Buone pratiche (sperimentali) per una Buona Scuola

Buone pratiche (sperimentali) per una Buona Scuola

di Giancarlo Cerini

 

La funzione delle scuole sperimentali

Molti dei nodi irrisolti contenuti nel documento del Governo oggetto di consultazione pubblica (“La Buona Scuola”) potrebbero essere affrontati ascoltando le esperienze più innovative messe già in atto in molte scuole del nostro paese. In fondo, la “buona scuola” c’è già, ma non fa sistema: sono realtà frammentate, isole disperse, che devono essere aiutare a fare arcipelago e poi a diventare terraferma, cioè una base solida per l’intero sistema scuola.

E’ questo il caso delle tre scuole italiane appartenenti alla rete “Wikischool” (Scuola-città Pestalozzi di Firenze, Scuola Don Milani di Genova, Scuola Media “Rinascita” di Milano) che da anni sono impegnate in attività di ricerca e sperimentazione sull’organizzazione didattica e professionale, avvalendosi della “copertura” dell’art. 11 del Dpr 275/1999 che ancora consente di autorizzare sperimentazioni strutturali con un lieve incremento del numero dei docenti (organico funzionale).

Al di là di aspetti curricolari, didattici ed educativi (la continuità verticale, le tecnologie didattiche, la gestione della classe, i laboratori, ecc.) le tre scuole offrono interessanti suggestioni e soluzioni operative nel campo dello sviluppo professionale degli insegnanti e consentono di chiarire alcune delle questioni controverse che sono contenute nel documento del Governo. Ad esempio: come favorire un migliore raccordo tra bisogni della scuola e personale che chiede di insegnarvi, superando meccanismi automatici di assegnazione?; come far sì che la scuola diventi un luogo di “crescita” professionale dei docenti e con quali impegni, condivisioni, “patti”?; come favorire una dimensione collaborativa e collegiale del lavoro docente, valorizzando apporti e impegni dei singoli docenti, attuando un’idea non-competitiva di merito?

 

Cicli di vita professionale

Vediamo più nel dettaglio qual è il contributo che alcune innovazioni adottate nelle tre scuole sperimentali possono offrire all’intero sistema educativo italiano.

Abbiamo immaginato[1] un ideale ciclo di vita professionale, dalla formazione iniziale alla maturità, mettendo in relazione con le nuove proposte del Governo e le prospettive di una possibile generalizzazione delle innovazioni.

Le fasi dello sviluppo professionale Cosa dice “Buona Scuola”? Quali le esperienze delle Wiki-school? Cosa si dovrebbe generalizzare in ogni scuola? Quale è il ruolo di una rete di scuole-polo?
Formazione iniziale Dopo un percorso universitario scandito in 3+2 anni, sono previsti 6 mesi di praticantato a scuola, con la guida di un mentor interno. Le scuole sperimentali sono contesti operativi idonei ad ospitare tirocini formativi in accordo con le Università. Ogni scuola dovrebbe accreditarsi per accogliere tirocinanti, inserendo la loro formazione pratica tra i compiti istituzionali. Predisporre strumenti di osservazione e supervisione della pratica “guidata”. Formare figure di mentor, in collaborazione con Università
Assegnazione docenti alle scuole Favorire la individuazione di docenti per le esigenze ad hoc di ogni istituto (anche sulla base di un albo di docenti e di un portfolio pubblico). I docenti interessati partecipano ad un bando si sottopongono ad un colloquio attitudinale, dopo l’esame del loro curriculum (ad opera di una commissione). Sulla base di una dotazione organica di rete, ogni scuola favorisce l’incontro tra domanda-offerta di posizioni di insegnamento. Affinare le modalità di “matching” tra progetto della scuola e risorse professionali disponibili e motivate.
Formazione in ingresso Il docente in ingresso viene affiancato da uno o più tutor che lo supervisionano in passaggi “forti” del lavoro (didattica, laboratorio, consigli, ecc.) per almeno due anni. Ogni scuola si prende “carico” dei nuovi assunti con modalità di accompagnamento (tutoraggio, osservazione in classe, peer review, supervisione professionale). Messa a punto di figure ad hoc per il tutoraggio dei neo-assunti (mentor) e sperimentazione di metodi e modelli di accoglienza orientati alla dimensione collaborativa.
Formazione in servizio Sviluppare azione formative (obbligatorie) legate ai contesti e alle pratiche didattiche, meglio se in rete. L’attività formativa non consiste solo in frequenza di corsi, ma in “laboratorio adulto” di ricerca, formazione e produzione di ipotesi didattiche, in modalità collaborative. Le scuole in rete danno vita a laboratori di formazione-ricerca fortemente orientati alla pratica didattica ed alla soluzione dei problemi di gestione della classe. Alcune scuole si qualificano per la loro “specialità”. In ogni regione si costituiscono scuole-laboratorio come punti di riferimento per la formazione (art. 7/Dpr 275).Le scuole sperimentali storiche (assieme ad altre di solide tradizioni) costituiscono un “parco pedagogico” delle scuole innovative.
Valutazione/valorizzazione Introdurre progressioni economiche differenziate, per per premiare meriti ed impegni, resi visibili da un sistema di crediti formativi, professionali, didattici. La “valutazione” si riferisce alla verifica dell’impegno, dello stile e dei livelli di partecipazione del docente al progetto della scuola. Sulla base di criteri nazionali riferiti a standard professionali (standard di prestazioni –crediti- nelle aree della formazione in servizio, degli impegni gestionali, della didattica) la scuola accerta il raggiungimento delle soglie di qualità prescritte e “valida” lo sviluppo di carriera. Le scuole sperimentali diventano cantieri di ricerca per “profilare”   e descrivere le diverse tipologie di crediti con particolare riferimento alla qualità delle pratiche didattiche:autovalutazione

documentazione

rendicontazione.

