GLI ISPETTORI TECNICI: CRONACA DI UNA MORTE SEMIANNUNCIATA

GLI ISPETTORI TECNICI: CRONACA DI UNA MORTE SEMIANNUNCIATA

di Mario Maviglia
Coordinatore Regionale Ispettori Tecnici USR Lombardia

I recenti interventi dei colleghi e amici Mavina Pietraforte e Gabriele Boselli (il futuro e il passato della figura dell’ispettore, se mi è consentita una nota meramente anagrafica) mi hanno sollecitato a fare alcune riflessioni sul ruolo dell’ispettore scolastico oggi. Se dovessimo fare un bilancio di quel che è avvenuto nel corso di questi ultimi decenni riguardo questo ruolo il risultato sarebbe a dir poco catastrofico sotto vari profili. Innanzi tutto il numero complessivo di ispettori, alias dirigenti tecnici, oggi in servizio (ma anche di quelli giuridicamente previsti nelle piante organiche) si è ridotto a tal punto che richiamare la metafora della “riserva indiana” è fin troppo facile. Ancora qualche spending review e il problema sarà risolto alla radice con la scomparsa completa del ruolo.

Alcuni vuoti sono stati riempiti con le nomine ex art 19 comma 6 del D.Lgs 165/2001, una delle più grandi iatture giuridiche di questo Paese (e questo detto fuor di metafora). Prima o poi qualcuno dovrà spiegare quale possa essere la ragione di una nomina “politica” (perché di questo si tratta, inutile girarci intorno) per ricoprire un ruolo squisitamente tecnico. E’ come se in un’azienda pubblica che si occupa di costruzioni venisse scelto un ingegnere per la tessera politico-sindacale che ha in tasca piuttosto che per le competenze tecniche nel progettare ponti o edifici che non caschino giù alla minima scossa tellurica. Che poi possano esserci tra i “chiamati” dei cd comma 6 delle brave persone – e anche preparate – questo non cambia la sostanza del discorso. Credo che gran parte dei colleghi ispettori “di ruolo” non avrebbero mai avuto la possibilità di accedere a tale posto (il sottoscritto sicuramente non avrebbe avuto questa opportunità). La nomina “per chiamata” impatta, volente o nolente, fortemente su uno dei pilastri della nostra professione: ossia l’autonomia di giudizio e la libertà di pensiero. Solo un ispettore scevro da ogni forma di sudditanza anche solo latamente politica può esprimere le proprie competenze tecniche con la massima libertà di pensiero (e se questo non avviene è una sua personale responsabilità, non ascrivibile al “sistema”). Il meccanismo introdotto dal D.Lgs 165/2001 crea meccanismi perversi nell’utilizzo di questi professionisti con incarichi triennali, spesso più preoccupati di salvaguardare il rinnovo del proprio incarico che di svolgere in piena autonomia e serenità (serietà?) il proprio lavoro. Il “tengo famiglia” di italica memoria è inevitabilmente presente in situazioni connotate in questo modo.

Va detto, in verità, che anche prima di questa innovazione normativa la figura dell’ispettore nel sistema scolastico italiano è sempre stata alquanto evanescente nell’esplicazione di una progettualità autonoma. Da sempre dipendenti dagli organi della cosiddetta “amministrazione attiva”, gli ispettori non hanno mai potuto elaborare piani ispettivi o di assistenza/consulenza autonomi, in quanto non hanno mai goduto di una vera autonomia operativa (banalmente: chi paga le missioni? Gli uffici dell’amministrazione attiva, i quali possono bocciare le proposte per esigenze di bilancio). Sono passati molti anni da quando era stata avanzata la proposta di istituire un Corpo Ispettivo nazionale, dialogante ma autonomo rispetto all’amministrazione attiva, con un proprio budget di spesa e in grado di realizzare piani di valutazione o verifiche ispettive non legate solo alle cd “visite disposte”, ma autonomamente elaborate dal Corpo Ispettivo, pur nella necessaria sintonia e collaborazione con l’amministrazione attiva. Questo tipo di ispettore in Italia non c’è mai stato e mai ci sarà, per un motivo molto semplice: un corpo ispettivo autonomo, competente, preparato e presente sul territorio rischia di essere una spina nel fianco della stessa amministrazione attiva, in tutte le sue varie declinazioni, in quanto – sganciato da ogni logica clientelare o di appartenenza – l’ispettore non può che sottolineare le criticità e problematicità presenti nei diversi ambiti dell’esplicazione del servizio scolastico, oltre che ovviamente le eccellenze laddove presenti. In fondo, un corpo ispettivo innocuo, ed anzi addirittura scelto in modo discrezionale dalla stessa amministrazione attiva (almeno per la quota prevista dal D.Lgs 165) è funzionale allo status quo. Che poi sia anche funzionale alla qualità del servizio scolastico questo è tutto da dimostrare, ma non credo faccia parte dell’orizzonte di problemi oggi in agenda. Anzi, per alcuni versi la situazione è anche destinata a peggiorare: il ddl sulla “Buona Scuola”, in discussione al Senato, prevede all’art. 9, comma 16, che per l’avvio del processo di valutazione dei dirigenti scolastici verranno istituiti dei nuclei per la valutazione presieduti da un ispettore, ma considerato che gli ispettori in servizio sono in numero ridotto (come si è detto sopra), “possono essere attribuiti incarichi temporanei di livello dirigenziale non generale di durata non superiore a tre anni per le funzioni ispettive”. Ovviamente, una volta avviato questo ulteriore meccanismo di conferimento di incarico “per chiamata”, si troverà il modo – da qui a tre anni – di stabilizzare questo personale nella funzione ispettiva, bypassando la procedura concorsuale. D’altro canto qualcosa del genere è previsto dal cd Decreto Madia di riforma della P.A., dove si prevede la stabilizzazione dei contratti triennali conferiti ai dirigenti ex art. 19, comma 5bis e 6, del D.Lgs 165/2001, anche in questo caso bypassando la normale procedura concorsuale. Film già visti. Anche questo mio intervento non presenta particolari elementi di originalità. Cose sapute e risapute. Come direbbe Gaber, “La mia generazione ha perso”.

Un commento su “GLI ISPETTORI TECNICI: CRONACA DI UNA MORTE SEMIANNUNCIATA”