AA.VV., Autovalutazione d’Istituto & professionalità docente

La valutazione d’istituto: un volano per la crescita delle scuole

di Carlo De Nitti

 

autovalutazioneFare uscire dalle secche dell’autoreferenzialità, da un lato, e dell’immobilismo, dall’altro, il sistema pubblico di istruzione e formazione – due facce della medesima medaglia – è la finalità principale della non ancora conclusa stagione riformatrice che ha attraversato la scuola italiana a partire dall’inizio degli anni ’90 del secolo scorso.
Conseguire questa finalità significa porre mano alla risoluzione di due problematiche fondamentali che attanagliano il mondo della scuola e la società tutta: all’origine ed a conclusione del processo educativo: la valutazione delle istituzioni scolastiche autonome e la professionalità dei professionisti che vi operano.
A questi due temi è dedicato il recentissimo volume collettaneo Autovalutazione d’Istituto & professionalità docente. Proposte Modelli strumenti operativi, curato da Tommaso Montefusco, che ha visto la luce a Bari, in quest’ultimo scorcio del 2014, per i tipi delle Edizioni dal Sud.
In esso, gli Autori – Valeria Brunetti, Mario De Pasquale, Giovanna D’Onghia, Tommaso Montefusco – tutti protagonisti a vario titolo della stagione riformatrice, sebbene con ruoli e funzioni differenti, mettono a disposizione dei lettori e dei professionisti della scuola, oltre che un inquadramento sia teoretico che storiografico delle problematiche focalizzate, quanto di più operativo possa essere necessario alla scuola militante, come recita il sottotitolo del lavoro Azione resa meritoria dall’emanazione da parte del MIUR della Direttiva n° 11 del 18.09.2014 che detta, per il prossimo triennio, le priorità strategiche della valutazione del Sistema educativo di istruzione e formazione, i criteri generali per l’autonomia del contingente ispettivo ed i criteri generali per la valorizzazione delle scuole del sistema scolastico nazionale, statali e paritarie, nel processo di autovalutazione.
A Mario De Pasquale, nel saggio di apertura del volume L’autovalutazione come mezzo di sviluppo professionale e civile, si deve l’inquadramento del problema teoretico dell’autovalutazione d’istituto, in quanto propedeutico allo sviluppo della scuola e del suo ruolo all’interno della società italiana del terzo millennio: esso “si propone come uno strumento di aiuto alla formazione di una cultura della valutazione, al superamento di resistenze diffuse” (p. 13) soprattutto tra gli operatori del settore.
E’ ampiamente noto come l’Italia sia un Paese dove alla conseguita autonomia funzionale delle istituzioni scolastiche – or è un quindicennio – non abbia finora corrisposto un efficace esercizio di valutazione né interna né esterna delle performances delle istituzioni scolastiche: “una democrazia matura si avvale di una responsabile cultura della valutazione per pianificare il miglioramento della qualità del servizio […] La scuola è un’organizzazione complessa e particolare. Ogni organizzazione funziona come un tutto organico” (pp. 15 – 19). La recente Direttiva MIUR 11/2014 ha il precipuo obiettivo di sgombrare il campo da qualsivoglia equivoco intorno alla finalità promozionale delle singole scuole dell’autonomia nella valutazione. Ogni scuola è un microcosmo che non può non essere organicamente interconnesso con gli altri.
Tommaso Montefusco, nel suo saggio Una storia lunga un quarto di secolo. La normativa della valutazione/ autovalutazione (pp.163 – 181), ricostruisce da par suo la storia della valutazione delle scuola a far data dal 1990, allorquando l’allora Ministro della P.I., on. Sergio Mattarella, organizzò una Conferenza nazionale della scuola: in essa, in nuce, tutte le tematiche che sono state, e sono, al centro del dibattito politico e culturale sull’argomento, al punto da confluire anche nelle più recenti proposte governative in discussione in queste settimane.
​L’ottimo excursus fa conoscere o rammemora (chi scrive, illo tempore, era un docente under trenta in ruolo da pochi anni) le fasi cruciale della storia recente della scuola italiana: dal Testo Unico sulla Scuola (D. Lgs. 297/94) alla Direttiva 307/1997, l’anno di avvio dell’autonomia scolastica, alle Raccomandazioni sulla valutazione della qualità dell’insegnamento scolastico del 2001 dell’Unione Europea, senza dimenticare che “nel 2000, forse troppo prematuramente rispetto alla consapevolezza di massa dei docenti, il concorsone del ministro Luigi Berlinguer” (p. 170).
Oggi, con rinnovata consapevolezza, ancorché abbastanza circoscritta nei numeri, del mondo della scuola è in fase di attuazione il DPR 80/2013 che, sulla scorta delle precedenti esperienze sperimentali di valutazioni – ultima delle quali il Progetto VALeS, che ha coinvolto trecento scuole che volontariamente vi hanno aderito – avvia in Italia il Sistema Nazionale di Valutazione.
