Senso dello Stato e Lanzichenecchi vari

Senso dello Stato e Lanzichenecchi vari

di Stefano Stefanel

La legge 107 del 13 luglio 2015 è entrata nel mondo della scuola italiana, attraverso qualche fiducia e molte polemiche, non più come spettro o prospettiva, ma come dato di fatto. Ora bisognerà vedere come il “bisonte” della burocrazia italiana supportata da norme pesanti e spesso vessatorie riuscirà a metterla in atto. Nel frattempo tutti quelli che hanno passato i mesi ad insultare parlamentari, ministro, dirigenti scolastici e governo adesso hanno spostato la loro attenzione sui referendum abrogativi, sui ricorsi e sui boicottaggi possibili, probabili o solo annunciati. Ovviamente siamo il paese delle trombe e delle campane e ognuno usa le sue. Esiste però una linea di demarcazione abbastanza netta tra chi vuol tutelare dei diritti e chi invece si richiama alla Costituzione al solo scopo di bocciare e far fallire tutto ciò che non gli piace.

Dato che non siamo tutti uguali mi permetto di dire che cosa farò (e cosa farei) io:

  • farò tutto quello che è nelle mie possibilità e in mio potere per far funzionare la legge 107/2015 e in piena lealtà collaborerò anche con la burocrazia statale e ministeriale (che se dipendesse da me proprio abolirei) perché parte di quello Stato di cui sono dirigente e dipendente;
  • qualora fosse stata approvata (o venga in un futuro approvata) la Legge di Iniziativa Popolare (LIP) avrei fatto tutto quello che è nelle mie possibilità e in mio potere per farla funzionare, pur considerandola una pessima legge capace solo di far regredire ancora il sistema scolastico italiano.

Non è il mio mondo quello delle minacce (i nomi dei senatori e dei deputati che hanno votato la fiducia alla legge esibiti come dei bersagli mediatici), degli insulti (presidi-sceriffi che assumono amanti, parenti, fidanzate, raccomandati), degli inviti a bloccare le scuole per far vedere che la legge non funziona (è facile bloccare tutto: in alcuni casi in passato lo sciopero di un solo collaboratore scolastico ha mandato a casa tutti gli alunni e i docenti di piccole scuole, che invece avrebbero voluto entrare), dei ricorsi, delle impugnazioni, del ritenere un grande successo il blocco di qualsiasi cambiamento, del caos, della mobilitazione continua. Io sono un dirigente di uno stato in difficoltà e farò di tutto per aiutare chi mi paga e chi mi fa lavorare ( i cittadini che mandano i loro figli nelle scuole che dirigo)

Chi in nome della Costituzione tradita insulta e minaccia farebbe bene a dimettersi e continuare la sua battaglia senza continuare ad essere dipendente di questo stato contrario alla sua idea di Costituzione. Che senso civico è quello del dipendente pubblico che invita a boicottare leggi emanate dallo stato? Questa storia che è il cittadino che decide quali leggi sono buone e quali cattive, a quali ubbidire e a quali no mi sembra un civismo da lanzichenecco. I fischietti usati per non far parlare sono il modo assolutistico usato da chi vuole essere sempre il migliore, non accetta che siano gli elettori a deciderlo, ma vuole deciderlo lui.

C’è una Corte Costituzionale che decide cosa è costituzionale o no. Un insegnante, un giurista, un sindacato, un cittadino non possono decidere da soli cosa è costituzionale o cosa no: tutti dobbiamo attendere l’eventuale verdetto della Corte costituzionale o applicare le leggi dello stato..

Se ci sarà il referendum vedremo come va: se la Corte Costituzionale lo ammetterà, se ci sarà il quorum, che tipo di maggioranza ci sarà, ecc. Poi faremo tutti quello che è stato deciso, senza i distinguo di coloro che scambiano il diritto per il “sacco di Roma”. Sarebbe stato utile quest’estate discutere sui risultati Invalsi e sui 100 e lode all’esame di maturità che contraddicono tutti i dati in nostro possesso (il numero maggiore di ottimi studenti stanno a Sud). Sarebbe stato utile intervenire su alcuni passaggi non chiari della legge. Sarebbe stato utile mettere in cantiere già a settembre della formazione su questa nuova scuola. Invece ognuno ha continuato ad andare per la sua strada tra lamentele, minacce, chiamate ai referendum.

Infine agli svariati critici della legge, non dal punto di vista della sua costituzionalità, ma dal punto di vista della sua elusività su quelli che sono i punti maggiormente critici del sistema scolastico italiano ricordo che la legge 107/2015 tocca cinque elementi cruciali e dirimenti del nostro sistema d’istruzione:

  • l’introduzione della mobilità dei docenti non per libera scelta basata sull’anzianità di sevizio degli stessi, ma per scelta progettuale delle scuole (se invece di sbraitare e minacciare si fosse chiarito dove vanno i soprannumerari forse era meglio: se qualche docente va in soprannumero magari lo potrei recuperare nell’ambito del progetto della scuola);
  • l’introduzione della valutazione dei docenti (vietata dal d.lgs 286/99 e posticipata sine die dal d.lgs 150/2009);
  • il raccordo stretto tra mondo del lavoro e scuole (finanziamento diretto e alternanza scuola-lavoro);
  • l’organico funzionale che permette un progetto e un Pof decisi da chi la scuola la vive;
  • l’eliminazione di quel mostro giuridico che sono le Graduatorie ad Esaurimento.

Ci sono cose buone e cose meno buone in questa legge e l’auspicio è che tutti coloro che lavorano nella scuola cerchino di farla funzionare al meglio. Anche perché quelli sopra citati sono cambiamenti strutturali che impongono impegno e collaborazione. Non sarà così: ma io penso che saremo in molti che ci metteremo al servizio delle scuole e non delle nostre ideologie.

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