Amico tra i nemici Nemico tra gli amici

Amico tra i nemici Nemico tra gli amici

di Stefano Stefanel

​Ho la fortuna di essere accettato come “amico” in alcuni gruppi scolastici chiusi su Facebook. Per cui ricevo in diretta i pareri dall’ala sinistra-sinistra della scuola, quella che sostiene la LIP (Legge di Iniziativa Popolare), che insulta Renzi, che attacca i dirigenti scolastici sceriffi e corrotti prima ancora di cominciare a vederli all’opera, che sostiene di essere la parte buona della scuola che difende la Costituzione, la democrazia, l’uguaglianza, il futuro. Ma ricevo anche i pareri di molti miei colleghi, molto critici verso gli insegnanti e molto favorevoli verso le parti della riforma che aumentano il nostro potere, salvo poi lamentarsi che siamo poco considerati, che nessuno ci difende, che ci vogliono imporre il cambio di sede dopo sei anni, che non ci prendono nella dirigenza pubblica, che abbiamo solo obblighi senza aiuto, anche perché noi – dicono – siamo la parte buona della scuola.

​Il dato di partenza è che tutti pensano di essere la parte buona della scuola, ma nessuno sembra disponibile a farsi valutare per vedere se è vero. I dirigenti scolastici a parole vogliono farsi valutare (più che altro perché lo prevede la legge), ma poi cavillano su tutto, dai metodi agli uomini per passare ai soldi. Insomma nel generale imbroglio italico tutti hanno capito che quando si parla di valutazione è sufficiente mettere in dubbio il valore e l’onestà dei valutatori per bloccare qualsiasi cosa. Mi pare però strano che chi è chiamato a valutare si stupisca se 800.000 insegnanti sono diffidenti sui 5.000 dirigenti-valutatori, quando noi 5.000 sulla valutazione ci affidiamo ai nostri sindacati che cavillano sempre su tutto e che non permettono si faccia niente.

​L’altro dato interessante è che il fuoco amico di ANP su noi dirigenti sta avendo i suoi frutti. In una fase turbolenta della scuola e con l’opinione pubblica in attesa, abbastanza attonita per il compatto muro del mondo della scuola che il più potente sindacato dei dirigenti scolastici appoggi con forza governo e riforma ha fatto bene solo a Cobas, Unicobas, Scuola della Costituzione, ecc. ANP con la sua insistenza nell’appoggiare la riforma che ci vede protagonisti, cavillando sui sei (sacrosanti) anni di permanenza massima in una sede, sulla non compilazione della parte V del RAV (sai a chi frega!) ha cementato nel mondo scolastico l’idea che questa sia una riforma fatta solo per favorire la dirigenza. Organico dell’autonomia, alternanza scuola-lavoro, valutazioni sono passati in secondo piano facendo emergere sui siti degli insegnanti molto privi di dubbi e anche molto di sinistra la figura del dirigente-sceriffo-corrotto. Un vero “capolavoro” di autolesionismo, quando un sindacato di qualche migliaia di iscritti contribuisce a cementare in mezzo milione di persone sull’idea che gli unici avvantaggiati dalla riforma saremo noi.

​C’è poi la follia dei 100.000 assunti senza legge ma solo con uno stralcio: è la logica della LIP, una proposta di legge pericolosa e retrograda, che però interpreta bene l’idea generale degli insegnanti: lasciate tutto com’è e date più soldi alla scuola e a noi (tramite contratti nazionali che appiattiscano qualunque cosa). Rilevazioni Ocse, posizione internazionale dell’Italia nel sistema dell’istruzione, disoccupazione intellettuale giovanile, dispersione, basse competenze poco spendibili soprattutto nell’istruzione tecnica e professionale, bocciature della scuola democratica soprattutto di extracomunitari e soggetti disagiati sono cose che ai fautori della LIP non interessano. A loro interessa riportare in vita il vecchio modello di scuola (quello che l’Ocse a un certo punto ha rivelato essere il motore della catastrofe, soprattutto al Sud) e avere più soldi. Poi sono “fatti della scuola”. Tant’è che si chiede a Renzi di ritirare la legge e farne un’altra insieme alla scuola: cioè fare la LIP o niente. E’ incredibile la cortina fumogena che sindacati e forze politiche di opposizione sono riusciti a sollevare sul problema: senza un progetto e un’idea nuova di funzionalità quelle assunzioni sarebbero solo l’ennesima sanatoria per anzianità. E verrebbero fatte non sulle esigenze delle scuole, ma sui diritti dei soggetti, nati appunto dalla sola anzianità di servizio.

​Il mondo della scuola sottovaluta l’opinione pubblica e quello che pensa di noi. I cittadini sono a favore della riforma di Renzi, vogliono che gli insegnanti siano valutati, vogliono che i dirigenti possano decidere e rispondere di quello che hanno deciso, vogliono che ci sia un intervento economico del territorio sulle scuole, pensano che nella scuola ci siano troppi insegnanti ideologizzati, ritengono che il sistema così non vada. Se Renzi non approva la Riforma fa la fine di Bersani, distrutto politicamente dai tassisti, contrari alla sua sacrosanta legge, che però hanno dimostrato per primi che chi governa non regge la piazza. Se le proteste fermano Renzi questo ha finito la sua strada e il ritiro della legge significa la sua fine. Cosa che la sinistra-sinistra vuole per perdere come in passato contro la vera destra di Salvini-Berlusconi o contro Grillo, per poi poter tornare a fare i girotondi tanto belli quanto inutili.

​Ci sono nella legge in discussione molte falle e molti punti deboli e confusi: i sindacati e le associazioni avrebbero fatto bene ad entrare nel merito dei problemi, non a spalleggiare le forze politiche che, presentando 3.000 emendamenti, avevano come unico obiettivo non fare approvare un bel niente. Io non penso che questa legge risolverà problemi gravi della scuola come la sua rigidità, l’assenza di opzionalità, una valutazione abborracciata e punitiva, la prevalenza di conoscenze e abilità su competenze reali, ecc., ma penso sia molto meglio dello stagnare conservatore di oggi e infinitamente meglio del ritorno al passato con tanti soldi in più, ma nessun progetto innovativo, proposto dalla LIP.

​Mi pare che a questo punto serva solo voltare pagina e cominciare a ragionare in modo diverso. Ma credo non sarà possibile: tutti difendono se stessi e le proprie posizioni, non rendendosi conto che così le categorie si trasformano in corporazioni e le corporazioni si assomigliano tutte e vogliono solo due cose: che tutto rimanga immutato e che arrivino più soldi.

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