All’aspetto ‘storiografico’ non può non essere connesso quello ‘militante’ dell’operatività nell’oggi, nel presente di chi opera nella scuola a tutti i livelli: non a caso, amplissima è la gamma di strumenti per la valutazione, a cura di T. Montefusco, che il volume offre (pp. 73- 161) al fine di ‘coadiuvare’ le scuole – e tutti coloro i quali in esse esercitano la propria professione – nel far crescere la propria capacità di essere efficaci, utilizzando tutte le competenze che afferiscono ai rispettivi profili professionali.
In particolare, Giovanna D’Onghia, nei suoi contributi, Che cosa si intende per professionalità docente? (pp. 183 – 192) e Il ruolo del Dirigente scolastico e del Collegio dei docenti nella valorizzazione della professionalità docente (pp. 217 – 228), tematizza la professionalità docente quale fulcro dell’azione di una scuola che supera la partizione meramente disciplinarista dei suoi operatori (come faceva già nel 2007 il CCNL tuttora vigente) per attingere ad una dimensione di riflessività nell’ambito della poliedricità dinamica della professione. “La riflessione sul proprio lavoro permette al docente di: verificare le proprie capacità e migliorarle, mettere in discussione i valori impliciti in quelle pratiche e riconsiderare gli obiettivi e gli scopi, valutare l’appropriatezza delle strategie didattiche e dei materiali scelti” (p. 191). Ciò che rende peculiare la professionalità del/i docente/i è la declinazione ‘al plurale’: ogni docente vive la sua professione ed esprime la sua professionalità sempre un momenti collegiali, i.e. Consigli di classe, Collegio dei docenti, Dipartimenti per assi culturali. La valorizzazione delle competenze di ogni singolo docente è un passaggio pressoché obbligato per la valorizzazione e la crescita dell’istituto scolastico tutto. In questo, un ruolo fondamentale ricoprono tanto il Collegio dei docenti, che “ha potere deliberante in materia di funzionamento didattico del circolo o dell’istituto. In particolare cura la programmazione dell’azione educativa […] esercita tale potere nel rispetto della libertà di insegnamento garantita a ciascun docente” (D. Lgs. 297/1994, art. 7), quanto il dirigente scolastico, che la valorizzazione delle risorse umane annovera tra i suoi compiti, così come definiti dalla vigente normativa (cfr. pp. 219 – 221), ma anche tra i suoi obiettivi al fine di realizzare forme di leadership diffusa, vitali per il miglior funzionamento possibile dell’istituzione scolastica cui è preposto. Dirigente scolastico e Collegio dei docenti hanno in solido “il compito di creare gli spazi e le occasioni di scambio osmotico affinché le competenze di ciascuno possano emergere” (p. 224).
Un’organizzazione complessa come un’istituzione scolastica di ogni ordine e grado autonoma non può non avere necessità che i suoi membri abbiano competenze diversificate e, possibilmente, anche certificate. Dell’argomento, nel volume di cui qui si discorre, se ne occupa Valeria Brunetti nei saggi Le competenze professionali per la scuola (pp. 193 – 202) ed Il nodo della certificazione delle competenze del docente: chi certifica cosa (pp. 203 – 216). Anche per i docenti, le competenze possono essere distinte tra formali (certificabili), informali ne non formali, tutte parimenti importanti nell’esercizio della professione. L’idea della costruzione di un Portfolio delle competenze professionali è certamente funzionale ai bisogni di documentazione della crescita professionale di ognuno: “Nella definizione di un Portfolio, infatti, si potranno inserire le competenze acquisite e le esperienze fatte, con particolare attenzione a tutte le qualità, ma soprattutto alle potenzialità. Una sorta di vetrina personale che consente di mettere in luce la propria individualità” (p. 202).
La valorizzazione delle singole personalità docenti in un processo plurale di concrescita professionale è, nei fatti, azione prodromica alla realizzazione di Piani di miglioramento della scuola quali quelli postulati dalla recente normativa, già approntati e messi in atto dalle scuole di ogni ordine e grado, che hanno partecipato, motu proprio, al Progetto VALeS, lanciato nel 2012 dal MIUR, mirante ad individuare un meccanismo di valutazione delle scuole dell’autonomia e della dirigenza scolastica.
A chi scrive piace concludere questo breve testo con le significative parole del curatore del volume, T. Montefusco: “La professionalità dei docenti e l’autovalutazione d’istituto sono temi di cardinale importanza che vanno visti e vissuti come strumenti di miglioramento del sistema italiano d’istruzione e formazione globalmente inteso, come riposizionamento della didattica adeguata agli allievi del terzo millennio ed anche come riconoscimento dei ruoli e dei meriti, dell’impegno e del lavoro degli operatori scolastici nella conduzione dei processi formativi ed educativi” (p. 7).
Per uscire dalle secche dell’immobilismo e dell’autoreferenzialità, finalmente!

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