Quando il pregiudizio prende il sopravvento

QUANDO IL PREGIUDIZIO PRENDE IL SOPRAVVENTO

di Alessandro Basso

In tutti questi giorni di grande fermento attorno al ddl 2994, che si avvia alla discussione al Senato della Repubblica, in tutte le scuole sono regnate preoccupazioni e malcelati mal di pancia che, il più delle volte, sono sfociati in vero e proprio pregiudizio, una delle patologie che la scuola ha come compito fondamentale di distruggere.

  1. Il primo e il più significativo è senz’altro quello riferito al preside sceriffo-despota- tiranno, quasi che tutto il male si possa concentrare in un’unica categoria. E così il dirigente scolastico da dirigente di seconda fascia di nome e di fatto, con infinite e gravose responsabilità, stipendio inferiore, considerazione sociale omogenea a quella che è destinata a tutti gli operatori della scuola, all’improvviso è diventato un super potente. Non importa che i poteri di cui si parla, eventualmente, possano essere i medesimi dei colleghi dirigenti di qualsiasi altro settore pubblico o privato, comunque il DS preventivamente sembra non essere ritenuto in grado di poterlo fare o perlomeno che in questa categoria non si possa addivenire a tanto.

  2. Interrogativo frequente: se il preside è mediocre? Contro risposta: e se il docente è mediocre? E se l’assistente è mediocre? E se il collaboratore scolastico è mediocre? Non mi pare di aver letto in provvedimenti legislativi di qualsiasi settore che si possa tenere conto, in via previsionale, della eventuale mediocrità degli operatori, tanto più in un settore come quello della pubblica amministrazione, come più volte è stato argomentato, ove si accede per concorso. Questi concorsi riusciranno a sfornare qualche persona competente? Nel caso malaugurato ci fosse un preside mediocre, si dovrebbe usare lo stesso comportamento che si deve utilizzare nei confronti di un docente mediocre, né più né meno e con la stessa tempestività.

  3. E’ molto originale prendere atto che le lamentazioni quotidiane che si sentono all’interno della scuola e anche al di fuori, su come vanno le cose, soprattutto riguardo al reperimento del personale, all’improvviso sono diventate una sorta di “Eldorado” a cui tendere piuttosto che modificare lo status quo: piuttosto è meglio lasciare tutto così. Forse che l’equità a tutti i costi debba andare a svantaggio della qualità?

  4. Dal punto di vista statistico verrebbe da pensare che, come ci sono docenti meno preparati, parimenti ci possano essere anche dei presidi meno preparati. A meno che non si parta dall’assunto che la maggior parte dei docenti sono bravi (vero) e che la negatività sia tutta concentrata nel corpo dei dirigenti scolastici.

  5. A tutti i dirigenti sarà capitato, in questi giorni, di sentir rivolta la seguente frase: “preside non ce l’ho con lei, anzi se tutti fossero come lei il disegno di legge andrebbe bene”. In qualsiasi sistema si cercano di reperire dei criteri che possano avere valore generale e non certo particolare. Il ricorso ad un sistema mitico di eroi che non sbagliano mai, autorizzerebbe la comunità tutta a richiamare alla memoria la maestra del Libro Cuore che era bravissima, inserita all’interno di un mondo mitico, dove non c’è né errore né preoccupazione.

  6. Quali risposte fornire ai genitori che si lamentano quando cambia un insegnante, magari di sostegno, quali risposte fornire ai docenti preoccupati di sapere che nel proprio Istituto potrebbe arrivare l’anno successivo il tal docente o il tal supplente in corso d’anno? È semplice richiamarsi a principi generali e seguire il mito del preside despota, quando siamo i primi a recarci dal dirigente a chiedere di non chiamare quel supplente o di fare qualcosa perché non arrivi quel docente che potrebbe distruggere il lavoro di anni.

  7. In un Paese dove la corruzione ha regnato sovrana, è noto a tutti che la dirigenza scolastica è ben lontana da questi episodi, in quanto il nostro profilo non maneggia denaro pubblico, non gode di benefit, non vi sono auto aziendali, non vi sono cellulari, quando si ospita un relatore per un convegno è il dirigente che paga la cena. Rischi di guadagni personali e corruzione ce ne sono ben pochi, per questo motivo è stato necessario nel DDL aggiungere la previsione che i dirigenti non possano assumere i parenti, norma ampiamente consolidata in ordinamento, solo per tranquillizzare la platea che già prefigurava l’assunzione a scuola dell’intero albero genealogico del preside.

  8. Che dire, poi, di quelle aree del Paese dove è elevato il rischio malavita: in questi posti ovviamente il preside potenzialmente è ancora più colpevole, ancora più criminale, ancora più corrotto e allora ancora più pericoloso che possa avere dei nuovi poteri, perché anziché poter sperare di avere l’insegnante migliore per costruire una scuola migliore è meglio lasciare che le cose stiano come sono per evitare di cambiare.

  9. In questi giorni è circolata la “circolare delle circolari”, allora da più parti si sono levati gli scudi per colpevolizzare quel dirigente sul quale assolutamente non è opportuno dire nulla. L’interrogativo susseguente è stato : e se questa/o preside (perché ormai si parla solo di preside come sinonimo di dirigente) incompetente diventa super preside? Che cosa accadrà mai? Sorridendo, taluni dirigenti avranno pensato di estrarre dai propri cassetti qualche verbale dove è scappato qualche accento ( cosa che peraltro può capitare nella migliore famiglia). 

  10. Guai al preside che possa avere del denaro a disposizione del proprio istituto per poter elargire fondi a favore del merito, è preferibile scegliere la strada del passato, è meglio fare in modo che una funzione strumentale che lavora centinaia di ore in un anno continui a guadagnare 600 euro lordi: su questa strada si costruirà il futuro del Paese.

Ultimo. Siamo il paese dell’autonomia, della flessibilità, della diversificazione dichiarate. Non c’è persona di scuola che negli ultimi vent’anni non si sia intrattenuta in autorevoli discorsi con al centro la parola autonomia. Come mai nel nostro Paese, nella nostra scuola, l’autonomia è un baluardo così significativo ma nessuno la vuole realizzare? Quante volte nelle riunioni, nei collegi si è sentito dire “se questa è l’autonomia, cosa ce ne facciamo? Salvo poi rispedirla al mittente quando entra nella fase dispositiva.

Dalla riflessione su questi punti, una conclusione complessiva. In questa fase finale dell’anno scolastico non sta regnando un clima di dialogo proficuo e costruttivo, piuttosto serpeggia un dilagante pregiudizio: speriamo l’estate porti consiglio

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