Buona Scuola, e poi?

Buona Scuola, e poi? L’orizzonte di senso dell’autonomia    

di Piervincenzo Di Terlizzi

 

Come ha scritto qualche settimana fa su queste colonne Stefano Stefanel, il gallo ha cantato e sta, anzi, ancora cantando: il D.D.L. 2994 sta facendo il suo percorso ed ha causato le reazioni che Stefanel aveva previsto nel suo articolo ed altre ancora, tra le quali forse meno prevista è quella “stagione del pregiudizio”, come l’ha ottimamente definita qui Alessandro Basso, che riguarda soprattutto il ruolo del dirigente scolastico.

Siamo ai primi di giugno, il gallo finirà il suo canto nelle prossime settimane (come, presto si vedrà) e la vita della scuola continuerà, con meno visibilità mediatica di adesso, con parecchie cose su cui riflettere. Saranno di certo settimane e mesi di fibrillazione, in merito a varie questioni che il D.D.L. 2994 tocca: prima di tutto le complesse immissioni in ruolo, poi le modalità di costituzione del così detto organico dell’autonomia.

Con questo arriviamo a una parola che ogni tanto è stata ricordata in queste settimane e che costituisce, in qualche maniera, il termine, l’unità di misura, il convitato silente di tutti i discorsi che vengo fatti: l’autonomia scolastica, appunto, sulla quale qualche giorno fa è tornato sul “Corriere della sera” quello a cui in qualche modo, per ragioni storiche, essa è sempre associata, cioè l’ex ministro dell’istruzione Luigi Berlinguer.

Come noto, l’autonomia scolastica è cosa del 1999; tuttavia, chiunque prenda in mano il dettato essenziale del D.P.R. 275, non può fare a meno di constatare quanta strada ancora essa ha da compiere e quanto questa strada sia ancora così importante nel contesto storico nel quale siamo.

Poche domande in merito:

  1.  Il piano del offerta formativa è vissuto davvero come un documento che indica l’identità di una scuola in tutte le sue opzioni e diversificazioni, oppure è ancora da qualche parte sentito come una somma di progetti (come nelle descrizioni che ne fa nei suoi libri -ad esempio La scuola spiegata al mio cane e Togliamo il disturbo– Paola Mastrocola)?
  2. Le possibilità di autonomia organizzativa, funzionale, didattica e di ricerca, la costituzione delle reti di scuole, quanta difficoltà effettiva ancora trovano nel percorso di oggi per essere realizzate?
  3. Le relazioni con le complessità territoriali (di sfuggita qui accenniamo alla questione delle implicazioni sulla scuola della riscrittura del Titolo V della Costituzione, nella determinazione delle varie competenze tra Stato e Regioni) quanto sono effettivamente tenute attive e sistemiche da parte dei vari soggetti?

L’autonomia scolastica implica, come noto, un nuovo disegno dei ruoli dentro la vita della comunità scolastica, definendo le competenze “politiche” e quelle di governance. Va da sé che essa porta, quindi, la necessità di rivedere gli organi collegiali e di dare visione di sistematicità (qui sì) al ruolo del dirigente scolastico, da inquadrare con chiarezza nell’assetto della pubblica amministrazione (questione ancora aperta e connessa a sua volta con il percorso del D.D.L.1577). Va appena ricordato che una reale declinazione dell’autonomia conferisce piena ed efficace credibilità anche all’intero assetto del Sistema Nazionale di Valutazione, che mira non tanto al confezionamento di ipotetici rating (questa è, piuttosto, una comoda semplificazione da nostalgici delle pagelle ovunque) quanto, nell’arco del triennio, alla rendicontazione sociale, cioè, appunto, a mettere la scuola – la singola, concreta, pulsante e ben determinata scuola – in grado di dare risposte ed evidenze, orizzonti di senso, ai soggetti, interni ed esterni, che la vivono.

Le difficoltà di tessitura nelle relazioni sociali e istituzionali, proprie di questi tempi, stanno rendendo sempre più evidente l’importanza delle reti di prossimità, come declinazione dell’esercizio della cittadinanza, e dell’autonomia come attivazione inclusiva del senso civico: in questo lavoro di ricomposizione della società glocal, non è eludubile la scelta sul ruolo e la presenza, nelle sue articolazioni, di una scuola autonoma, cioè, prima di tutto, responsabile: il che vuol dire, etimogicamente, capace di risposte – di pensarle, e di formularle.

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