Incontro con Daniela Valente

Occhio a Marta! di Daniela Valente.
Intervista all
autrice di Mario Coviello

valenteOcchio a Marta!  Coccole books, di Daniela Valente è il diario di Andrea, un ragazzo di 13 anni amico di Marta una ragazza diversamente abile che ha quindici anni ma a volte ne dimostra cinque o tre.

Abbiamo intervistato l’autrice.

Dopo “ Mamma Farfalla” libro nel quale hai affrontato il tema del cancro in “ Occhio a Marta !” scrivi dell’handicap, di quelli che definiamo “diversamente abili “. Marta capisce tutto ma non sa parlare bene, va a scuola come gli altri ma non fa i loro stessi esercizi, ama stare con i compagni ma difficilmente viene persa di vista dai genitori. Marta è un’amica “con il silenzio in testa”, un’amica che cresce accanto ad Andrea, il protagonista del tuo libro, ma con un ritmo tutto suo e seguendo un binario che porta altrove. Perché hai voluto raccontare la sua storia?

Occhio a Marta ! vuole dare voce al vissuto di molti ragazzi e ragazze e alle loro famiglie che ogni giorno affrontano una battaglia durissima per riuscire ad essere riconosciuti e aiutati. Spesso la diversabilitá è un problema che rimane all’interno del nucleo familiare. Non si possono lasciare le famiglie da sole a gestire non solo praticamente, ma anche emotivamente queste situazioni. Il capitale sociale non è in grado da solo, se e quando esiste in contesti sociali e culturali adatti, di supportare casi del genere.

Nel libro ho cercato di raccontare ladolescenza come un momento della crescita in cui ci si può sentire quasi disabili o disadattati, ma ladolescenza passa e si lascia dietro embrioni di uomini e donne, la diversabilità no e senza nessuno accanto diventa un peso troppo difficile da sostenere.

A lungo nel tuo libro racconti della vita di Marta a scuola. Più volte ripeti che Marta ama stare a scuola. Dalla tua esperienza di madre, scrittrice, formatrice che lavora con i ragazzi delle scuole in giro per l’Italia, ti sembra adeguata la risposta che la scuola pubblica italiana dà ai diversamente abili e alle loro famiglie ?

La scuola rappresenta in questi casi molto spesso l’unico sostegno su cui le famiglie possono contare, l’unica istituzione pubblica che garantisce una continuità, un impegno per il disabile, per un certo numero di anni anche relativamente lunghi rispetto, alcune volte, alle effettive capacità di apprendimento. La scuola a Marta offre quella vitale e necessaria socializzazione che in famiglia non avrebbe mai. Ma con la stessa onestà dico che parlare di reale integrazione a scuola come nella società è ancora un miraggio, soprattutto quando l’handicap comporta un ritardo nell’apprendimento o un forte disagio comportamentale in grado di condizionare il lavoro dell’intero gruppo classe e questo nonostante l’ impegno dei docenti e dei dirigenti attenti e interessati.

valente2Chi è Andrea “rumoroso silenzio” al quale hai dedicato “Occhio a Marta !”?

Andrea è un adolescente come tanti che sta cambiando… un po’ è curioso, un po’ ha paura e non sa cosa fare. Un ragazzo che scopre quante forme diverse può avere l’amore: quello per Marta, quello per Luisa, quello per suo fratello, per i suoi genitori, per la natura, per le piccole cose, come il saluto a chi è più grande di lui. Ma è tutto nell’ordine delle cose. Sono gli adulti che non si rassegnano facilmente a mutismi, sbalzi di umore, ribellioni o disobbedienza. A tredici anni i ragazzi diventano più complicati di un bambino e una bambina, ancora bisognosi di accudimento e per i quali ci sentiamo ancora indispensabili. E in questo momento, in questa età così complessa e insieme così naturale, che dovremmo non rassegnarci ai loro silenzi e riuscire a sentire il grande rumore che stanno facendo crescendo.

L’amico di Marta è Andrea è un ragazzino di 13 anni che “ certi giorni ha la testa pieni di pensieri disordinati che si rincorrono come le foglie del cortile della scuola quando c’è vento “. Andrea si porta appresso tutto il carico di dubbi, interrogativi, scoperte, desideri e timori tipici della sua età. Nel passaggio dalla terza media alla prima liceo viene fotografato minuziosamente dalla tua penna che ne registra i pensieri e le emozioni.” Occhio a Marta!  è un diario che racconta la crescita in un momento tanto delicato quale è l’adolescenza. Com’era Daniela Valente adolescente? In cosa somigliava ad Andrea e per quali aspetti, invece, era diversa ?

