“Qualcosa di buono” di George C. Wolf

“Qualcosa di buono” un film di George C. Wolf

di Mario Coviello

 

qualcosa_di_buonoEsce oggi in tutta Italia nelle sale un film da non perdere “ Qualcosa di buono” , di George C. Wolf, basato sul romanzo di Michelle Wildgen., che ha lo stesso titolo ed è pubblicato in Italia da Vallardi

Kate (Hilary Swank) è una pianista di musica classica , donna in carriera di successo, sposata e dai modi garbati, a cui è stata diagnostica la SLA (più nota con il nome di malattia di Lou Gehrig). Bec (Emmy Rossum) è un’estroversa studentessa universitaria e aspirante cantante rock che riesce a malapena a destreggiarsi in una vita estremamente caotica e confusionaria Eppure quando Bec decide di accettare la disperata proposta di lavoro come assistente di Kate, proprio quando il matrimonio di Kate con Evan (Josh Duhamel) comincia a entrare in crisi, le due donne si affidano a ciò che diventerà un legame non convenzionale, a volte conflittuale e ferocemente onesto. Senza una meta chiara nella vita, Bec è decisa a diventare l’ombra di Kate accompagnandola e traducendo per lei le situazioni più sconcertanti e goffamente comiche. Il risultato è un cameratismo ridotto all’ essenziale, fatto di sostentamento quotidiano e confessioni a notte fonda. Quando la meticolosa e ostinata Kate comincia a influire sulla confusa, spontanea e inafferrabile Bec e viceversa, entrambe le donne si trovano faccia a faccia con i rispettivi rimpianti, esplorando nuovi territori ed espandendo la propria idea su chi in realtà vogliono essere. Il film, che può essere considerato la versione femminile di “Quasi amici” (i protagonisti erano un nobile tetraplegico e il suo badante pregiudicato) parla di handicap, di amicizia, di destino attraverso un impianto a cavallo fra dramma e commedia con molti momenti di umorismo.

Come ha interpretato il suo ruolo? «Mi sono documentata scrupolosamente frequentando dei veri malati», racconta Hilary Swank, «mi sono fatta raccontare la loro vita quotidiana, ho esplorato i loro sentimenti. E’ stata una prova fisicamente ed emotivamente molto faticosa, ma sono felicissima di aver interpretato questo film che regala molte emozioni. Su di me ha avuto un effetto molto potente».Ho pensato che questa storia fosse un’ottima opportunità per raccontare il legame d’amicizia tra due donne che, nonostante siano antitetiche in tutto, si conoscono e riescono a volersi bene rispettandosi a vicenda”, Della stessa idea anche Emmy Rossum “E’ la storia di due donne completamente diverse che s’incontrano e, inaspettatamente, cambiano l’una la vita dell’altra. Con il tempo imparano a conoscersi e a rispettarsi e, soprattutto, capiscono che non c’è niente di sbagliato nell’essere diversi dagli altri”.

Kate è affetta da SLA e nel film assistiamo al progressivo e inesorabile degenerarsi di una vita fin lì normale. L’attenzione nei confronti della malattia si attiene al rispetto del dettaglio per conferire autenticità alla storia, ma, sia l’autrice del libro che il regista, hanno scelto di evitare ogni possibile scadimento della narrazione nel pietismo o nella temibile lacrima facile. E’ affidato al personaggio di Bec, la ribelle studentessa, un ruolo dissacrante: le sue parole sono un invito diretto, e a volte brutale, ad affrontare la malattia e a vivere fuori dagli schemi. Kate era una donna sicura di sé, bella e soddisfatta della sua vita agiata accanto a un marito innamorato; la malattia, però, con il suo orizzonte di sofferenza e di perdita progressiva di ciò che faticosamente ha costruito, la spingono a lasciarsi andare. Solo l’aiuto di Bec e del suo spirito goffo e irriverente modificheranno il modo in cui Kate guarda se stessa, sino a rimpiangere di non avere, in passato, preferito costruire il suo vero Io anziché aderire alle aspettative di altri .Kate e Bec nel film dimostrano che la vita ci pone di fronte a sfide insormontabili, al dolore più lacerante, ma l’amicizia dona la possibilità insostituibile di poter contare su qualcuno. Non sarà la cura miracolosa ai piccoli grandi drammi che ci colpiscono, ma sì un rifugio accogliente in cui poter ancora coltivare la speranza. Abbiamo sempre pensato che le amiche vere fossero tali in virtù della somiglianza, ignorando che le differenze ci rendono complementari, e possono essere un’opportunità di crescita. Proprio come è stato per Kate e Bec.Questo film approfondisce il tema della malattia, delle scelte e delle relazioni: una malattia degenerativa, contro cui non si può combattere e non si può vincere, getta un’ombra d’impotenza e di angoscia disarmante in tutti coloro che hanno a che farci. In un certo senso mi ricorda Still Alice,che vi ho consigliato in una mia precedente recensione, in cui si parla di una donna brillante, giovane e forte che si vede lentamente divorare la mente dall’Alzheimer pur continuando a lottare, pur sapendo che non ci sono speranze. Hilary Swank, riuscirà con questo film a conquistare premi e pubblico come ha fatto nelle precedenti interpretazione in  “Boys don’t cry” e “Million Dollar Baby”?

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