In difesa dei Tieffini e dei Passini

In difesa dei Tieffini e dei Passini

di Mavina Pietraforte

 

I Tieffini visti da vicino

Comincio con il difendere i tieffini.

Quelli che devono superare ben tre prove di selezione prima di accedere ad un corso di almeno 200 h con lavoro finale e discussione dell’elaborato che coniughi il tirocinio attivo con la teoria esaminata. Ciò che è più facile a dirsi che a farsi.

Non per questo voglio difenderli, o perlomeno non solo. Ma perché li ho visti, ascoltati, apprezzati di recente durante una sessione di esame per l’abilitazione in una Università statale della Lombardia, come rappresentante dell’Ufficio Scolastico Regionale.

Con loro ho apprezzato i loro docenti universitari, rigorosi e pieni di tematiche epistemologiche, pedagogiche che a sentirli, a me che da un po’ sto frequentando solo i corridoi burocratici, mi hanno rinfrescato e rincuorato l’animo.

Gli abilitanti, poi, mi hanno affascinato con la loro passione nei lavori di tirocinio svolti presso le scuole dove hanno portato la loro sapienza e non solo, hanno mostrato anche la strada per l’inclusivisità come pratica e non solo come enunciato, con le loro proposte di apprendimento tra pari, o di uso delle tecnologie strategicamente volte a coinvolgere anche gli alunni DVA.

Si trattava infatti di esami per l’abilitazione al sostegno. E scopri quello che non avresti immaginato: anche in scuole centrali di Milano, banchi isolati per gli alunni disabili, o l’allontanamento come pratiche diseducative.

O addirittura il precludere l’accesso alla documentazione della certificazione di questi alunni,   certo riservata ma ineludibile come conoscenza per chi deve educare e formare questi ragazzi “diversi”.

E questi tieffini a portare il loro tesoro, il loro coraggio, a coinvolgere le scuole, i docenti e i dirigenti scolastici.

E dove finiranno? Torneranno nelle scuole dove hanno portato un po’ di luce, dove hanno sperimentato sul campo la distanza tra la scuola agita e quella normata, causata forse da norme solo formalmente ugualitarie?

Non è il loro ingresso nel mondo della scuola come docenti di ruolo, a tempo interminato, un modo per garantire l’uguaglianza sostanziale dei docenti come lavoratori, come studiosi e come intellettuali della scuola e per i ragazzi come garanzia di educatori consapevoli in grado di accompagnarli in modo graduale e motivato al loro “progetto di vita”?

Perché non rientreranno nel piano di assunzioni del DDL ora all’esame del Senato?

Chi ha fatto la conta del fabbisogno e deciso che non servono alla scuola?

Ci sono dati statistici inoppugnabili   in merito per cui arrendersi e dover rinunciare ancora una volta, ad una occasione di “buona scuola”?

 

 

I passini

Laddove i tieffini possono anche non essere mai entrati a scuola con supplenze, (ma le esperienze sono molto variegate), i passini sicuramente sì.

E a questo hanno aggiunto anche loro una formazione universitaria. Meno selettiva, si dirà, dei tieffini con riguardo alle prove di ingresso, ma sempre un percorso universitario, quindi di ricerca e di studio nei massimi organi deputati nei paesi occidentali fin dall’Alto Medioevo, le Università.

In più, comunque, hanno avuto pregresse esperienze di insegnamento in presa diretta, per così dire. E la Scuola è maestra di vita, come la Storia.

Anche di questi, ne ho conosciuti alcuni, sconsolati e incerti sul loro futuro, mortificati da un’attesa senza fine, consapevoli che per tutti loro si potrà parlare solo di un concorso da bandire previo svuotamento delle GAE.

 

Un futuro vano concorso

Si tratta di una generazione incolpevole inghiottita in un buco nero da cui non vedono l’uscita.

Uno spiraglio di luce può essere solo il concorso ordinario?

Ordinario che vuol dire?

Piuttosto straordinario, direi, visto che dovrebbe selezionare gente già ampiamente selezionata.

Una procedura comparativa per selezionare in modo mirato persone che hanno competenze e capacità già testate non sarebbe la migliore soluzione?

Non si fa certo i puristi per la selezione dei dirigenti dell’Amministrazione centrale e periferica per cui a quanto pare la nomina con criteri personalistici sembra essere quella più efficace e spedita, caldeggiata anche se non amata.

Solo per i docenti parrebbe obbligatorio passare attraverso le forche caudine di un concorso che potrebbe rivelarsi un “bagno di sangue” come si è espressa di recente la ex Ministra Carrozza[1], parlando a proposito dei concorsi per ds svoltosi nelle varie Regioni.

Non sono certo contro i concorsi, io sono entrata per concorso nel ruolo di dirigente tecnico, (e anzi penso che per la dirigenza la via maestra sia solo il concorso), e del resto entrai per concorso anche nell’insegnamento, più di venti anni fa, ma allora non c’erano questi percorsi universitari e giacché ora ci sono, non si vede perché si debba vanamente creare un altro metodo per selezionare chi è stato già selezionato dalle Accademie.

 

[1]http://tv.ilfattoquotidiano.it/2015/05/06/scuola-lex-ministro-carrozza-a-settembre-sara-massacro-e-siamo-gia-in-ritardo/368942/

 

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