle compresenze, da ripristinare indubbiamente, la previsione di insegnanti specialisti per “occupare” tutti i precari porterebbe ad avere 7/8 docenti nel Consiglio di classe (i 3 del “modulo”, il docente di religione cattolica, di arte, di musica, di educazione fisica più l’eventuale insegnate di sostegno). Occorrerà pensare ad altre soluzioni.
Per le scuole secondarie l’utilizzo dei docenti per le supplenze non può avvenire a caso, ma dovrà tener conto delle varie professionalità e competenze disciplinari o di altro tipo. Occorrerà che gli organici funzionali tengano conto delle varie tipologie di cattedre per evitare che le supplenze temporanee (che possono durare settimane o mesi) rimangano quelle supplenze “tappabuchi” di cui ci si è giustamente lamentati. In sostanza
b) Diverso è il discorso tra “piccole” e gradi scuole per quanto si diceva prima. Pensiamo ai plessi sottodimensionati o alle scuole secondarie con con pochi corsi. L’operazione diventa difficile, Ma allora l’organico funzionale richiede una revisione dei criteri del dimensionamento superando definitivamente le piccole scuole con meno di 1000 alunni o almeno 10 corsi! E’ una operazione non facile e non veloce. A meno che non si intenda procedere verso l’obbligatorietà delle reti.
Sulle reti il discorso sarebbe lungo, e chi scrive lo ha già tratto in precedenti interventi. Le reti sono un “valore aggiunto” che potrebbero trovare una strada facilitata proprio dall’organico di rete. Ma come si costruisce un “organico di rete”? Forse pochi ricordano i Distretti scolastici istituti con il DPR 416/74, art. 12, e ormai scomparsi. Molti dei compiti loro attribuiti si riferivano proprio a quelli che vengono indicati nel Documento “La buona scuola”. Cito solo uno che ci riguarda nello specifico: “Il CSD formula proposte …. al Ministero della Pubblica Istruzione e al Provveditore agli studi per la migliore utilizzazione del personale della scuola” In sostanza occorrerà pensare a organismi nuovi, che il sottoscritto individua da tempo nei Centri servizi scolastici provinciali o meglio sub-provinciali per garantire una adeguata assegnazione di docenti alle reti di scuole.

Conclusioni
In conclusione le difficoltà sulla strada della “buona scuola” sono tante. Aggiungerei quelle citate dal collega Stefanel (…….) L’idea dell’organico funzionale d’istituto deve però essere integrata con una rivisitazione del tempo scuola (io sono un fautore del monte ore annuale), delle possibilità opzionali da fornire agli studenti (quindi meno tempo obbligatorio e più scelte), delle competenze reali dei nuovi assunti (che sono legati a classi di concorso fuori da ogni realtà). Questioni che vanno affrontate non semplicemente attraverso consultazioni on-line, ma con il coinvolgimento delle OOSS e delle associazioni professionali, che possono dare un contributo importante.
Last but not least la questione tempi non è secondaria. Personalmente la vedo molto dura realizzare tutte le operazioni in tempo utile perché il tutto si concluda entro settembre 2015; dura ma non impossibile se il Ministero si dota di una vera e propria task-force in grado di dipanare tutti i problemi di cui ho parlato sopra. E’ un augurio che mi sento di rivolgere ai 150.000 precari e soprattutto ai milioni di studenti, ai quali ogni riforma dovrebbe rivolgersi.

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