Si tratta dei passaggi più significativi di un ciclo di vita professionale orientato al miglioramento continuo ed al dinamismo culturale e progettuale. L’intreccio con la comunità scolastica di appartenenza assicura un “imprinting” ed una visione collaborativa del lavoro docente nella convinzione che non solo i “buoni docenti” –che vanno adeguatamente formati, selezionati ed individuati- faranno una buona scuola, ma che una scuola con il suo stile, la sua storia, la sua identità è in grado di far crescere buone professionalità.

 

Un’emergenza: la formazione in ingresso

Un contributo significativo le tre wikischool lo possono offrire per la realizzazione di un sistema di formazione in ingresso dei docenti neo-assunti (28.000 quest’anno scolastico, presumibilmente 148.000 nel prossimo) che vada oltre la routine degli incontri di aggiornamento e delle esercitazioni sulle piattaforme digitali. Infatti, fin dal suo ingresso nella scuola il neo-docente potrebbe essere affiancato da figure di tutor (tutoraggio diffuso) che lo osservano in situazioni tipiche del lavoro: in aula, nei laboratori, nella progettazione, nei consigli di classe. Le scuole sperimentali hanno già provato appositi protocolli di osservazione dei comportamenti professionali, schede di sintesi con un giudizio espresso con un punteggio sulla base di apposite rubriche descrittive (ove si apprezza in particolare la capacità di lavorare con i colleghi)[2].

L’intenzione non è quello di enfatizzare il momento valutativo, ma di aiutare un insegnante in un processo di riconoscimento della propria professionalità (dei punti di forza e di criticità), di favorire l’autovalutazione convalidata da un occhio terzo, a scopo formativo e di miglioramento. Il percorso di accompagnamento prevede anche l’impegno a progettare una o più unità didattiche e a realizzare colloqui di supervisione con i propri tutor durante l’anno scolastico. Un patto per lo sviluppo professionale potrebbe suggellare questo impegno del docente ad arricchire la sua preparazione, in sintonia con la progettualità della scuola in cui opera[3].

Questi elementi potrebbero rappresentare la base per il rilascio di crediti didattici agli insegnanti: si potrebbe anche non entrare nel merito della qualità della didattica (anche per la difficoltà ad adottare criteri interpretativi univoci), ma limitarsi ad un incisivo protocollo metodologico. Cioè ottiene crediti didattici il docente che è disponibile a:

  • documentare una o più sequenze didattiche del proprio insegnamento (attraverso modalità cartacee, multimediali, prodotti autentici, ecc.);
  • discutere con un esperto delle caratteristiche della propria azione didattica;
  • accogliere in classe un collega per osservazioni formative (peer review) sulle strategie didattiche adottate;
  • condividere prove comuni di verifica e valutazione.

 

Rilanciare la “buona” ricerca

La descrizione di varie tipologie di crediti richiede che scuole particolarmente propense all’innovazione possano sperimentare strumenti, modelli, procedure fattibili. Qualcosa non convince nel meccanismo premiale dei 2/3 e 1/3 ipotizzato in “Buona Scuola”. Piuttosto che suddividere gli insegnanti in scaglioni prefissati rispetto ad una classifica (ranking) è opportuno definire delle soglie di accettabilità (rating) rispetto alle quali TUTTI i docenti possano aspirare a raggiungerle, marcando in questo modo un effettivo miglioramento delle caratteristiche dell’insegnamento. La valutazione del merito si assocerebbe così alla salvaguardia, anzi al potenziamento della dimensione collaborativa della funzione docente. Le scuole sperimentali WIKI possono dunque candidarsi nei prossimi mesi ed anni a promuovere le loro scuole come laboratori per lo sviluppo professionale, mettendo a fuoco soluzioni operative nello stile comunitario che le contraddistingue.

 


 

[1] Le presenti riflessioni scaturiscono dalla partecipazione all’incontro delle scuole sperimentali della rete Wikischool, tenutosi a Milano il 21 ottobre 2014 (Gruppo di lavoro: Reclutamento, formazione e valutazione).

[2] S.Bertone, M.Pedrelli, Il ruolo della comunità in un modello di valutazione professionale dei docenti, in “Rivista dell’istruzione”, n. 6, novembre-dicembre 2014, pp. 36-45, Maggioli.

[3] Un esempio di “patto per lo sviluppo professionale” adottato dalla Scuola Don Milani di Genova è ripreso in G.Cerini, Crediti e portfolio, Voci della scuola “La Buona Scuola 1”, Notizie della Scuola ¾, ottobre 2014, Tecnodid.

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