Come il colesterolo, o quasi

Come il colesterolo, o quasi

di Cosimo De Nitto

 

Il pensare e la comunicazione sociale vivono di stereotipi. Ma “gli stereotipi sono (quasi) come il colesterolo“*. Ce ne sono di positivi che aiutano a vivere, ce ne sono di negativi che non ti aiutano a capire la realtà, soprattutto quando questa è complessa.

Un esempio che mi viene naturale quando si chiacchiera di scuola è quello che si riferisce a opinioni ed espressioni precostituite, generalizzate, meccaniche e banalizzate che si esprimono sulla base di pregiudizî negativi riferiti a gruppi professionali, nel nostro caso alla categoria degli insegnanti.

Me ne vengono in mente alcuni:

1) gli insegnanti sono conservatori (non lo sono più di quanto siano rivoluzionari, stereotipo opposto  che li vuole tutti sessantottini, contestatori del sistema, saccopelisti, egualitaristi ecc. E poi questa conservazione sarebbe politica, culturale, comportamentale, professionale, o che?);

2) gli insegnanti sono corporativi (forse non c’è categoria più atomizzata e frammentata politicamente, sindacalmente, ideologicamente, culturalmente);

3) gli insegnanti odiano le nuove tecnologie (quelle che hanno per la maggior parte se le sono comprate con i soldi propri e spesso sono costretti a fruirle da casa perché i laboratori, se ci sono, sono carenti, la dotazione personale inesistente, le macchine a scuola sono antiquate e spesso prive di manutenzione adeguata e tempestiva);

4) gli insegnanti pensano solo a svolgere il programma (rappresentazione dal valore realistico e attuale quanto quelle delle favole antiche. E poi, quale programma? quello ministeriale? quello del pof? quello di classe? quello individuale?…);

5) gli insegnanti non vogliono aggiornarsi (ma se sono costretti a pagare di tasca propria e col proprio tempo l’aggiornamento in assenza di un serio piano ministeriale e soprattutto in assenza di fondi che sono sempre i primi ad essere tagliati?);

6) gli insegnanti non voglio essere valutati (ma se i fini della valutazione sono punitivi per alcuni e premiali per altri, se gli strumenti usati non sono convincenti né esaurienti e condivisi, se i valutatori sono figure non definite, il buon senso, non il senso comune, vuole che essi respingano il principio della discriminazione negativa non certo quello della valutazione);

7) gli insegnanti sanno e vogliono solo fare lezione frontale (dove, nella scuola dell’infanzia o primaria? chi, i docenti che hanno solo due ore settimanali di lezione? La lezione frontale nella maggior parte dei casi non ha alternativa, è necessitata dal sistema complessivo, se si vuole un’alternativa bisogna cambiare modello di scuola. E poi, dove sta scritto che la lezione frontale è causa della crisi della didattica? Conta o no come essa è svolta? Conta o no il “clima” e l’”ambiente” costruito intorno? Dove sono gli alunni che rifiutano per principio la “spiegazione” o la “trattazione” dell’insegnante? ecc. ecc. Dove sta scritto che laboratorio e lezione frontale sono alternativi, e se ci fosse bisogno di entrambi in situazioni specifiche che li richiedano e per le quali una volta è più opportuna l’uno, altre volte è più opportuna l’altra? ecc. ecc.).

Tralascio per carità di patria altri luoghi comuni e stereotipi che sono talmente offensivi nei confronti degli insegnanti e privi di fondamento che considero un torto all’intelligenza e al buon senso il solo riportarli, come la favola metropolitana delle 18 ore di lavoro, i due mesi di ferie ecc. ecc.

Gli stereotipi, diversamente dal colesterolo cattivo, nella maggior parte dei casi non ammazzano le persone, per fortuna, e la realtà sopravvive loro, anche se offuscata dal pregiudizio.

Lo stereotipo è una sorta di pigrizia mentale che fa venir meno la discriminazione critica, la distinzione, la precisione con cui ci si riferisce alla realtà di fatto, l’equilibrio valutativo e il giudizio su fenomeni la cui complessità non può tante volte essere ridotta e sincopata in una formuletta semplice semplice, magari comoda perché non farà lavorare tanto il cervello.

 

*Il riferimento è al simpatico articolo di Annamaria Testa su Internazionale.it “Stereotipi e colesterolo

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