Daniela da adolescente era uguale ad Andrea nella consapevolezza del suo cambiamento, nella paura del tempo che passava, incerta come lui sulle scelte da fare. Diversa però perché sempre impegnata a fare qualcosa, con un tempo molto meno dilatato e sempre pienissimo di attività, meno digitale,fatto di incontri e di viaggi. Un tempo della crescita in fondo non molto diverso, se non perché vissuto in un periodo diverso.

Andrea ha un buon rapporto con i suoi genitori che lo aiutano a crescere mentre improvvisamente arriva a un metro e ottanta e non vede l’ora di farsi la barba con il rasoio di papà. Come madre e scrittrice come si devono comportare i genitori con i loro figli adolescenti?

L’adolescenza ci obbliga alla pazienza, ci mostra l’autorevolezza che siamo riusciti a costruire, ma ci chiede anche di aprire gli occhi sugli errori che abbiamo fatto come educatori. Anche quando pensiamo di essere stati bravi abbiamo comunque commesso qualche sbaglio. Il rischio più forte oggi, in questa corsa ad un tempo in cui dobbiamo sempre rimanere giovani e giovanili, è quello di approcciarci ai ragazzi alla pari o peggio tentare di diventare loro amici o complici, trasformandoci, al contrario, in modelli negativi. I genitori, gli educatori sono adulti che accompagnano, con lobbligo di esserci sempre facendo finta di non esserci. Soprattutto disposti a diventare anche impopolari se questo serve a guidarli verso comportamenti corretti verso la famiglia, la scuola e la società.

Nel tuo libro racconti il rapporto di Andrea con il fratello più piccolo David,” precisino” che fa tutti i compiti e quando studia “ deve sapere tutto anche le note “ e, a volte “rompe”. Il rapporto tra i due fratelli è solido e cresce con il tempo e le prove che la vita chiede di affrontare. Hai anche tu fratelli e sorelle ? Quali sono stati i tuoi rapporti con loro quando avevi l’età di Andrea?

Io ho solo un fratello e la differenza di età tra noi non ci ha permesso di giocare molto insieme. In compenso ho avuto intorno a me da bambina e poi da adolescente, gruppi di pari(cugini prima e compagni di classe dopo) con cui ho condiviso moltissime esperienze e che continuano a rappresentare nella mia vita punti di riferimento importanti. E anche vero che le amicizie cambiano con noi, ma le più importanti, quelle fatte a 13 anni, ci segnano profondamente nel bene e nel male. Non a caso sarà Marta a ricordare sempre ad Andrea se stesso bambino.

Con delicatezza in “Occhio a Marta” racconti l’innamoramento di Andrea per una coetanea. Andrea si sente goffo, diventa rosso, ammutolisce quando si trova di fronte la sua Lisa. Mi sembra che con il ritmo piano della tua scrittura voglia dire ai tuoi lettori adolescenti che devono darsi tempo,non avere fretta di crescere. E’ così ?

La storia di Andrea, non è fatta di eventi folgoranti, accidenti, o imprevisti che impongono una crisi nel protagonista. La sua età è la crisi della narrazione. Il protagonista ne viene fuori senza azioni particolari o grandi stravolgimenti, ma semplicemente vivendo la quotidianità. La sua sensibilità, il suo modo di interrogarsi sulle cose, la sua paura, il segno che resta dentro di lui delle cose che vede e che vive segnano la sua crescita, il suo cambiamento. In un tempo in cui la fretta di fare le cose fa perdere il gusto per le cose stesse, io vorrei richiamare solo lattenzione su questo meraviglioso quanto difficile tempo di crescere.

Nell’ultimo capitolo del tuo libro che intitoli “ In volo” Andrea dice “Io avrò mille cose da scoprire, nuovi posti da vedere nuovi amici. Di una cosa sono certo: se vorrò ricordarmi dei bambini e di come si può imparare l’amore , mi basterà stare con lei ( Marta) un’ora, parlare la sua lingua, guardare i suoi occhi, ascoltare i suoi silenzi e i suoi sorrisi.”

Non so se hai avuto modo Daniela di parlare con genitori di bambini e ragazzi “diversamente abili” che hanno letto il tuo libro. Io che ho vissuto nella scuola per 46 anni come insegnante, professore e preside, leggendo il tuo libro anche a nome di Manuel, Giada, Pierpaolo e i loro genitori ti dico grazie.

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